GIOIA/PERSONE

Mario Desiati

Lo scrittore Mario Desiati ha 31 anni, non segue le mode e sta alla larga da Facebook per non affondarci dentro, curioso come sarebbe dei fatti degli altri. In sei anni ha pubblicato quattro romanzi e curato quattro antologie (vedi box), da qualche mese è il direttore editoriale di Fandango libri. Desiati passa la metà e oltre della sua vita a leggere riviste letteraria (ne ha un culto), blog, manoscritti (“pochi, se hanno già fatto il giro degli editori non c’è niente da scoprire”) per tirare fuori nuovi scrittori, meglio se della sua generazione che è “perdente” sulla scena economica ma può riscattarsi altrove: “Quando crescono le difficoltà sociali, la cultura è chiamata a rispondere”. La nuova collana di Fandango si chiama Galleria, il manifesto di chi vuole “scavare, collegare, scoprire, guardare con piacere” e a cui non difetta il coraggio poiché dove porta il tunnel spesso non è dato saperlo.

Mario Desiati è pugliese di Martina Franca e lì (forse) sarebbe rimasto a fare l’avvocato se Enzo Siciliano non si fosse innamorato del suo libro di esordio, scrivendone sulla prima pagina de L’Unità: “Non ne sapevo nulla, fui avvisato dall’unico comunista del paese”. Era il 2003 e fu il premio inaspettato per il talentuoso ragazzo appassionato di Nuovi argomenti la rivista diretta proprio da Siciliano. Il libro era Neppure quando è notte (Pequod), le storie di Franz Maria arrivato dalla Puglia a Roma nell’anno del Giubileo per vivere alla giornata tra tossici, barboni e sbandati della Stazione Tiburtina. Desiati a Roma c’era stato davvero nel 2000 per un paio di mesi e aveva vissuto volontariamente in una sfigatissima casa occupata abitata da varia umanità, poi liberamente ripresa nel libro. Lo scrittore è ossessionato dal senso dell’esperienza e ogni suo personaggio è tinto di note autobiografiche: “Lo sguardo di chi descrive è sempre parziale, ma non ci sono verità assolute e la letteratura è potente solo quando è schierata”. Desiati è riconoscente ai suoi maestri. A Enzo Siciliano che lo portò a Nuovi argomenti dove è stato caporedattore e ad Antonio Franchini, scrittore e geniale editor di Mondadori da cui ha imparato lavorando come suo assistente per tre anni, durante l’ascesa dei più grandi successi editoriali degli ultimi tempi: Gomorra di Roberto Saviano, Alessandro Piperno (Con le peggiori intenzioni) e Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi), autori che erano anche amici e collaboratori di Nuovi argomenti. Il direttore editoriale di Fandango libri coltiva con uguale fermento la sua scrittura e la scoperta di quella altrui, ha una passione carnale per le parole, detesta che siano usate senza rispetto, girando intorno al significato, eludendo l’anima: “Chi scrive non può temere il giudizio sulla propria esperienza, serve descrivere, esporsi, offrirsi totalmente”. Per Galleria Fandango nei prossimi mesi usciranno il romanzo di Gaia Manzini (Nudo di Famiglia), un libro inchiesta sul disastro ambientale dell’Ilva di Taranto (Quindici passi di Giancarlo Foschini) e gli impietosi reportage di Arnaldo Greco sui consumi italiani nella crisi (Nome, Cose, Città): gli autori sono tutti nati negli anni Settanta. Chiedendo a Desiati che cosa vorrebbe leggere, decide per “un romanzo appassionato sulla Juventus” magari del torinese Paolo Giordano. Quasi un favore personale, tifando lui per i bianconeri oltre che per il Martina Franca, la squadra del paese di cui era un ultrà. Perché lo scrittore/editor trentenne, compìto per educazione e competente nel mestiere, era (è?) uno scavezzacollo e non serve farselo dire quando i suoi che scrutano senza sosta all’improvviso sanno incendiarsi (per un libro, una donna o il Martina Franca) sconvolgendo, per sua fortuna, il migliore degli aplomb.

[Pubblicato su Gioia, 03/2009]

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