GIOIA/SESSO&SENTIMENTO

Mia figlia è lesbica

Lei ci ha pensato a lungo e alla fine ha trovato il coraggio. Torna a casa con un’altra ragazza e semplicemente dice: “Mamma, papà, questa è la mia compagna”. Mettete pure in conto il dramma, la vergogna, il senso di colpa e l’incapacità di parlarne. Poi, quasi sempre, qualcosa succede. Questo raccontano padri e madri che ricordano il momento in cui l’hanno saputo.

Quando Enzo Concia, cattolico e antifascista, festeggiò gli ottant’anni, sua figlia Paola arrivò ad Avezzano con Ricarda, la fidanzata tedesca. Lui vedeva la nuova parente per la prima volta e la salutò con gentilezza, ma appena l’ospite stappò la bottiglia di Riesling portata in dono da Francoforte, il signor Concia dichiarò con voce stentorea che il vino tedesco non gli piaceva: «Voi ci avete invasi e io non lo dimentico». Ricarda sorridendo fece un brindisi alla guerra che era finita e anche Enzo Concia bevve il suo bicchiere.

Paola Concia (deputata del Partito democratico), Imma Battaglia (manager e attivista diritti civili), Titti De Simone (ex parlamentare di Rifondazione comunista) sono tra le pochissime lesbiche dichiarate presenti sulla scena pubblica italiana e sono tutte impegnate nella battaglia per i diritti delle persone Glbt (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali). In Germania, Anne Will, la più nota anchorwoman della tv pubblica, ha annunciato in diretta la relazione con una collega. In Islanda, Johanna Sigurdardottir è la prima donna a guidare un esecutivo e anche il primo capo di governo al mondo apertamente omosessuale. A Los Angeles, la star dell’intrattenimento televisivo, Ellen De Generes e l’attrice Portia De Rossi sono state fotografate felici al loro matrimonio, il gossip adora i tormenti d’amore tra la cantante Lindsay Lohan, ex regina delle commedie Disney, e la fidanzata Samantha Ronson. In Italia non ci sono personaggi femminili popolari della tv, del cinema, dello sport, dei media, che abbiano mai detto apertamente di amare le donne.

Ogni pettegolezzo è duramente smentito ( Leonia del Grande Fratello 9 giura vendetta legale) oppure sopito con vaghe dichiarazioni di bisessualità, talvolta di castità. «Invece la visibilità è tutto e deve essere forte, continuativa, positiva», dice Claudia, 26 anni, neolaureata in architettura, romana, impegnata in DiGay Project, l’associazione per i diritti glbt fondata da Imma Battaglia. L’assenza di volti, corpi, nomi ed esperienze di lesbiche sulla scena pubblica non aiuta ragazze e famiglie a venir fuori e riduce all’osso un immaginario collettivo che le vuole mascoline, interessate a sport faticosi, scorbutiche con gli uomini, magari bruttine. Uno stereotipo comodo che nega e falsifica le vite di un milione di donne almeno.

Le lesbiche sono belle, simpatiche, cicciottelle, noiose, bionde, magre, ironiche, eleganti, infermiere, avvocate, precarie, dirigenti, amano le All Stars e i tacchi, hanno la cellulite oppure no, certune sono mascoline e/o muscolose, non c’è una uguale, esattamente come tutte le altre donne. Spesso però i genitori non lo sanno. «Io non avevo mai visto una donna omosessuale in vita mia prima che sapessi di mia figlia», dice Marisa, 64 anni, mamma attiva in Agedo ( Associazione genitori di persone omosessuali).

Dieci anni fa, quando trovò la lettera galeotta, la signora non riusciva a pronunciare la parola lesbica: «Ci sentivo dentro il carico dispregiativo. Preferivo gay che era breve e svelto». Per Marisa le lesbiche erano “maschietti mancati” ma andò con la figlia in discoteca e vide «che erano belle e femminili». Portò pure la ragazza dalla psicologa, ma capì che era lei a dover cambiare, si rivolse all’Agedo dove fu sostenuta e da tempo ormai aiuta le madri di altre ragazze lesbiche. Della sua esperienza Marisa dice: «Sono una persona chiusa e timida, ma per stare accanto a mia figlia sono uscita dal guscio e mi ha fatto un gran bene». «Dove ho sbagliato? Le ho regalato poche Barbie?», si chiedeva Gianfranca (Lecce), quando scoprì che la figlia amava una ragazza.

La sua bambina, però, aveva diviso i giochi con la sorella gemella e già nell’adolescenza una era omosessuale, l’altra etero. Dopo anni di dolori, pianti, litigi, Gianfranca e il marito Giacinto sono sereni, ma per lungo tempo il padre considerava «un capriccio» che «volesse farlo sapere a tutti», nonna compresa. Alla fine si è fatto la sua ragione: «Anna sa che stiamo con lei e si sente protetta per affrontare il resto del mondo».

[pubblicato su Gioia]

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...