GIOIA/PERSONE

Francesco Montanari: Sono contento che m’hanno ammazzato

Tranquilli, solo nella serie culto Romanzo criminale dove, interpretando il Libanese, è diventato l’attore rivelazione. Un capo duro, senza pietà, dallo sguardo truce: “Tutto il contrario di me che sono un pezzo di pane”. Ora aspetta il provino giusto, magari per fare un santo. “Voglio piacere a mamma”.

In Romanzo criminale, la serie andata in onda su Sky, Francesco Montanari interpreta il Libanese, un delinquente che arriva a governare il malaffare a Roma, negli anni Ottanta, mettendo su la Banda della Magliana. Il Libanese di Montanari ha uno sguardo incattivito, uccide, sa comandare, sniffa cocaina, gioca, beve, non ha una donna, la madre l’ha ripudiato.

L’attore, invece, è cresciuto in una solida famiglia del popolare quartiere Alessandrino, dice di aver avuto un’adolescenza normale («l’unica stranezza era voler fare l’attore»), studiava «dai preti», ha frequentato la Scuola di teatro Silvio D’Amico, lavorato sui palcoscenici per quattro anni, girato un episodio di Distretto di polizia, infine Romanzo criminale che ne ha fatto uno dei più bravi tra i giovani attori italiani. Il libro di formazione per Montanari è Delitto e castigo, la riflessione sul bene e sul male gli interessa e, prima di essere in tv “l’ottavo re di Roma” (così era chiamato il Libanese), alla Banda si era già appassionato: «Era il 2003 e mia madre mi regalò Romanzo criminale». Lui leggeva e immaginava un film dove «non potevo essere che il Libano».

Francesco ha 24 anni, ma ne dimostra una decina di più, forse anche per via dei capelli ricci disordinati e la barba incolta: «Quello strano però non sono io, ma i miei coetanei che sembrano dodicenni. Alla mia età Alessandro Magno guidava un impero. Io vivo, non sopravvivo».

Montanari è sicuro di essere stato un gladiatore in una vita passata («non mi spaventa la lotta né la fatica, mi piace sudarmi quello che ho») e di sé dice: «Sono un uomo d’altri tempi». Infatti non sa usare il computer («È ’na vergogna, vero?») e non ha mai visto la pagina su Facebook a lui dedicata. Così, nell’atrio dell’hotel di Bologna, dove è in tournée teatrale, ci prestano un portatile ed entriamo nel social network. I fan devoti sono più di 2.500 e aumentano di un centinaio al giorno. Francesco legge i post e mi chiede di scrivere, a suo nome, un messaggio «felicemente imbarazzato» dove si scusa «se è una capra, anzi, per favore scriva un caprone» e dunque nulla sapeva del fervore in rete per il suo personaggio criminale: «Onorato».

Ora però Libano è morto. E lei? Sto bene, benissimo. Sono contento che m’hanno ammazzato.

Se lo meritava? L’ascesa era finita, è arrivato il peggio, il Libano doveva finire. Nella seconda serie ci sarà in alcuni flashback. Non mi piace quello che ha fatto, ma amo il suo personaggio. È affascinante, ha istinto, determinazione, doti che tutti vorremmo avere. Certo, lui li ha messi a pessimo servizio.

Ha riflettuto sulla responsabilità di aver mitizzato un criminale? Il male è sensuale e seducente, la letteratura e i film sono pieni di cattivi. Forse Il padrino non si doveva fare? Certi attacchi a Romanzo criminale sono bigotti. Non voglio auto-assolvermi, ma la fiction non è la realtà. Se qualcuno confonde i piani, la colpa non è del film, ma della mancanza di spirito critico ormai spento, complice la tv e tanti programmi-spazzatura. In ogni caso, il Libano fa una brutta fine e solo un pazzo vorrebbe imitarlo.

Mi fa lo sguardo truce del Libanese? Non posso, mi vergogno. Io sono buono, timido, un pezzo di pane, se sto in una rissa la prima “pizza” la piglio io, quando mi chiedono l’autografo non so cosa scrivere e ringrazio per avermelo chiesto.

Adesso è in teatro con Sunshine, uno spettacolo di Giorgio Albertazzi. Interpreto un personaggio sfigatissimo, innamorato pazzo di una spogliarellista. Lavoro fino ai primi di marzo.

E poi? Aspetto.

La replica di Romanzo criminale su Mediaset, in primavera, per il successo definitivo? No, aspetto che qualcuno mi chiami per fare un provino.

Nessuna proposta?  ’N ce se crede, lo so. Tutti fanno i complimenti, ma nessuno mi offre una parte.

Il Libanese fa paura? Forse sì. Però io non voglio fare più il cattivo. Pure per la mamma.

La sua mamma? Sì. Lavoro da quattro anni e ho fatto solo cose strane: l’orco nel teatro per bambini, il prete gay in La morte del padrone, poi il cattivo in tv. Ora, per riequilibrare, me serve ’n santo.

San Francesco? Perfetto. Stesso nome e stesso giorno di nascita, il 4 ottobre. So’ pronto.

Si vede bello? No, sono normale, è il mito televisivo che mi fa vedere bello dagli altri.

Le sue fan farebbero follie per lei. Ma io sono innamorato, fidanzato e convivo da sei mesi.

Proprio ora! Lo dicono pure i miei amici: «A France’, proprio ora che potevi scegliere le meglio pischelle». Ma che m’importa? Le cose accadono e io non mi tiro indietro.

Se per un giorno potesse cambiare pelle, chi vorrebbe essere? Barack Obama. Invece, non vorrei mai essere uno di quelli che per Natale vanno a Cortina con la moglie in pelliccia. Ti pare che nel 2009 ancora ammazzi l’animali e te li metti addosso?

Che cosa sogna per il suo futuro, oltre al lavoro?
Famiglia, figli e un conto in banca che non è da ricco, ma non mi fa preoccupare della fine del mese. Niente di strano, io so’ come tutti l’altri.

[Pubblicato su Gioia]

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