GIOIA/PERSONE

Domenico Procacci

Domenico Procacci ha solo 48 anni e regna su Fandango, impresa culturale indipendente nata per produrre cinema e diventata in vent’anni distribuzione, casa editrice, etichetta discografica, radio e tv sul web. Procacci ha cinquanta collaboratori che gli sono devoti. Lui ricambia, segue tutti con occhio amorevole, delegando senza perdere il controllo. In Fandango non c’è direttore generale né capo del personale, nessuno ricorda una scenata del Re, meno che mai un litigio. Quando non ritira premi vestendo abiti eleganti, Procacci indossa jeans, camicie bianche e stivali texani, e sta al chiodo in ufficio. Adesso ha tagliato i capelli, sono corti, brizzolati ed è molto più carino. Deve in gran parte la fama di seduttore alla capacità non comune di guardare dritto negli occhi, sfoderando sorrisi ben piazzati. Non è sposato né ha figli e, a parte una passata relazione con Francesca Neri, non sono noti i nomi di sue fidanzate. Fa vita mondana, non beve, non fuma, non prende caffè, ogni tanto fa “un tiro di canna ma non so neanche preparale”. Lo incontro di sabato pomeriggio, indossa una camicia nera senza colletto, un santone più che un cowboy. Non vuole dire nulla sulla Festa del Cinema di Roma ed è concentrato su Gomorra, il film più discusso dell’anno, tratto dal libro di Roberto Saviano (Mondadori) per la regia di Matteo Garrone.

Con Gomorra quale immagine dell’Italia portiamo a Cannes? Non siamo solo il Belpaese delle colline toscane. E’ giusto raccontare anche quello che non ci piace, altrimenti saremmo omertosi.

Il film prende posizione. “Gomorra” si schiera con la realtà. E’ girato nei luoghi raccontati da Saviano, usiamo la lingua che lì si parla, le canzoni che ascoltano, alcuni attori sono ragazzi del posto.

Arriverà per la prima volta agli Oscar? (sobbalza e sorride, forse è un tabù, forse scaramanzia). Intanto siamo a Cannes ed è un gran risultato. C’è interesse dappertutto per il film, speriamo di avere un pubblico internazionale.

Si considera un uomo di talento? Il produttore non ha un talento, io lavoro con quello degli altri, creo il miglior contesto per tirarlo fuori, gli dedico curiosità e interesse.

Come trova il talento altrui? Or ami non riesco ad incontrare personalmente chi propone un progetto, dunque mi fido del mio gruppo. Mi dispiace, ma è così. Succede pure a me. Se voglio sentire Gabriele Muccino, sono io a dover parlare con i suoi collaboratori! Però presto faremo di nuovo un film insieme.

Come funziona il sistema Fandango? Facciamo solo progetti che ci piacciono, le nostre attività sono in collegamento. Ascanio Celestini ha fatto con noi un documentario e un disco. Davide Enia ha pubblicato un libro e ora lavoriamo per un film. Gianluigi Toccafondo, l’artista che ha creato l’immagine di Fandango, è stato aiuto regista di Garrone sul set di Gomorra.

Ad eccezione di un documentario, tra i suoi registi non c’è una donna. E’ un caso, non c’è misoginia. In Fandango ci sono soprattutto donne, noi maschi siamo una quota. Però, adesso rimediamo. Sto lavorando con Francesca Comencini ad un nuovo film.

Lei è nato a Bari. Ho avuto un’infanzia felice, mio padre aveva un’impresa di costruzioni, mia madre si occupava di noi. Ho un fratello e una sorella che non lavorano nel cinema. Ho anche nipoti, ma sono uno zio assente e distratto che si ricorda ogni tanto di portare un regalo.

A quindici anni si innamora di On the road di Kerouac… E  a vent’anni lascio Bari per Roma.

Come diventa produttore? Studiavo cinema alla scuola di Renzo Rossellini, mi interessavo di sceneggiatura e regia. Alla fine del corso, mettemmo su una cooperativa per girare il Grande Blek di Giuseppe Piccioni, con il finanziamento pubblico. Nella divisione dei compiti, io mi occupai di soldi e rapporti con le banche. Mi venne bene e ho continuato.

Il suo primo amore è stata la regia. Potrebbe provarci? Forse, chissà… no, anzi no. Dovrei dedicare almeno un anno ad un unico progetto, e io non riesco a fare una sola cosa per volta.

Un impegno nei prossimi 5 anni? Uno solo?

Scelga. Fare il terzo film con Ligabue.

È un uomo molto occupato. Trova il tempo per divertirsi? Sono sempre stato concentrato sul lavoro. Credo di aver aperto Fandango Australia solo perché volevo vedere quel paese e mi serviva una scusa buona. Solo adesso sto imparando a fare pausa e quest’estate vorrei viaggiare per piacere.

Dieci minuti dopo, dal finestrino, avvisto Domenico Procacci, cavalcioni su un sedile di pietra. Ha in mano una granita, di fronte una leggiadra ragazza che porta pantaloni bianchi, canotta verde e i capelli a coda di cavallo. Lui ride, lei pure. Per divertirsi non ha bisogno di aspettare l’estate.

[Pubblicato su Gioia, 05/2008]

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