GIOIA/PERSONE

Luca Barbareschi

L’onorevole Luca Barbareschi si alza alle sei del mattino e alle nove è già in Aula, gli piace l’emiciclo quando “è ancora vuoto, leggo i giornali e uso il computer”. Mi mostra orgoglioso la lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano che lo ringrazia per un libro ricevuto. Barbareschi l’ha incorniciata. Forse la metterà nel suo ufficio da deputato, palcoscenico del personaggio morigerato e borghese che intende interpretare. I capelli brizzolati, qualche chilo in più e i formali abiti scuri si addicono alla parte ma, nel corso dell’intervista, l’uomo provocatore che conosciamo si affaccia prepotente.

Nato in Uruguay, formazione artistica in America, attore, produttore, presentatore televisivo e imprenditore, il regista de Il Trasformista, film sui politici voltagabbana,  ha la speciale capacità di prendere posizioni antipatiche. Polemizza di continuo contro il monopolio culturale della sinistra anche se, negli anni Ottanta, era socialista; di recente ha dichiarato il suo sì alle adozioni per le coppie gay, ma subito dopo ha smentito. Barbareschi, fama di seduttore e bisessuale confesso, ha al suo attivo un matrimonio, tre figlie, una lunga e tormentata storia con Lucrezia Lante delle Rovere, non ha mai avuto alcuna reticenza a mostrare se stesso: dal corpo nudo sulla scena teatrale de Il Gattopardo alla confessione della violenza sessuale subita da un prete. Adesso però che la sua avventura è politica, “arte della mistificazione”, Barbareschi vuole imparare ad essere diplomatico, ha creato un blog per “evitare la strumentalizzazione” delle sue parole e si allena a diventare onorevole. La parte è nuova, Barbareschi ha da studiare, però ci prova.

Come si trova un attore in Parlamento? Molto bene. Volevo esserci da tempo. Il mio bisnonno è stato deputato per due legislature. La mia nonna, una delle prime donne italiane laureate in economia, mi ha insegnato la centralità della politica nella vita. Sono appassionato.

La sua arte le è utile nel nuovo ruolo? Applico la legge aurea del teatro di essere privato nella vita e pubblico sul palcoscenico. Mi sono chiesto: come faccio a prestarmi se la mia linfa personale è la verità e la politica l’arte della menzogna? Ispirandomi al Gattopardo, attingo a quello in cui credo, poi mi arrabbio e non lo dico, pagando cara la mia coerenza.

Ottima perfomance. Da quando è così sobrio? Ho accettato di seguire le regole del gioco. O sei il giullare o sei Re Lear. Provocherò solo culturalmente.

Lei ha fatto un film sui trasformisti della politica. Quanti ce ne sono in Parlamento. Tanti, nell’Italia dei Valori e nell’Udc, non dalla mia parte. Nei giorni scorsi sono stato ripreso da Rosi Bindi per aver denunciato che l’opposizione strumentale del partito di Di Pietro è costata tre settimane di lavoro inutili in Aula, un vero spreco.

Polemica alla moda, è molto Anti Casta. La Casta, inteso come il libro di Sergio Rizzo e di Giannantonio Stella, è stata un ottima idea per vendere, ma solo i giornali qualunquisti possono perdere tempo dietro agli stipendi dei deputati. Io, comunque, vado al lavoro in bicicletta. E la vera Casta sono i giornalisti.

Quali? Quelli che erano terroristi, poi si sono fidanzati con le signorine della Milano bene e hanno stipendi milionari.

Mi dica i nomi. Non ci casco.

Si può dire tutta la verità? La verità ha un senso se utilizzata per un fine. A gridare che il Re è nudo lascio Beppe Grillo. Quando giochi con il monologo ai confini della politica, rischi di diventare un predicatore. Se l’aspirazione è essere Savanarola, liberi di farlo e di andare al rogo, ed è quello che suggerisco a Beppe Grillo.

Le piace la nomina di Gianluigi Rondi, 87 anni, a Presidente della Festa per il Cinema? Gli sono debitore. Nel 1983, era presidente del Festival di Venezia e volle Summertime che avevo scritto, prodotto e interpretato per la regia di Massimo Mazzucco. Era la storia di un ragazzo che si innamora di una trans. Il film vinse. Dunque, nulla di personale…

Però? Bisogna decidere se innovare o restaurare. La politica deve gestire il progetto culturale non le nomine, ma posso dirle che il ministro della cultura Sandro Bondi ci sorprenderà

Il placido Bondi? Si. Gli ho parlato. Io intanto mi batterò per unire la Festa del Cinema ai David ed eliminare il red carpet a pagamento.

Lo diceva Gianni Alemanno in campagna elettorale. Certo, è quello che ho proposto io. Ho fatto la campagna come assessore incaricato della Cultura a Roma

Già. Lei doveva diventare molte cose, ministro, assessore, ma non se n’è fatto niente. Adesso sta alla Commissione Trasporti e Comunicazione. Il centrodestra non si fida? Forse hanno un po’ di paura, vogliono mettermi alla prova. Non credo da parte di Gianfranco Fini, ci conosciamo da tempo e c’è stima reciproca.

Allora chi non la vuole? Forse gli altri, gli alleati, la Lega.

Ha dichiarato di odiare la morale cattocomunista. E’ un innesto tra due cose che si annientano e danno il peggio.

Con Berlusconi che morale è? Il Premier dice di avere una comune visione con il Papa, anzi il Santo Padre, come lei lo chiama.  Silvio è un amico ed è anche il Presidente, non do giudizi.

Ha detto: ho passato vent’anni ad autodistruggermi, ed è la cosa che più odio di me, la cupio dissolvi, la voglia di azzerarmi. Ho resistito perché ho un fisico molto forte, quella voglia ce l’avrò dentro per tutta la vita, per adesso vinco.

Un padre libertino che cosa insegna alle figlie? Il rispetto per gli altri.

E poi? (Scusi, dice, si alza, va nella stanza accanto e risponde ad alta voce perché possa sentirlo) Un padre fa il padre, certo non mi faccio le canne con le mie figlie, ammesso che io le abbia mai fatte, anzi non le ho fatte. (Ritorna in stanza)

Lei non ha mai fumato? No, no le canne proprio no (ride).

Tutto il resto, sì però? Le droghe vanno vietate, fanno male e lo dico a ragion veduta. Anche l’alcool andrebbe limitato. Viva l’acqua minerale.

Lei si è divertito e ora manderebbe qualcuno in galera per uno spinello? Io mi sono divertito molto… con la musica (in un istante lo sguardo si fa serio, quasi furente). Si cambia, non si possono fare sempre le stesse cose. Lei della mia vita privata non saprà niente, almeno da me. Ho amici che mi raccontano i pettegolezzi sul mio conto, cose che accadono a casa mia, festini, altro. E io rido. Tanto, non è vero niente.

[Pubblicato su Gioia, 06/2008]

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