GIOIA/PERSONE

Sandra Lonardo Mastella

Sandra Lonardo Mastella, Presidente del Consiglio Regionale della Campania non vuole parlare delle sue prigioni, quei 13 giorni di arresti domiciliari disposti dal giudice in gennaio per il reato di tentata concussione. “Guardo al futuro”, dice. La incontro nel salotto di una sua amica nel quartiere Parioli, Roma nord. Ha l’’aria mesta e l’emicrania: “Ho dormito poco”. Va in bagno e si rinfresca. Torna come nuova. Guarda la mia borsa fatta con le linguine delle lattine, le piace, mi chiede quanto costa, glielo dico. “Ho una passione per le borse. Ne compro tante e non ne butto mai via una. Un giorno farò un mobile e le metterò in esposizione per raccontare la storia del costume degli ultimi trent’anni. Però la sua borsa è estrosa, per me non va bene. Io sono nata classica.

In che senso? Mi piacciono le cose tradizionali.

Signora Lonardo… “Aspetti. Prima di cominciare voglio mostrarle questi fogli. C’è il bilancio di due anni di lavoro al Consiglio Regionale. E’ stata approvata la legge sugli appalti pubblici che era attesa da 22 anni e il piano regionale ospedaliero, sono stata riconfermata a metà mandato anche con i voti di parte dell’opposizione e le sedute iniziano puntuali”.

Fa rigare dritto il Consiglio. A casa mia dicono che sono una donna di comando. Qualcuno mi chiama maestrina. Sono competente e se ho un problema politico non mi consulto con Clemente. Faccio da sola.

Si ispira a un modello per il suo ruolo di governo? Mi ispiro a me stessa.

Della sua attività politica si parla poco sui giornali. Preferiscono parlare di Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella. Ci sono molte “mogli di” sulla scena politica, ma i giornalisti si appassionano solo a me.

Lei dà materiale in abbondanza. In ogni caso, non è una diminuzione essere “moglie di”. Hillary Clinton l’ha dimostrato.  Gran donna, eccezionale. Ci ha sdognate tutte, tutte noi “mogli di”, intendo dire. Le donne sanno fare meglio degli uomini, ne sono convinta.

Senza distinzione politica. Senza.

Lei ha una fissazione di “Punti di ascolto”, stanno dappertutto nella Regione. E’ famoso il ricevimento in casa Mastella per sapere di che cosa “ha bisogno la gente”. Non è che a sentire il particolare, si perde di vista l’interesse generale? “Ma quali ricevimenti! Quando siamo a casa, chiunque citofona può entrare e parlare con me e Clemente. Lo scandalo non siamo noi, ma quei signori che fanno i ministri da vent’anni e non hanno mai fatto vedere al popolo com’è casa loro.  E poi, non  si può governare bene se non si ascolta.

Lei ha iniziato la carriera politica ufficiale a cinquant’anni. Faccio politica da sempre, dentro casa mia. In famiglia ho imparato a gestire le relazioni e le differenze, a mettere d’accordo.

Come ci si sente ad essere l’emblema della Casta? (La signora che fino a quel momento era seduta quieta in un angolo del divano fa un balzo in avanti, fisicamente, come fosse un tigre, mi guarda dritto negli occhi, poi si placa). Per favore, non usi quel termine, la prego, non con noi.

Ci sono inchieste… Sono onesta, mai fatto brogli, mai rubato.

Mai usato soldi pubblici per fini privati? Mai. C’è un disegno per colpirci. Non so chi lo gestisce né qual è l’obiettivo, forse impedire la nascita del Grande Centro.

Lei usa spesso toni apocalittici: “perseguitata per i valori cristiani”, “travolta dallo tsunami mediatico”, ora un oscuro disegno. Non le pare di esagerare? Nello tsunami sono morte 200 mila persone… No, non esagero, insieme a noi sono state messe in mezzo tantissime altre persone.

Si sente circondata? Sospetta nuovi attacchi? Ho gli stessi applausi di sempre dovunque vada.

Suo marito per questo turno elettorale ha fatto un passo indietro. Nel futuro sentiremo parlare più di Sandra Lonardo o di Clemente Mastella? Alle prossime elezioni regionali o alle europee, io sarò candidata.

Quindi è sicura che il suo caso sarà chiuso? Sono serena. Il mondo politico e giudiziario devono affrontare insieme il problema dei confini tra trattativa politica e gestione politica.

Quali sono i confini, secondo lei? Un litigio sulle nomine non è concussione. E poi se si litiga per un posto vuol dire che i più grandi hanno già incassato tutto. Era molto meglio quando si usava il metodo Cancelli, a ciascuno quel che spetta.

Ma le competenze devono farsi per competenza. Chiunque fa le nomine, dalla Presidenza del Consiglio in giù, usa criteri politici. Do per scontato che i possibili nominati sono tutti competenti.

Ha avuto offerte di pubblicazione per il diario che sta scrivendo? No.

Bugia. Se pubblico un libro sarà per raccontare la mia vita, se dovesse fare tremare qualcuno lo farò postumo.

Tornando indietro? Rilascerei meno interviste.

E quella telefonata la rifarebbe? Si, di sicuro.

[Pubblicato su Gioia, 03/2008]

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