GIOIA/PERSONE

Nichi Vendola

Nichi Vendola ha cinquanta anni e l’anima da fanciullo. Il governatore della Regione Puglia si affaccia da una piccola finestra scavata nel muro della sua casa di Roma, mi saluta con la mano e fa un gran sorriso: “Mi piace da matti questa finestrella”. Torna in soggiorno con una bottiglia d’acqua e due bicchieri, si siede sul comodo divano di cuoio marrone ma, dopo un minuto, lascia la posizione e comincia a camminare su e giù per la stanza. Continuerà per un paio di ore, senza fermarsi. Se inciampa nel tappeto fa un saltino, sposta l’ostacolo col piede e riparte. Nichi Vendola è comunista, cattolico e gay e di questa trimurti non ha mai rinnegato né taciuto nulla: “Mi riconosco nel creato e voglio nominarmi alla luce del sole. La menzogna è roba sofisticata, non fa per me, ero un bambino troppo chiacchierone.” Dice che sono “la prima giornalista a mettere piede” in casa sua, ma la primizia dell’evento non basta per avere risposte a domande impertinenti: ha un fidanzato, è fedele, è vero che il suo compagno non è un ragazzo italiano? Vendola tace, sorride, poi ribatte: “Ho raccontato tutto di me nei minimi dettagli e così ho impermeabilizzato il nodo autentico della mia vita privata”. La stanza che ci ospita è ordinata e confortevole, i mobili sono di solido legno, c’è abbondanza di quadri, libri, balocchi di legno, ninnoli. Non mi arrendo e gli chiedo se sposerebbe il suo compagno e che cosa ne pensa dei matrimoni tra omosessuali. Il governatore si fa serio: “Non discuto dei temi che non sono in campo, il matrimonio gay non lo è”.

Nichi Vendola, fondatore dell’Arcigay e della Lila, deputato per tredici anni tra il Partito comunista e Rifondazione, governa la Puglia dal 2005. Il suo governo investe sulle energie alternative, ha approvato una legge per dare servizi sociali alle famiglie anche non sposate, con il programma Bollenti Spiriti finanzia gli studi di specializzazione all’estero per gli studenti pugliesi, a patto che ritornino a casa. La scorsa estate, Vendola avrebbe dovuto diventare segretario di Rifondazione comunista. Lo aveva scelto il 47,3 per cento dei militanti nelle assemblee precongressuali ma, durante l’assise, l’avversario Paolo Ferrero chiuse accordi di corridoio con le piccole correnti e capovolse il verdetto. Nonostante questo, Vendola dice del suo partito: “Mi sento debitore e creditore”, dunque c’è da credere che ci resterà. D’altronde, ha molto da dire. Anzi, è un fiume in piena: “La destra educa il popolo all’idea che la complessità sia una perfida invenzione dell’avversario e fa credere che, invece, c’è sempre un gesto magico che risolve i problemi”. Le belle ministre del governo Berlusconi, per lui, sono un esempio di “abracadabra”: “Le guardiamo con stupore, prevale il gossip e il giudizio estetico, ma non ci accorgiamo che sono bandiere con cui la destra smonta e rimonta la società. I grembiuli e il voto in condotta celano la distruzione delle scuola, la consegnano al privato e rimandano le donne nel tinello. Mara Carfagna dice di eliminare la prostituzione, ma in realtà attacca solo le prostitute e le sposta dall’occhio del Grande Fratello, poiché svelano l’altra faccia della medaglia, ovvero il valore della famiglia, che non deve essere così quotato se ci sono nove milioni di clienti”.

L’Italia in questo momento non le piace. Vorrebbe vivere in Spagna? Ha anche lei il mito di Zapatero? La Spagna è un innamoramento politico e carnale da sempre. Ho visto Felipe, Aznar e ora Zapatero. Lui è un pezzo di novità, certo. Non mi piacciono le sue politiche di contrasto degli immigrati, però è un governo straordinario sul piano simbolico, sulla difesa ambientale e le politiche di pace.

Alcuni dicono che lei si annoia tra le delibere della Regione, vuole andare via e, per esempio, candidarsi alle prossime elezioni europee. “E per fare che? Non ho un problema di collocazione. Se dovessi smettere di lavorare, vorrei studiare teologia e vivere in maniera mistica”.

Non le manca la politica nazionale? “Ho sviluppato l’idiosincrasia per l’accademia delle chiacchiere. Invece, adesso, nel mio posto di lavoro, verifico le conseguenze delle decisioni, vivo la bellezza di modificare in meglio la vita delle persone. La Puglia, per esempio, era nella tenaglia degli incendi. Oggi, invece, ha la sua Protezione civile che è un gioiello. Per me è come se avessi partorito un figlio”.

Dunque non lascia? “Voglio ricandidarmi e vincere le elezioni.”

Vendola, lei piace ai giovani, alle nonne e pure alle donne. Qualcuna prova a sedurla? “Sì, è successo”.

Non ha mai ceduto? “(Ride)”

E alla fine? “Dalle signore in questione ho ricavato un grande odio. Cambiamo argomento?”

Trent’anni fa il suo coming out a Terlizzi, provincia di Bari. Fu difficile? “Sì, ma ne è valsa la pena. Il tempo stempera il dolore e rimane il senso di quel che è accaduto.”

Per un ragazzo che oggi compie lo stesso passo, i tempi sono migliori? “Registro avanzamenti definitivi. Vent’anni fa bisognava andare a Milano o a Roma per vedere una coppia gay. Oggi, una coppia di uomini vive accettata anche in un piccolo centro.”

Però? “Se un ministro usa la lingua degli insulti, chiunque può apostrofare con maschia virulenza. Non si tratta di essere politicamente corretti ma di educare alla parola, per nominare la diversità e non usarla come corpo contundente.”

Il momento politico è serio, l’ho inteso, ma pure lei qualche volta si diverte? “Amo il cinema e il teatro, ma in due anni e mezzo di governo pugliese ho visto quattro film fuori da casa mia. Mi piace chiacchierare passeggiando per Trastevere, per esempio, cucinare (vedi box), andare nei ristoranti, però non riesco a farlo spesso.”

Frequenta salotti? “Non faccio vita mondana, né mi piacciono le corsie preferenziali che danno i nomi famosi. Molti anni fa andavo spesso a casa di Nanni Loi. Nanni era una persona fantastica. Una volta arrivai alla sua festa di compleanno con sei amici universitari, spiantati, terroni e fuorisede. Lui li accolse felice e gli dedicò più attenzione che agli esponenti del partito comunista, agli attori o i registi che erano lì invitati. Anche io ne combinai una delle mie. Sa che io sono un gaffeur?”

Racconti. “Quella sera scambiai una famosa attrice napoletana per la mia vecchia amica Silvana. Le parlai di conoscenti comuni e dei fatti nostri. La signora, per buona educazione, ascoltava e sorrideva. Un’altra volta, al ristorante, salutai con grande affetto un ragazzo convinto che fosse uno dei tecnici del Maurizio Costanzo Show. I miei amici erano imbarazzati, lui risolse l’equivoco e si dichiarò: “Nichi, so’ Valerio Mastrandrea”.

Comprendo che sia meglio starsene a casa. Almeno guarda la tv? Mi piacciono alcune fiction, In Treatment, per esempio, e ho visto pure Six feet under. Per il resto…

Vendola guarda il suo portavoce Vito Marinelli, amico da sempre, e sorride furbo: “Posso dirlo?” . Marinelli lo sa già: “Nichi, per favore, almeno non fare i nomi”. Vendola obbedisce, mica vuole fare torti: “Ecco non guardo i talk show della politica. Quelli sì, lo voglio dire che mi annoiano a morte”.

[Pubblicato su Gioia, 10/2008]

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