PERSONE

Io, tu, Paola, Rosetta. Insomma, noi. Il mio ricordo di Tata. Il Foglio 04/2009

Roberta veniva poco in redazione a Noidonne. Io e Serena l’aspettavamo impazienti. Se c’era Tata ci sentivamo più sicure a tirar fuori le nostre opinioni scorrette, irragionevoli, non convenzionali. Lei sosteneva il nostro ardore, ci incoraggiava sempre. Roberta sapeva riconoscere le ragioni delle altre, poi con l’inconfondibile voce roca, spiegava le sue, non di rado esattamente contrarie. Quando io e Paola Tavella scrivemmo Madri Selvagge, Tata affidò a Il Foglio il suo dissenso dal libro e fu limpida, puntigliosa, amorevole. Un paio di mesi dopo, nacque mia figlia Agata, lei venne fino a casa portando una primula in dono. In salotto, tra caffè e sigarette, ridemmo fino alle lacrime mentre lei coniava il refrain della visita: “Piccolina vieni da zia che ti fa l’eutanasia”, onorando complici il suo vezzo di appellarsi Erode. Ho sentito Tata per l’ultima volta quando il ministro Carfagna approvò il piano contro la prostituzione. Lei era infuriata, lo sapevo, eravamo d’accordo, ma prima di ogni discorso politico, chiese notizie dei miei bambini. L’indomani richiamò, era ancora furibonda, per dirmi di stare all’erta, voleva scrivere un instant book contro “questa storiaccia”: “Io, tu, Paola, Rosetta, insomma noi, dobbiamo vederci e discuterne”. “Tata, chiama quando vuoi. Per te, io sono sempre qui”.

[Pubblicato su Il Foglio]

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