GIOIA BAMBINO/KIDS

Madri a vent’anni

Ad una ventenne che diventa madre serve l’audacia e l’orgoglio di essere minoranza. “Poveretta, non hai fatto in tempo ad abortire” disse la vicina di casa a Marina, romana, 21 anni, un piercing sul sopracciglio e un altro sulla lingua, quando annunciò la sua gravidanza. La ragazza restò perplessa e poi, subito, con fierezza la tacciò: “Nessun ritardo e nessun errore. Questa è la mia prima bambina e non sarà l’ultima”. Il malevolo commento le è stato ripetuto decine di volte, Marina non si indispettisce più e ha mantenuto la promessa fatta all’insolente vicina, raddoppiando la prole. In Italia, solamente l’11 per cento delle donne fa un figlio entro i 25 anni, alla stessa età le altre si accontentano di averci il desiderio, sperare di farne due o persino tre, ma tra non meno di dieci anni.

Diventare madri giovani pare essere un lusso di poche ricche e/o famose oppure al conseguenza di povertà e/o ignoranza. Altrove non è così, in Italia sì. Siamo il Paese che detiene il record europeo negativo di natalità e il più alto di madri sopra i 40, dunque l’impresa del pancione, al tempo del liceo o dell’università, lascia sgomenti i più. Le protagoniste ne ridono, non si sentono eroine, sono contente di aver assecondato il loro desiderio, la maggior parte non dà un senso sociale, politico e demografico del proprio gesto, qualcuna che è cattolica li accoglie come un dono di Dio, li fa per scelta nella fede, per il resto non si distraggono, impegnato più degli alteri a far quadrare le poche risorse economiche, occuparsi dei bambini, tirarli su bene, “già che magari ti giudicano e ti scrutano più di una mamma quarantenne”. Dice Francesco Billari, demografo dell’Università Bocconi, che fare i figli da giovani è percepito come un segno di felicità e di modernità nei paesi dove le condizioni sociali ed economiche sostengono e aiutano la scelta con servizi sociali efficienti e sussidi dello Stato. Non succede così in Italia, i figli sono inquadrati, “nello spirito del sacrificio”, e in parte non potrebbe essere altrimenti considerando che un terzo della madri alla fine lascia il lavoro per poter crescere i figli e il fasciatolo nei luoghi pubblici è rara iniziativa di pochi illuminati. Se diamo retta agli studi, allora, siamo un popolo triste che rinuncia alla gioia di attivare le endorfine del lato sinistro del cervello scatenate dal sorriso di un neonato e che, ci dicono gli/le interessate, godersele con l’euforia e l’istinto dei vent’anni è divertimento “esagerato”. I calciatori possono confermare. Sono la categoria più godereccia in fatto di figli. Kakà, Daniele De Rossi, Gianluca Curci, solo per citarne alcuni, sono padri sotto i 25 anni e confermano della ricerca di Billari: “Sono giovani, felici e non sentono la morsa del problema economico”, che tradotto vuol dire belle case e tanti soldi per molte tate. Il benessere economico non necessariamente mette voglia di avere mocciosi tra i piedi, ma ai giocatori invece sì, ed è ha il suo posto in una carriera che presto comincia e finisce, seguita passo per passo da allenatori contenti di vederli accasati e non dentro i locali notturni. I conti correnti cospicui aiutano, ma alla fine pure con qualche migliaio di euro e l’aiuto delle famiglie, si può mettere su casa e fare spazio alla culla.

Emma, 20 anni, studente di un prestigioso liceo classico di Roma, lo scorso anno fece gli esami di maturità incinta di cinque mesi. La pancia era nascosta da un vestito largo: “Non voleva che i professori sapessero” racconta la madre. Emma dice: “Rispetto la scelta di abortire, ma non l’ho mai preso in considerazione. Pensare d una nuova vita che si sviluppava dentro di me è stato fin da subito bello, incredibile, affascinante, persino buffo”. Il suo fidanzato è un ragazzo tedesco, la nuova coppia vive a Berlino, in una casa con affitto agevolato, il piccolo che ha un anno, da ottobre andrà all’asilo e la madre potrà riprendere gli studi: “Ce l’avrei fatta anche in Italia, qui però è più facile”. Il papà di Emma aveva 20 anni quando lei nacque, i suoceri sono quarantenni. Avere avuto genitori giovani, è un’esperienza frequente tra chi decide di avere figli presto. Il giorno che Marina, insegnante di yoga, è diventata nonna aveva 43 anni, la prima delle sue tre figlie, Olivia, 23, partoriva ad Amsterdam. Alla nascita in casa assistevano tutte le donne della famiglia, compresa Shabi, allora due anni e mezzo, terza figlia di Marina, la neononna: “Ho cresciuto Olivia con la mia amica Marta, eravamo entrambe ventenni, con due bambine e senza mariti e siamo diventate nonne nella stessa stagione”. Olivia ricorda così la sua infanzia, inizio anni Ottanta: “Mia mamma era bellissima e terrificante come una dea. La adoravo, soprattutto quando andavamo in giro con la 500 e potevo mettere la testa fuori dal finestrino”. Olivia oggi ha 29 anni e tre figlie, l’ultima di nove mesi, è sposata e vive a San Diego in California. Quando fa le vacanze in Italia osserva: “So di essere fuori dal mio tempo storico. Qui le trentenni studiano o lavorano, mentre io nutro, allatto e curo tre cuccioli, però mi sento così al passo con il mio tempo biologico da non avere alcun rimpianto. Nei momenti neri posso imprecare perché le figlie mi obbligano ad una rinuncia, ma passa subito. Mi sono presa la libertà di essere madre e ne sono orgogliosa, a trovare un lavoro penserò dopo”. Irene, 18 anni, che vive in provincia di Enna, non si proietta in un ufficio, indaffarata nella sua casa. Ha appena dato l’esame di maturità classica, “da esterna, senza alcun aiuto, e ho ho presentato una tesina sul sogno, che considero uno dei fondamentale bisogni dell’essere umano”. Irene non sognava di diventare mamma, ma il pupo è arrivato e non ha potuto scegliere: “Ho scoperto di essere incinta al settimo mese di gravidanza. Il ciclo era regolare, solo un po’ scarso, e non ingrassavo. Facevo educazione fisica e prendevo le pasticche per il raffreddore”. Fino al giorno in cui la madre, insospettita dal seno lievemente più grande, le fa fare il test. Irene ha visto il suo bambino, si è fatta dare le foto, è andata dritto dal suo ragazzo e senza nessun discorso gliele ha messe sotto il naso: “Guarda che sorpresa”. E lui? “Sconvolto certo, ma contento. Non ha potuto fare la facoltà di agraria, ora lavora da un benzinaio. Ogni tanto rimpiange di non poter essere con i suoi amici a studiare o divertirsi”. Irene non rimpiange nulla e tiene un’organizzazione militare per casa: “Mi alzo alle sei e vado a dormire all’una, dopo aver pulito. Quando i bambini dormono, nel pomeriggio, mi dedico ai miei passatempi, ricamo, faccio decoupage, alla sera con mio marito guardiamo i film”. Irene, che intanto ha avuto un’altra bambina, sostiene che nel suo paese ci sono molte altre mamme coetanee, lei ha amiche con cui dividere l’esperienza e uscire la sera, non si sente né “strana né sola” che è una gran bella condizione, rara però nel resto d’Italia. Sul sito mammole.it, le giovanissime mamme scrivono che il il rammarico più grande è proprio aver perso le amiche “separate da ciuccetti e vestiti del sabato sera”.

Luca Marcenaro, giornalista, padre di Giulia a 26 anni (“sono un tardone per l’inchiesta, vero?” ) conferma di aver pagato la paternità con al perdita di alcuni amici, ma non a lui non pare una rinuncia, anzi “forse sono gli altri a perdersi qualcosa di grande. Io volevo fare con mia figlia un pezzo di strada il più lungo possibile e siccome sono figlio unico, dopo aver sorpreso tutti con la prima creatura, confermiamo con una seconda in arrivo”. Marta, 23 anni, neocatecumenale, abita a foligno e di figli ne ha già due per casa e uno nella pancia: “non mi fermo qui!. Per la sua comunità i figli sono una ricchezza, farli da giovani è ovvio, ma questo non frena il loro cammino. Marta, il marito e i figli andranno a vivere in Siberia, inviata dal Papa, insieme ad altre 200 famiglie, per aiutare il lavoro di un parroco. Lo scorso inverno il film Juno sdoganò l’immaginario collettivo del pancione di una minorenne, che era bella, moderna e benvestita, libera di rifiutare la scelta più ovvia dell’aborto e di gestirne una ben più complicata, fare un figlio e adottarlo. Potere abortire è uan chance già servita, adesso qualcuna prova a prendersi la libertà di essere madre, e il gesto può apparire sovverviso, essendo l’altra faccia della libertà di decidere sul proprio corpo e sul proprio destinio. La famiglia non è una cosa antica,dice anna rita sommella, 25 anni napoeltana: “Ho amiche che vanno in vacanza a Barcellona senza fidanzati, altre che stanno sulla spiaggia vicino casa con i figli, mia sorella che ha vent’anni, due figli ed è felice. A Napoli essere mamme giovani è normale, per fortuna”. Dice Anna bravo, storica: “Queste ragazze fanno una scelta che è una speranza nel futuro, va valorizzata e non immeserita. Certo che possono essere imprevidenti ma cosa sarebbe la vita se non fossimo imprevidenti, almeno un po’?”.

[Pubblicato su Gioia, 09/2008]

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