GIOIA/PERSONE

Flavia Perina

Se dovesse capitarvi di scegliere fra una cena con Gianfranco Fini o con Flavia Perina, preferite lei e certo non vi annoierete. La signora, deputata da due legislature, dirige Il Secolo d’Italia, quotidiano di Alleanza Nazionale, e ha spesso opinioni non allineate, neppure con il suo schieramento. Lo scorso inverno, quando un poliziotto uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri, il suo giornale titolò: “Solo colpa degli ultras?” facendo infuriare il collega di partito Ignazio La Russa, ora Ministro della Difesa. Un’altra volta scrissero che tra il trasgressivo Vasco Rossi e “certa destra giovanile c’è affinità esistenziale”. Un mese fa il direttore del Secolo ha proposto al Partito della Libertà di dialogare con i Radicali, all’opposizione, firmando il loro appello contro la condanna a morte di Tareq Aziz, ex vice di Saddam Hussein. La tosta Perina ha iniziato la sua militanza da ragazzina. I suoi genitori erano di Ordine Nuovo, movimento extraparlamentare di estrema destra fondato da Pino Rauti, padre di Isabella, moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno. Perina adolescente leggeva il filosofo Julius Evola e il Signore degli Anelli di J.R. R. Tolkien, organizzava manifestazioni rivoluzionarie che terrorizzavano Giorgio Almirante, il segretario in doppiopetto del Msi. Negli anni Settanta fu anche arrestata, finendo in galera per un mese. Nel 1980, con altre donne, fondò la rivista Eowyn, nome dalla principessa guerriera de Il signore degli Anelli: “Cercavamo un’alternativa fra il modello delle dame caritatevoli del nostro partito e l’emancipazionismo ruvido di sinistra”. Le ragazze di Eowyn consideravano maschi e femmine complementari, erano ecologiste e favorevoli alla contraccezione. Ai tempi Perina si batteva contro la legge sull’aborto, oggi ammette: “La 194 è un buon compromesso, se applicata può tutelare la maternità”. Questa signora cinquantenne alta e abbronzata, sempre in giacca e pantaloni, è sposata e madre di tre figli adolescenti, un’informazione che non compare nella sua biografia ufficiale: “il personale non è politico” sostiene.  Lo ripeterà alla fine dell’intervista quando, davanti al distributore del caffè della sua redazione, le domando:

Come ha reagito alle foto di Gianfranco Fini su Novella 2000? “Di che cosa parla?”

Le immagini del Capo sulla barca. “Mai viste”.

Via, non ci credo. “Lo giuro su quel che ho di più caro”.

Gliele descrivo? Ma che mi importa?

C’è Fini in costume che amoreggia con la fidanzata Elisabetta Tulliani. “Sono stupefatta dalla deriva scandalistica dell’informazione. Trent’anni fa Amintore Fanfani non interessava a nessuno vedere Amintore Fanfani al mare”.

Fanfani non faceva certe cose in pubblico.  “E’ la vita privata di Fini, lo lasciassero in pace”.

Non le piacciono gli scatti rubati. E le intercettazioni? “Pessime, sempre”.

L’intervista, infatti, era cominciata dalle indiscrezioni sulle telefonate tra Silvio Berlusconi e le sue Ministre.

L’assalto dei media a Maria Carfagna? “Puro maschilismo. Mi sorprende che spesso sia arrivato da giornalisti di sinistra. Odio le discriminazioni estetiche perché le ho pagate care e sono sensibile ai giudizi basati sul passato”.

Nel passato lei faceva politica, la ministra Carfagna lavorava in tv. “Cambiare ruolo è quanto di più difficile possa capitarti. Per alcune di queste ragazze si tratta di inventarsi una second life al riparo dalle scollature. Prima  bastava un bel sorriso, ora servono studio, serietà e impegno. Carfagna l’ha capito e ci prova. Comunque, la penso così: in politica se metti i tacchi a spillo sei fottuta, nessuno ti dà più conto”.

E Daniela Santanché, allora? “Daniela si è rovinata per eccesso di orgoglio. I tentativi di creare partiti di destra fuori dal nostro sono sempre falliti. Lei forse non lo sapeva. Non padroneggia la materia”.

L’immagine delle donne di centrodestra è monopolizzata dalle deputate sexy di Forza Italia. Voi di An ne soffrite? “Sono debuttanti che devono imparare a fare politica e ad esercitarsi nella sobrietà dell’immagine. I maschi, tutti, dovrebbero allenarsi alla sobrietà delle parole. Il modello vincente che si imporrà presto è quello di Giorgia Meloni”.

La manifestazione di Piazza Navona non è stata sobria, invece. “Un film di Vanzina. Tragico, però”.

Che pensa del Lodo Alfano che dà l’immunità al Presidente del Consiglio e alle alte cariche dello Stato? “Se la destra non recupera la sua tradizione garantista alcuni provvedimenti rischiano di sembrare leggi personali”.

In nome del garantismo lei sostiene una soluzione politica per chiudere gli anni di piombo. “Personalmente, penso: chi sa parli e poi ci sia un provvedimento di clemenza generalizzato. Ma a destra in molti non vogliono mettere una pietra sopra le responsabilità individuali, a sinistra non è stata detta tutta la verità sulle Brigate Rosse e le complicità che hanno avuto. Sono pessimista, non si farà nulla”.

In Commissione Cultura, dove è assegnata, dialoga con l’opposizione? “In Italia la cultura è considerata bene di lusso, dunque la prima spesa da eliminare. E’ facile trovarsi d’accordo”.

Adesso che An è confluita nel Popolo della libertà, il suo giornale chiude? No. Anzi rilanciamo. A settembre finalmente saremo anche in Rete. D’altronde oggi l’immaginario collettivo è di destra. Penso a Il Gladiatore o a Into the Wild di Sean Penn, apoteosi dell’eroe solitario, ma anche al successo de Il signore degli Anelli. Però, continuiamo a lamentarci: ci mancano le case editrici, i giornali etc… In realtà abbiamo tutto, oramai.

[Pubblicato su Gioia, 07/2008]

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