Godete! è pure in ebook!

Da oggi, tutte voi ragazze che volete leggere indisturbate un libro con la copertina rosa e il titolo audace, tutti voi maschi che – chissà perché – vi faceva strano andare in giro con un libro rosa dal titolo audace, per tutt@ quell@ che: oh no, la carta, no – ecco, siate felici. Da oggi Godete! è in ebook al prezzo di 0,99. Comprate, regalate e fate girare!

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Tenersi i peli è un gesto sovversivo (oltre che molto sexy). Gioia 05/12

A nessuna di noi capita di alzare il braccio per salutare qualcuno ed essere fotografata con le ascelle pelose (Julia Roberts) né tantomeno di essere zommata da un fotografo sulle parte intime non rasate (Beyoncé). Al massimo mettiamo su le mani per passare sotto al metal detector dell’aeroporto o ballare in discoteca. Di fronte a un pubblico ristretto. Ed è una gran fortuna. Perché se fate parte di quella schiera sempre più esigua di donne che non hanno vergogna né paura di mostrare i loro peli o anche solo siete centriste della depilazione e dite no all’estremo di farsi glabre come a quello di essere irsute secondo Madre Natura, sapete quante discussioni servono per giustificare financo la scelta ormai non convenzionale di tenersi qualche pelo. Le star di cui sopra, invece, per essersi mostrate non perfettamente epilate sono state ridicolizzate e maltrattate, additate ad esempio di  trascuratezza e sporcizia, nel caso migliore si è data la chance di considerarle un po’ hippy. Se vi sembra un’esagerazione sappiate che riferiamo di dibattiti avvenuti sulle pagine di quotidiani perché se dovessimo tener conto dei forum, si arriva al razzismo e all’insulto. La vista del pelo procura reazioni veementi come se, anzi peggio che, ci si mostrasse nude. Era il 1995 quando la bella attrice Greta Scacchi finì sulla copertina di People in costume da bagno e ascelle pelose con la domanda: vi eccita? (La sua collega Barbara Windsor rispose: roba orribile che piace solo agli italiani). Oggi, l’interrogativo non sarebbe così gentile. Un paio di anni fa Mo’nique, attrice di Precious, dopo essersi presentata all’Oscar con le gambe nature dovette diramare un comunicato per precisare che la sua era una scelta estetica e etica condivisa con il marito (e non una mancanza di rispetto verso il prossimo). Amanda Palmer, del duo punk cabaret Dresden Dolls, che al Golden Globe esibì un’ascella eretica, ne scrisse un altro per dire che lei e Mo’nique sono simboli contro una moda impositiva. Aggiunse che molte donne la invidiano per la sua avversione al rasoio ma non la imitano mancando loro il coraggio di sostenere lo sguardo giudicante dei maschi e soprattutto di altre femmine. Poche settimane fa, sul Guardian, la giornalista Emer O’Tolle ha testimoniato quanto senso dell’umorismo e nervi saldi servono per stare 18 mesi coltivando il proprio crine e affrontare i commenti allibiti e disperati di amici, parenti e sconosciuti. Insomma tenersi i peli, anche pochi, laddove crescono, è diventato un gesto di resistenza, un atto sovversivo, l’ingresso spesso inconsapevole nell’agone del feticismo già che mostrare tutto è la regola, nascondere qualcosa è ai limiti della perversione. Le nuove generazioni estirpano peli fin dalla prima pubertà ma essendo ormai tutte transage, ovvero praticando usi e consumi trasversale all’età, la moda di rasare il pratino, radere le ascelle, essere liscia dappertutto come una infante pur avendo passato gli anta, ha ormai conquistato un numero sempre maggiore di donne. Che questa faccenda del vello sia una questione su cui una ragazza deve prendere posizione lo ha capito anche mia figlia (sei anni) giacché insieme alla domanda “perché cresce il pelo?” quest’anno ne ha aggiunto un’altra: “Perché poi si toglie?” Lo ha visto in televisione, lo ha notato per strada, ma deve averne discusso pure alla scuola materna con le sue amichette già che, ha appurato,  pure le winx non hanno traccia di pelo e questa, mi ha detto,  è la prova che sono bambole insieme a quella che sono troppo magre per essere vere (anche nella fantasia).

 

Quello che le donne fantasticano (e non dicono). Gioia 05/2012

Quali sono le fantasie sessuali delle donne emancipate e  libere? Come immaginiamo di fare l’amore c’entra con quanto siamo ricche, belle, religiose, potenti oppure siamo accomunate da uguali desideri? E soprattutto con chi condividiamo questi sogni? C’è una reticenza femminile (quasi) totale a raccontare persino al partner il sesso che vorremmo fare, ma preparatevi ad un’estate in cui tutto quello che avete tenuto dentro la testa, in segreto, come se qualcuno potesse leggere i pensieri, sarà raccontato in libri, film, quotidiani  e trasmissioni televisive. Non ci sarà tregua, soprattutto sulla spiaggia. Sotto l’ombrellone la proposta editoriale dominante è Cinquanta sfumature di Grigio (Mondadori, titolo originale Fifty Shades of Grey) romanzo in tre volumi sulla storia di amore e sesso sadomaso tra Christian Grey, manager potente, bello, e ricco che sottomette (in senso tecnico, con frustini, mascherine e tutto il resto) una giovanissima, arrendevole e vergine studentessa di nome Anastasia (in libreria l’8 giugno, seguiranno i due successivi volumi nel giro di qualche settimana). Intanto in Francia fa discutere il film Elles che racconta il reportage di una giornalista (Juliette Binoche) sul mondo della prostituzione delle universitarie. Il film mette di fronte due generazioni di donne che hanno conquistato potere, autonomia, denaro e libertà per vie diverse: il confronto duro, complesso e senza pregiudizi, conduce le donne ad una imprevista complicità che svelerà a tutte quanto, tramite la sessualità, sono imbrigliate in un sistema maschile e borghese. In Italia, invece, un gruppo di giornaliste, scrittrice e registe costruisce il primo numero di Dita, rivista erotica, prima e unica nel suo genere, che sarà diretta da Melissa P., icona della libera scelta in fatto di sesso e di vita. Le chiedo se ci sveleranno le fantasie finora segrete delle altre, ma lei  sorride: “Ci interessa soprattutto raccontare la sessualità reale di uomini e donne. Useremo un linguaggio diretto, immagini esplicite, arte e molto sentimento”. Ce ne riveli una sua allora! Stavolta ride forte: “Non ne ho nessuna. Vivo il sesso in modo semplice, diretto, quasi primitivo, con tutto il mio corpo e non con  la mente”.

Negli Stati Uniti, le milioni di lettrici di Fifty Shades of Grey hanno fatto ipotizzare al Newsweek diretto Tina Brown  che alla donne di potere piace essere dominate a letto. Costrette in ruoli fino ad oggi maschili, stressate dalla competitività, le manager si rilassano nel sesso con giochi di ruolo dove l’uomo non deve chiedere il permesso. E il discorso fila già che solo qualche settimana prima, sulla copertina del Time stavolta, Liz Mundy (la biografa di Michelle Obama) autrice di The Richer Sex, aveva spiegato che 40 ragazze su cento guadagnano più del proprio marito ma entro il 2030 ci sarà il sorpasso e il capofamiglia diventerà femmina. Da noi, in Italia, invece che succede? Il tasso di occupazione femminile è del 46,7% è tra i più bassi d’Europa, ci servono  le quote rosa per schiodare i maschi dai consigli di amministrazione, solo il 9 per cento delle signore ha in tasca più denaro del compagno. Seguendo la logica americana dovremmo almeno comandare a letto. Ma davvero la conseguenza è così lineare? Secondo Erika Lust, la regista svedese di film per adulti che vive e lavora a Barcellona, non lo è affatto: “Forse una casalinga non può sognare di essere dominata? Perché sul sesso la facciamo sempre così complicata, ma poi le donne vengono semplificate a un’unica dimensione?” Vincitrice per la terza volta del Feminist Porn Awards per il miglior film, con il suo Cabaret Desire, Lust ha girato quattro storie che raccontano una valanga di fantasie eccitanti ma solari e divertenti, tipo ricevere un muscoloso biondo per regalo di compleanno, un amante superdevoto, due fidanzati di sesso diverso. Il suo stile si colloca dalla parte opposta di Fifty Shades of Grey ma il successo del porno romanzo che considera “una delle versioni erotiche di Cindarella”, la entusiama “come ogni libro, film o opera d’arte che ci fa discutere pubblicamente di sessualità. Abbiamo una gran bisogno di raccontare fantasie e desideri per costruire un immaginario collettivo in cui riconoscerci. Ricordandoci che la leggerezza ci fa bene. Sarà che, come la maggior parte di noi, tra lavoro e figli, ho sempre meno tempo a disposizione per farlo,  ma penso il sesso debba essere lieve, divertente e gioiso”. A questa formula la scrittrice Carolina Cutolo, aggiunge l’ironia. L’autrice del fortunato Pornoromantica (Fazi), ritorna in libreria con Romanticidio (Fandango), storia una spiantata ma sessualmente dominante barwoman che cade però ai piedi dell’amore. Dice Cutolo: “Preferisco essere come la mia Marzia, ragazza curiosa che vuole essere presa di sorpresa, a cui piacciono interlocutori erotici all’altezza della sua presenza di spirito, che la invitino a esplorare nuovi modi di giocare, tra i quali ci potrà anche essere la sottomissione, che in teoria è così lontana dalla sua natura. Mettersi a nudo nelle emozioni e lasciarsi andare al desiderio è sempre necessario per godere. Me lo auguro per ognuna di noi, ma non sempre e non solo con un uomo”. L’ipotesi della bisessualità anche occasionale avanzata da Carolina Cutolo è suffragata dai fatti di Tenera Valse, prostituta e scrittrice (Portami tante rose, Cooper, il prossimo sarà Anatomia di una ragazza Zoo) che però, crede nella tesi del Newsweek. Ex professoressa liceale, oggi Valse è tra le portavoci del movimento di legalizzazione delle sex worker (ci sono dentro la Cgil e pure i clienti). A noi racconta: “Vivo una storia personale con una donna ricca e potente dove sono dominante, un ruolo per me inedito. Non è la prima né la  sola. Questo non vuol dire che ogni manager sogna di essere sottomessa, ma è un dato di fatto che le rappresentazioni del sesso, nei romanzi come nelle stanze da letto, vanno tutte nella direzione dello scioglimento dei nodi  di potere che ci vincolano fin dalla nascita, con l’educazione, la scuola, la religione, il matrimonio”. Ma non sarà che ci cuciamo da sole addosso un nuovo stereotipo? Ora che avanziamo sulla scena pubblica, ci autoinfliggiamo la punizione salvifica? Ancora Valse: “Noi siamo già stereotipi perché costruite con l’immagine che gli altri, hanno di noi: moglie, madre, amante, amica. Nelle fantasie c’è una via di fuga. Per questo è così difficile tirarle fuori”. Però se siamo tante a farlo, diventa più semplice. Magari usando levità, sdrammatizzando con qualche risata. Daniela Grandi, autrice de il Club dei pettegolezzi (NewtonCompton), in libreria dal 17 maggio con “Cose da salvare prima di innamorarsi” (per la stessa casa editrice) ci anticipa che le sue sei protagoniste (ispirate a persone reali) e impegnate nei mestieri più strani, hanno  un gran daffare sulle  fantasie: “La più scatenata è Sole. Non è una manager ma sogna di essere la sottomessa Maggie Gyllenhaal in Secretary, immagina di essere bloccata da più persone femmine comprese o di essere una professoressa colta e stimata che in gita scolastica ne subisce di tutti i colori. Laura che vive in campagna, lavoratrice automa, senza capi né dipendenti, non ha fantasie forse a causa della pace bucolica. Amanda che in ufficio è l’ultima ruota del carro aspira a dominare ed è convinta che le fantasie aumentino man mano che il senso di colpa sul sesso inculcate fin da piccolissime svanisce. Da vent’anni però aspetta questo magico momento”. Anche in Sesso e volentieri (Morellini) di Bea Buozzi, si narrano imprese erotiche estreme. Come le avventure di Foemina Pantera che ogni mercoledì, aspetta il suo sconosciuto amante bendata e vestita solo con calze e decollete. Buozzi è sostenitrice del potere curativo della fantasia: “Non vi è mai capitato  anche all’interno di un rapporto di coppia consolidato di aggiungere nuovi personaggi? E’ un ottimo gioco. E scatenatevi pure sui luoghi dove farlo. Prendendo spunto ad esempio da Don Giovanni, un mio contatto di Facebook, che nel lungo elenco dei posti strani di dove l’ha fatto c’è anche il Palco della  Scala”. Bene amiche, adesso ne sapete molto. L’estate sta arrivando, avete in mano i titolo dei libri per annoiarvi e trarre spunti creativi. Andate, partite e divertitevi. Moltissimo. E in  vista di un autunno caldo non dimenticate di rinnovare l’abbonamento per l’opera.