GIOIA/PERSONE

Lella Bertinotti

Lella Bertinotti si presenta con il nome originario di Gabriella Fagno, ha voce sicura, abbronzatura rilevante e un’aria serena che prova a non abbandonare durante l’intervista. L’appartamento è fresco, i mobili in prevalenza bianchi, dappertutto libri e opere d’arte moderna: “L’ho arredato io, senza nessun aiuto. Se non avessi sposato Fausto, avrei fatto l’architetto. Non l’ho mai detto, ma è questa la mia passione, non  cucinare. Le amiche lo sanno, chiedono consigli per le loro case e volentieri me ne occupo”. Lella sostiene che ognuno può trovare un campo di eccellenza e lei lo ha fatto esaltando la sua “intelligenza organizzativa”, che le ha permesso di sostenere le trasformazioni pubbliche del marito – da sindacalista operaio a Presidente della Camera – ma pure di ristrutturare un rudere di campagna con poco tempo e denaro, dirigendo personalmente i lavori. Alla signora Bertinotti non difetta l’autostima, ma un cruccio ce l’ha: “Quando mi innamorai di mio marito, a sedici anni, avevo i capelli lunghi fino alla vita, neri come gli occhi. Assomigliavo a Claudia Cardinale. Ora passo davanti alle foto degli ultimi tempi, quelle esposte qui in casa, e faccio: tiè tiè tiè (mima con il braccio ridendo ndr), lo so io quanto ero bella!”.

La trovo in gran forma, davvero. Lo dice per gentilezza.

Indossa abiti appariscenti, stoffe dorate, damaschi. Chi pensa che i comunisti debbano vestire di stracci e avere il congiuntivo debole non conosce la storia del Partito comunista. Nilde Iotti è stata una maestra: donna eccezionale ed elegantissima.

Smentendo di aver speso 400 euro per un paio di scarpe di suo marito, lei disse: “Siamo poveri e pure avari”. Quale delle due affermazioni è vera? Non siamo ricchi, per questa casa pago ancora il mutuo, le liquidazioni sono state consumate prima del loro tempo. Non spendo mai più di 200 euro per un paio di scarpe o per una borsa, se ho qualcosa di più costoso è un regalo, come quasi tutti i vestiti che indosso.

Su questo bel divano bianco, si è mai sdraiato Fausto Bertinotti devastato dalla batosta elettorale? Per carità, mai visto in giro per casa. Ha tanto daffare tra la Fondazione della Camera, la rivista Ragioni del socialismo che dirige e il progetto di un nuovo centro studi. In ogni caso, Fausto non è uno sconfitto.

Siete fuori dal Parlamento. Noi siamo combattenti, dunque mai affranti. E’ stata una perdita elettorale, non personale di mio marito che ha ricevuto manifestazioni di stima dappertutto. Ci sono tre milioni di voti da cui ripartire e la nostra vita è ricca anche oltre alla politica.

Come ha consolato Bertinotti? I sondaggi ci davano al 7 per cento, ma il venerdì sera le percentuali sono precipitate. Stavo a casa, Fausto mi ha telefonato: “Forse non ce la facciamo”. E io ho risposto: “Anche nel 1972 fu così (in una notte sparì il Psiup dove entrambi militavano ndr), e invece dopo sei diventato segretario e presidente della Camera. La vera disgrazia è che il Paese sta male. Ricominceremo daccapo”.

Lei aveva annusato la disfatta e non partecipò alla campagna elettorale.  Per Fausto la candidatura era un dovere morale. Lui è ottimista, io sono realista. La Sinistra Arcobaleno era una colazione sgangherata e verticistica.

Il 24 luglio ci sarà il congresso di Rifondazione. Suo marito partecipa come delegato della sezione Nomentano, dove è iscritto da militante. Lei ci sarà?
No e non ho neanche votato in sezione, così nessuno saprà quale delle cinque mozioni sottoscrivo.

Immagino quella di Nichi Vendola, sostenuto da Bertinotti. Ah ah, e chi lo sa? Mi piace Vendola, bravo ragazzo, può farci sognare e i sogni ci servono.

Non condivide l’idea del Congresso. Sono contenta che lo fanno a Chianciano, l’acqua è buona e depura il fegato. Dopo la sconfitta, il gruppo dirigente doveva mettersi a pancia sotto per riallacciare il rapporto con gli elettori, non misurarsi con le percentuali delle mozioni.

Sarà diventata un po’ Cassandra? Nooo, via. Non importa a nessuno di quel che pensa Lella, neanche a mio marito. Lui preferisce sbagliare da solo, anche perchè con l’eloquio torrentizio che si ritrova, interromperlo per dargli un consiglio è difficile pure per me. Fortunatamente pensiamo in proprio.

Andrà al mare, allora. Che cosa legge sotto l’ombrellone? Un saggio di Paolo Portoghesi sullo stile liberty. Ho appena finito il libro di Melania Rizzoli “Perché proprio a me?” (Sperling&Kupfer). Bellissimo.

Melania Rizzoli è medico e deputata di destra. Ed è una mia amica. Io sono nata in un letto di bandiere rosse, posso essere amica di chi mi pare, non mi interessa piacere e dico sempre quel che penso.

I suoceri di suo figlio sono di Alleanza Nazionale. Parlate mai di politica? No, solo di nipoti. Bravissime persone e poi sono della destra sociale, su alcune ci si può pure trovare d’accordo.

Chiedo un bicchiere d’acqua. Lella si alza, la seguo in cucina, poi apre una porta ed entro nel suo regno privato: stanza da letto e guardaroba. “Guardi la mia collezione di acquasantiere, la più bella è questa” e me ne mostra una con Madonna e angelo custode; le altre, saranno venti, sono appese al muro.

Ma Fausto gradisce? Non gliel’ho mai chiesto e comunque stanno dalla mia parte

Lei è credente? Sono agnostica. Vado sempre di fretta e non ho tempo per fermarmi e riflettere, mettiamola così

Suonano alla porta, entra Fausto Bertinotti: “Vieni bello, vieni. La signora ha voluto sapere come si vive accanto ad un uomo sconfitto”. Bertinotti è stanco, accaldato e gentile, fa un inchino e dice: “Sapesse quante ne abbiamo passate. Lella, ricordi i 35 giorni alla Fiat (la storica lotta operaia del 1980 ndr), quando gli sconfitti li guardavi negli occhi. E poi, mi preoccupa più il pensiero dei vincitori”. Mentre Fausto parla, Lella lo accarezza sulla testa, sistema i capelli, toglie i pelucchi dalla giacca. Lui la lascia fare. Una coppia così, pubblica e inossidabile, a destra la sognano. Lella Bertinotti è consapevole e si prende le sue libertà: “Quando qualcuna sta per separarsi, io dico “Guarda bella che con il secondo uomo arriverai di nuovo al punto di rottura. Difendi il tuo progetto, non cedere. E lo sai che sono favorevole al divorzio”.

E’ mai stata femminista? Ho sempre regolato i conti a due, dentro la famiglia, veloce e assertiva.

Pure vincente? A volte si, a volte no. Come in politica.

[Pubblicato su Gioia, 06/2008]

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