GIOIA/PERSONE

Susanna Camusso

Susanna Camusso può diventare il prossimo segretario generale della Cgil. Alta, imponente, capelli corti e braccia forti, ha occhi di un insolito azzurro che deve al melting pot delle sue origini, ungherese ed ebraica da parte di madre, valdese del Piemonte il padre. Il suo soprannome è Caparbia e di sicuro la signora non cede ad un sorriso finché non si fida. L’incontro con il sindacato dei metalmeccanici fu casuale. Nel 1972 – era studente – trovò lì un lavoro estivo e si innamorò della causa. Cinque anni dopo era responsabile della categoria in una zona di Milano e certo era inusuale che una femmina rappresentasse una classe di lavoratori maschi: “Vestivo pantaloni e maglione, solo dopo molti anni mi sono rilassata mettendo qualche gonna, per me rara in ogni caso”. Camusso, alla fine, nel 1993, diventò segretaria nazionale dei metalmeccanici (Fiom), fino a qualche settimana fa era responsabile della Cgil Lombardia, adesso, a 54 anni, è stata eletta nella Segretaria Confederale dove ha la delega sull’industria e siede, per conto del sindacato, all’importante tavolo nazionale per la riforma del modello contrattuale. Per la successione a Guglielmo Epifani, attuale segretario Cgil con scadenza nel 2010, la partita è già aperta e la rosa degli aspiranti è solo femminile. La signora non commenta, anzi nega ogni coinvolgimento: “Sono leale e non dirò mai una parola”.

Spesso quando le istituzioni sono in crisi spunta il nome di una donna. Non vale per la Cgil. Da tempo rispettiamo la regola paritaria tra uomini e donne, dunque abbiamo creato una classe dirigente femminile. Siamo un modello anche per la politica che invece sceglie la cooptazione ed è indisponibile al cambiamento.

Il sindacato è in salute allora? C’è sempre più bisogno di sindacato e dobbiamo capire come intercettare le nuove generazioni di lavoratori precari. E’ un problema, se siamo consapevoli, non abbiamo la soluzione, ma lavoriamo per trovarla.

Le è piaciuto il discorso di insediamento di Emma Marcegaglia, nuovo presidente di Confindustria? Il tratto dell’intervento era diverso rispetto ai suoi predecessori, ha nominato i problemi del lavoro femminile e le difficoltà di essere madri occupate. Era partita bene, ma è atterrata malissimo approvando la manovra del Governo.

Sarà pur contenta di avere una donna dall’altra parte. E’ un rilevante atto simbolico che Marcegaglia sia a capo di Confindustria, ma non la vedo circondata da un esercito di fanciulle, le donne siedono sempre dalla parte del sindacato. Immagino che anche lei avrà i suoi problemi con i maschi di Confindustria.

Con Marcegaglia potrebbe occuparsi di lavoro femminile. Le trattative si fanno con il Governo, ma sarebbe utile se domandassimo insieme un tavolo sull’occupazione femminile. Marcegaglia, intanto, potrebbe aprire un’indagine conoscitiva per scoprire come mai, a parità di competenze, le donne hanno uno stipendio inferiore almeno del 15 per cento rispetto agli uomini.

Lei parla di persone che lavorano, ma nel sindacato la maggioranza degli iscritti sono pensionati. I pensionati sono molto interessati alla politiche del lavoro per le nuove generazioni e contro la precarietà poiché mantengono i figli che non hanno un’occupazione fissa.

Siete accusati di usare un linguaggio vecchio. Lo dicono i nostri nemici, quelli che vogliono cancellare i diritti e le tutele, parole che non piacciono.

Lo dicono anche a sinistra. La fotocopia è peggio dell’originale.

Lei è un’appassionata di politica delle donne. Me ne sono occupata soprattutto dentro il sindacato dove abbiamo sempre avuto elaborazioni avanzate. Quando il Parlamento discuteva se le molestie erano offese alla morale o alla persona, in Cgil c’erano i codici antimolestie e il dibattito era già spostato sulla differente tutela della salute femminile nei luoghi di lavoro.

Era iscritta al Partito Socialista. Ne sono uscita all’inizio di Tangentopoli.

Di recente ha appoggiato la mozione secessionista di Fabio Mussi nel Partito Democratico. Ma non sono mai entrata nella Sinistra Arcobaleno.

Con altre donne, due anni fa, lanciò l’appello “Usciamo dal silenzio”, contro gli attacchi alla legge 194, e portò in piazza duecentomila persone. Crede davvero che la legge sull’aborto sia in pericolo? Per quel che rappresenta a molti piacerebbe scardinarla, ma nessuno ne ha il coraggio.

Ci sono sempre meno medici sono disponili ad interrompere la gravidanza. L’obiezione di coscienza crescente va fermata con regole che sottraggono le nomine sanitarie alla politica. Intanto vedo con preoccupazione crescere l’aborto clandestino tra le donne immigrate, soprattutto nelle comunità cinese e rumena.

Pure la libertà di procreare è messa in crisi tra precarietà, disoccupazione e ostilità verso le madri sul mercato del lavoro. Poter abortire o poter fare figli sono facce della stessa medaglia. E’ in discussione la libertà femminile di decidere sul proprio corpo ed è questo il punto contro cui battersi

Ha detto di non amare il velo, neanche quando è una scelta. Lo vieterebbe nelle scuole? Si.

Insieme ai crocefissi? Certo. Lo spazio pubblico è plurale e deve essere condiviso. L’esperienza francese insegna. Non si può fare una scelta punitiva solo nei confronti di una religione, i simboli vanno eliminati per tutti.

Lavora dalla mattina alla sera senza pausa, ma poi a casa cucina, vero? Eh si, ho una figlia da nutrire (Alice, vent’anni studente alla normale di Pisa ndr) e mi piace farlo. Mi metto ai fornelli anche se è tardi, invento nuovi piatti ma non appunto le ricette e non posso rifarle. Penso di essere una brava cuoca.

E pure un’ottima velista. Ha una barca? Sono stata messa sulla barca a otto anni dalla mia famiglia e non ne ho una personale. In estate frequento la scuola di vela Glemans che fu creata da alcuni uomini della resistenza francese. A Natale sono andata ai Carabi e ho speso 870 euro per quindici giorni. In Francia, la vela è uno sport popolare e accessibile, detraibile dalle tasse.

Ha un innamorato? No.

Un’innamorata? No

Non c’è il tempo? Semplicemente, non c’è.

[Pubblicato su Gioia, 06/2008]

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