GIOIA/PERSONE

Massimo D’Alema

Sono un curioso delle donne, racconta ad Alessandra Di Pietro per Gioia.

Dicono i maestri di yoga che nell’ombelico risiede la forza di volontà. Sarà anche per questa ragione che Massimo D’Alema ogni mattina fa l’esercizio delle flessioni, rafforza gli addominali e mantiene la camicia ben tesa sulle spalle. Le italiane lo considerano sexy. L’ex presidente del Consiglio non occupa il vertice della classifica, da anni in mano a Pierferdinando Casini, ma esserci lo diverte. D’Alema è sposato da 23 anni con Linda Giuva di cui è geloso e innamorato. La signora ricambia e i due sono stati fotografati quest’estate nel mare di Ponza mentre scambiavano un romantico bacio. L’appuntamento per l’intervista è nell’elegante sede romana della Fondazione Italianieuropei, in piazza Farnese. Di fronte c’è l’ambasciata francese, all’angolo opposto la casa di Cesare Previti, di fianco un istituto di suore. Massimo D’Alema è rilassato e disponibile.

Onorevole D’Alema, c’è un cambio di marcia nella sua immagine. Appare sorridente, in un’intervista al Tg1 aveva persino la camicia fuori dai pantaloni, nessuna battuta sarcastica. Non vorrà diventare simpatico? La simpatia non si stabilisce a tavolino, ma è una corrente che passa per le relazioni personali. Dunque, mi rimetto al giudizio della Corte.

Quale Corte? In questo caso è lei la Corte.

Il verdetto è positivo: vuole essere simpatico. Lei piace alle italiane e in un sondaggio è la voce ideale del detective Marlowe, interpretato da Humphrey Bogart. Ne sono lusingato, ovviamente. Sono curioso delle donne, ho interesse per loro e penso che la presenza femminile in politica sia importante. È un valore e rende il dibattito più civile.

Politicamente corretto. Non dice una bugia: i suoi governi hanno avuto la percentuale più alta di ministre fino a oggi. E hanno tutte lavorato bene.

Tra qualche giorno andrà in vacanza sulla sua barca e non leggerà i giornali. Chiunque sale viene perquisito (ride): nessun quotidiano a bordo. Andrò in Sardegna e in Corsica dove batte forte il vento e non c’è tanta gente.

Porterà i libri però. Lei è un avido lettore. Sì, leggo tutto, saggi e romanzi; appena posso, ogni momento è buono. Adesso ho per le mani Treno di notte per Lisbona di Pascal Mercier, un regalo di Anna Finocchiaro. Leggo pure l’ultimo di Fred Vargas ma è un francese particolare e fatico un po’.

Alle lettrici di Gioia che cosa consiglia? Uomini che odiano le donne, di Stieg Larrson: insegna molto sul rapporto tra i due sessi.

Ascolterà musica durante le traversate? Mi hanno regalo un nuovo lettore musicale che contiene migliaia di brani, un oggetto davvero fantastico. Lo conosciamo tutti, si chiama… Eh no, nessuna pubblicità. Però, che meraviglia! Io lo guardo come fosse la Pietra Nera della Mecca. Non mi pare vero di poter portare in barca un oggetto così poco ingombrante, anziché centinaia di cd.

Dentro, che tipo di musica c’è? Classica, anzitutto. Beethoven, che è il mio preferito, ma anche Mozart, Chopin e la lirica che da giovane guardavo con distacco e adesso amo. I miei amici hanno messo dentro pure Bellini e I Puritani, opera romantica e rivoluzionaria. Poi ci sono i cantautori italiani, Paolo Conte in testa, De Gregori, Dalla, De Andrè, ma anche i Queen, i Rolling Stones e i Beatles, la musica degli ani Settanta che ascolta mio figlio Francesco (18 anni, ndr).

Si dice che lei sia un coraggioso timoniere e non la spaventa il mare forza sette. Adesso nel partito Democratico veleggia da solo. Ho chiesto di non avere ruoli dirigenziali nel Pd e di fare spazio alle nuove generazioni.

È sempre al centro della scena politica, però. Presiede la Fondazione Italianieuropei, ha creato l’associazione politico-culturale Red, con lo stesso nome da settembre partirà una tv satellitare e c’è pure la casa editrice Solaris. Qual è il suo progetto? I partiti non bastano più. Servono i circoli e le consultazioni della base, ma sono necessari anche altri strumenti per elaborare idee nuove, formare la classe dirigente, produrre iniziative. Questo è il nostro obiettivo. Un lavoro utile anche per il Partito democratico. Solo chi ha una mentalità provinciale pensa che tutto questo sia fatto per dare fastidio all’onorevole Walter Veltroni (segretario del Pd, ndr).

È stato presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, le relazioni internazionali sono ancora oggi al centro del suo interesse politico. Com’è l’Italia vista da fuori? Un Paese che attraversa una grave crisi e rischia di andare indietro. Una condizione difficile che dispiace a chi ci vuole bene e suscita il sarcasmo di chi ci vuole male. Prestiamo il fianco a chi raffigura le vicende politiche italiane solo come risse e folclore.

Militari per le strade, impronte digitali ai rom, stato di emergenza nazionale per gli immigrati clandestini. Sono misure efficaci? Sono provvedimenti confusi che non danno alcuna sicurezza al Paese. Solo mosse simboliche che parlano alle paure e le eccitano.

La politica perde autorevolezza, dei politici si parla con disprezzo. Di chi è la responsabilità? L’intera classe dirigente italiana perde autorevolezza, non solo quella politica. Però, anziché affrontare il problema, si disperdono le forze in accuse recipro-che e litigi. I mezzi di informazione, dal canto loro, fanno da amplificatore al disastro.

Discute di politica con i suoi figli? Sono d’accordo con lei? Hanno le loro opinioni, ma condividono i nostri sentimenti politici, di mia moglie e miei. Tra noi due c’è un’intesa perfetta e non potrebbe essere altrimenti. Se i nostri figli la pensano in maniera diversa, si fanno sentire. Come quella volta che Francesco, leggendo un’intervista dove davo un giudizio diplomatico su un uomo politico che a lui non piaceva, mi disse: « Ma che cavolo ti è passato per la testa?». Beh, l’espressione era molto più colorita. I ragazzi non amano certe ipocrisie della politica, preferiscono che si parli chiaro, anche a costo di essere un po’ brutali.

È appena stato in Inghilterra con la sua famiglia. Siamo andati per una vacanza studio. Un corso di inglese full immersion alla London University, conversazioni “one to one” al mattino, colazione al ristorante giapponese, qualche incontro politico, i musical alla sera e la bella mostra sull’imperatore Adriano.

Affascinante personalità. Magnifica. Era imperatore supremo, riuniva in sé la carica politica, religiosa e militare, ma non perdeva la testa e, al momento opportuno, capì che era meglio ritirarsi dalla Mesopotamia, l’attuale Iraq, per evitare la disfatta.

La campagna militare in Iraq non portava nulla di buono, neanche allora. Lui lo capì. Comprese anche la necessità di porre un confine alla sua espansione territoriale e creò il Vallo di Adriano.

Un provvidenziale senso del limite. Lo ebbe e fu la sua fortuna.

Lo scorso anno sua moglie disse: «Il meglio Massimo deve ancora arrivare». Mi viene da chiamarla Presidente e la vedo proiettata sull’alto colle del Quirinale. È solo una mia stravagante impressione? Hanno cercato di proiettarmi su quel colle nel 2006. Per fortuna il tentativo è fallito e al Quirinale c’è una persona più adatta di me a rappresentare il ruolo di garanzia proprio del capo dello Stato. E io ho fatto il ministro degli Esteri.

Non è stata una brutta fine. No, anzi. Ho fatto l’esperienza politica più bella e completa della mia vita. Vede, non essere interessato né affezionato alle cariche porta bene.

[Pubblicato su Gioia]

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