GIOIA/POLITICA

Le donne di CasaPound

Rivendicano Mussolini, appendono alle pareti le foto del Ventennio e tra loro di chiamano camerata. Occupano palazzi e difendono la legge sull’aborto. Sono le fiere fasciste del Terzo Millennio. Che cercano di cambiare il mondo con i metodi di chi sta “dall’altra parte”.

Nella casa di Maria Bambina Crognale pile di libri, riviste, e volantini sono mischiate a giocattoli, trenini e pupazzi. Per terra c’è una scarpa rossa con tacco a spillo che attende di essere appaiata, il computer è acceso, i bambini fanno capriole sul divano guardando avidamente la tv (“non più di un’ora al giorno”), sui muri ci sono stampe futuriste, riproduzione della Tribuna Illustrata, periodico del Ventennio, foto di famiglia, manifesti di concerti e iniziative politiche, un ritratto di Benito Mussolini. Lo spazio rimasto libero, più in basso, è pasticciato di colori e disegni infantili. Maria Bambina ha 31 anni, un marito, due figli, una laurea in Scienze politiche (Luiss) e un’altra in arrivo (Scienze della comunicazione), due lavori precari. L’assunzione a tempo indeterminato è saltata perché lei è fascista: “Me ne frego, troverò un altro contratto” dice sorridendo. Maria Bambina vive a Roma, in una casa occupata da CasaPound, movimento della destra radicale che ha contribuito a fondare nel 2003. Ad oggi il loro simbolo, una tartaruga rossa, nera e bianca con otto frecce sul guscio, è stato piantata da Nord al Sud in una ventina di luoghi occupati tra spazi sociali e palazzi, più una manciata di librerie e pub. Sono stimati in cinquantamila tra militanti e simpatizzanti, la maggioranza ha tra i 16 e i 26 anni. Diffondono le loro idee con un houseorgan mensile (L’occidentale, la caporedattore è Maria Bambina), una radio e una web tv. Sono accusati di essere violenti, antisemiti, anticomunisti, omofobici, nostalgici. Loro negano e rispondono: “chi dice anti e ieri ha sempre torto”. Rivendicano Mussolini, il Futurismo, non sopportano le ingerenze del Vaticano, sono fieri di dirsi fascisti. Questa gente si inserisce sul territorio, mette radici, lascia tracce. Insultarli non serve, aggredirli non li ferma, ignorarli non è (più) possibile.

Io ho quarant’anni, un buon lavoro a tempo determinato, convivo con il padre dei miei due figli. Sono femminista, libertaria, democratica e antifascista. A vent’anni ho occupato l’Università e i centri sociali con la sincera intenzione di cambiare un pezzetto di mondo. Chi ci (ri)prova con i miei stessi mezzi mi incuriosisce. Che oggi siano i fascisti a farlo mi sgomenta. CasaPound ha slogan azzeccati su temi popolari (“La tua banca amica ti tradirà”), con la sigla Blocco studentesco è attiva nelle scuole e nelle università, la loro proposta del Mutuo sociale (case popolari per i cittadini italiani acquistate con rate pari al 20 per cento del proprio reddito) cresce in consenso, pare sembri interessante pure a Silvio Berlusconi. Fino ad oggi però hanno ottenuto giusto un “tavolo di discussione” con il sindaco Gianni Alemanno che “pensano di interrompere perché non c’è niente di concreto: meglio continuare ad occupare”. A Roma e dintorni l’hanno già fatto in tre palazzi dove abitano 40 famiglie, non solo di militanti.

In una mattina fredda e assolata con Maria Bambina, Marta e Debora, altre due donne di CasaPound prendo un caffè, sedute al tavolo di un bar nel quartiere Esquilino, il più multiculturale della capitale, a cento metri dal loro quartier generale, uno stabile di sei piani in via Napoleone III. Sull’immigrazione, a CasaPound la pensano così: “Blocco immediato. E aiuti ai loro paesi”. Tira un forte vento, ma restiamo sedute a parlare fitto: aborto, scuola, violenza, precarietà, la fatica del doppio impegno, tra casa e lavoro, cui loro aggiungono l’attivismo politico. Sulle relazioni con mariti/fidanzati/compagni si fanno reticenti, a destra non c’è un’abitudine a discuterne in pubblico, non è considerato un fatto politico. Le fasciste sono favorevoli alla legge 194, ma pensano che “l’alternativa di essere madri non è altrettanta garantita: per tenerti un figlio serve un lavoro, una casa, un reddito, che spesso non ci sono né puoi averli”. Chiedo se davvero mettono in conto la violenza sessuale all’immigrazione clandestina. Maria Bambina dice: “Lo stupro è un crimine, non mi importa la nazionalità di chi lo compie, è ancor più grave se lo commette chi è nell’illegalità”. Marta aggiunge: “La violenza è conseguenza di un terrorismo mediatico che vuole le donne oggetto di desiderio sessuale e ne premia l’esibizionismo, senza puntare mai sul nostro talento”. Marta è la sorella gemella di Maria Bambina e milita a CasaPound fin dall’inizio. E’ architetta, ristruttura le case occupate, vorrebbe edilizia popolare con giardini e “produzione autarchica di energia solare”, ha progettato la “loro” libreria romana Testa di ferro, dove vendono libri su Hitler, Mussolini, le guerre mondiali, insieme ai romanzi di Jack Kerouac, John Fante e Chuck Palaniuk, amati pure a sinistra. Al mattino ho visto Marta dare rapide e precise indicazioni ad un giovane grafico sulla locandina per un incontro a CasaPound con Toni Capuozzo, giornalista di Canale 5, ex di Lotta continua: “E’ pronto, potete fotocopiarlo. Io vado al bar”. Al nostro secondo giro di caffè, passa una mia conoscente, una signora di consolidato credo antifascista, guarda le ragazze, nota che non sono le mie solite amiche, ci saluta sorridendo, noi ricambiamo. Guardo Debora, la responsabile del tesseramento nazionale di Casapound Italia, e vedo che è arrossita. La passante è stata la sua insegnante di francese, ma la professoressa non l’ha riconosciuta. Non so com’era Debora quindici fa. Oggi, ha i capelli rasati, è incinta di cinque mesi (secondo figlio) e la prima volta che l’ho vista indossava una vecchia felpa degli anni Novanta con la foto di un cucciolo e la scritta Tua madre ha una pelliccia? La mia non più. Debora è una convinta animalista e contro la sperimentazione sulle cavie ha schierato CasaPound.

Il giorno prima di incontrare le ragazze ho conosciuto Gianluca Iannone, leader di CasaPound Italia, il marito di Maria Bambina. Alto, grosso, molto tatuato, è un tipo che ti auguri di non vedere arrabbiato. Nel suo ufficio fuma una sigaretta dietro l’altra, è gentile, ironico, diffidente. Tra i suoi romanzi preferiti cita Le porte di fuoco di Steven Pressfield, la storia dei 300 spartani che lottarono contro migliaia di Persiani, però su un’isola deserta si porterebbe Dostoevskij, e da adolescente divorava l’anarchico Charles Bukowsky. Ha trentacinque anni e da più della metà è fascista. Ha creato il cuore del suo movimento dal 1995 intorno al pub Cutty Sark (il simbolo è Capitan Harlock), due anni dopo ha messo su un gruppo musicale (Zetazeroalfa, il più noto della destra radicale), nel 2003 è passato ai fatti con le prime occupazioni. A Iannone non piacciono i partiti di estrema destra (la Fiamma Tricolore-Destra con cui si candidò lo scorso anno, a suo dire “obtorto collo”, o Forza Nuova di Roberto Fiore) e ha un debole per Berlusconi. Su un volantino leggo che il prossimo 2 aprile Stefania Craxi è a CasaPuond per ricordare il padre. Intanto, Iannone mi spiega che il loro prossimo passo “per farla finita con la divisione ottocentesca tra sinistra e destra” sarà chiamarsi Estremocentroalto ovvero radicali, non periferici, votati alla politica delle tre E: Etica, Epica e Estetica. E rinnegate il Duce? “Giammai, andiamo avanti”. Gli chiedo se è vero che si presenta alle prossime elezioni europee con il Pdl: “No, non mi serve uno sgabello, sto bene qui”.

Nel mio viaggio a CasaPound ho detto la parola fascista e nessuno si è offeso (anzi), ho udito qualcuno chiamare gli amici “camerati”, ho desiderato non vedere tutto quel nero intorno a me. Nelle ultime battute al bar con le ragazze scambiamo opinioni sullo yoga, l’ospedale dove partorirà Debora e le biotecnologie su cui sono “aperte seppur critiche, ma studieremo per prendere posizione”. Del fascismo storico abbiamo parlato poco, loro non ne avevano nessuna voglia. Mi porgono il loro materiale informativo in un’elegante busta di pannolenci. Con sollievo constato che è di colore rosso. Quando esco dal portone, alzo gli occhi in alto e vedo la gigantesca scritta Casapuond: è saldata al muro ed è di marmo.

Fra finte cingiate e proposte di legge

Cinghiamattanza è il brano più famoso degli Zetazeroalfa (il gruppo musicale del leader di CasaPound Gianluca Iannone) e anche una sorta di ballo solo tra maschi che si danno vere cinghiate (pur piano e con la fibbia in mano). Per gli avversari è l’addestramento ad una violenza poi messa in pratica, i fascisti lo considerano uno “sport goliardico”, per le ragazze “è un loro gioco che guardiamo ridendo”. Le donne di CasaPound non si sentono “in guerra con gli uomini”, vogliono essere “complementari per esaltare la differenza”, partecipano a tutte le attività, ma hanno una loro associazione (DeA), un programma sulla radio (FuturArdita), fanno raccolte di beneficenza per orfanotrofi e carceri, organizzano colonie estiva per bambini. Ora lanciano una proposta di legge popolare Tempo di essere madri, due ore di lavoro in meno a parità di stipendio nei primi sei anni di vita dei figli. Nella sede di CasaPound Roma c’è una mostra permanente sulle intelligenze femminili del 900 che mette insieme Tamara De Lempiska, Leni Riefensthal, Sibilla Aleramo ed Evita Peron.

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7 thoughts on “Le donne di CasaPound

  1. Pingback: Sono la prima della lista. « Godete!

    • Morbido? Mi sembra piuttosto che qui Di Pietro mantenga la corretta distanza della reporter professionista. Non credo che l’aver compreso la differenza tra scrivere un articolo per Gioia e un pamphlet del Partito Comunista (Marxista-Leninista) comprometta l’impegno politico dell’autrice, no?

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