GIOIA/SESSO&SENTIMENTO

In Classe. Il segreto di una buona educazione sessuale è l’educazione sentimentale

I maestri della scuola materna avevano raccontato che il semino di papà viene deposto dentro la pancia della mamma e nove mesi dopo nasce un bambino. All’indomani, nell’assemblea di classe dove ogni alunno poteva dire la sua sgranocchiando intanto una mela, successe il finimondo e la frutta rimase nel cestino. I bambini senza rispettare l’usuale ordine degli interventi fecero sapere di non credere alla stravagante storia del semino: “I neonati li porta la cicogna”, dissero. La curiosità infantile è senza limiti, ma sa difendersi dalle invasioni. I piccoli non erano pronti a fare i conti con la sessualità e davano fiducia alla cicogna che pure non avevano mai veduto. D’altro canto succede anche con Babbo Natale. I maestri e i genitori non insistettero sulla spiegazione della verità, consapevoli che i bambini hanno diritto all’illusione. Furono saggi. L’anno successivo quelle stesse creature discussero animatamente di semini, baci, amore e nascita. La Costituzione assegna alla famiglia diritto e dovere di istruire i figli ma, nei fatti, gran parte del compito è delegata alla scuola.

In Italia a differenza di altri Paesi non esiste una legge sull’educazione sessuale. Ogni tentativo, dal 1992 a oggi, è stato bloccato dall’eterna contrapposizione tra laici e cattolici. La mancanza di norme però è un segno di tolleranza, può essere una fortuna, se si lascia mano libera alla sensibilità degli insegnanti. Anche se permette a chi non ne ha voglia o coraggio di rimanere in silenzio. . La scuola elementare ha sede in un quartiere del centro di Roma. La maestra di scienze è una vulcanica donna che insegna da 26 anni: “Spiegare ai bambini le funzioni sessuali o la nascita non è una materia, ma un’attività scolastica legata alla loro esperienza”. Che quest’anno, nella sua quarta elementare, era l’arrivo del fratellino di Camilla. I bambini hanno incollato su un quaderno le foto delle ecografie, disegnato i loro corpi, scoperto com’erano cresciuti dentro la pancia. Le mamme hanno scritto le emozioni dell’attesa, sono state smascherate, ridendo, le bugie sui neonati trovati sotto il cavolo o portati dagli angeli. I piccoli hanno sghignazzato a sentire pronunciare “pene” o “vagina” e poi hanno imparato a non farlo più. Quando è nato il fratello di Camilla hanno inventato per lui una ninna nanna.

La maestra si attiene a un programma, ma non è prescrittivo, poiché c’è sempre una deviazione non prevista. Spiegare per esempio, che la parola lesbica non è uno sfottò, ma un modo per dire che una donna ama un’altra donna. “Succede anche tra uomini?”, ha chiesto un piccolo curioso. “Certo, si chiamano gay”, ha risposto in coro il resto della classe.

Ivano Lanzini, psicoterapeuta e psicoanalista, coordinatore di progetti sull’educazione sessuale e affettiva in sette scuole di Milano tra cui la media Tiepolo, sostiene che la fascia strategica di intervento è dai dieci ai 15 anni: “Prima potrebbe essere presto”. I bambini di terza elementare conoscono le parolacce, in quinta quasi tutti hanno visto un corpo nudo, a 11 anni in molti sono già alle prime esperienze sessuali/affettive, maschi e femmine delle scuole medie hanno visto immagini pornografiche, sanno che cos’è l’omosessualità, il transessualismo e hanno un’informazione, seppur vaga, dei mezzi contraccettivi. Il senso di offrire un insegnante esterno alla famiglia, allora, è “dare l’occasione di mettere ordine alle proprie conoscenze”. Sapere meglio le cose in un libero confronto tra coetanei con la mediazione di una persona “cui riconoscono autorevolezza”. Spesso chi insegna non è credibile, i ragazzi lo annusano e scatta la chiusura o il dileggio. Secondo Lanzini, dunque, è sempre meglio preferire insegnanti psicoterapeuti ai ginecologi (solo fisiologia), medici (solo profilassi) e mai affidarsi a docenti inesperti seppur in buonafede, come forse sarà stata la maestra di Novara, cacciata dal suo posto per aver dato spiegazioni puntuali a domande su pratiche di sesso sadomaso. La professionalità però costa, ecco perché alla Tiepolo, per esempio, le famiglie approvano il corso e lo finanziano.

“La premessa del mio lavoro con i ragazzi è che parlare di sessualità significa comprendere che cosa vuol dire diventare uomini e donne, dunque sono loro a dover fare le domande e trovare le risposte con il mio piccolo aiuto”. Può succedere allora, che in un corso di dieci ore di terza media, solo una manciata di minuti sia dedicata ad un interrogativo sul sesso e il resto del tempo impiegato in una serrata discussione “su come imparare a chiedere scusa, riconoscere il torto inflitto o subìto, rispettare e farsi rispettare, che è poi la sostanza di ogni sano rapporto affettivo”. Lanzini è convinto che i genitori non devono rinunciare a fare la loro parte, anzi. Esprimere la propria opinione è necessario, ma per non rischiare l’autoritarismo censorio né un rinunciatario permissivismo, “serve sentirsi contadini responsabili del terreno, non del seme, poiché i nostri figli sono persone diverse da noi, vanno ascoltati e rispettati”. Ma a un tredicenne che scarica film porno, lei che cosa direbbe? “Il sesso non è solo quella roba lì, è molto meglio. La gamma dell’amore tra uomini e donne è talmente ricca che non ha alcun senso limitarsi all’unica stereotipata forma del porno, accontentarsi di un cesto di frutta quando è disponibile un pranzo di gala”.

Maite Larrauri insegna filosofia al Liceo spagnolo Cervantes di Roma. Dopo l’approvazione della legge nazionale per l’uguaglianza effettiva tra uomini e donne, voluta da Zapatero nella primavera del 2007, anche la scuola è stata chiamata a diffondere la cultura della parità. L’educazione sessuale è parte integrante dell’educazione alla cittadinanza. I docenti spagnoli hanno la più grande libertà di impostare il loro programma di studi purché sia pubblico e motivato. Ai suoi studenti del terzo liceo (quindici anni) Larrauri tiene un corso che non è scritto in nessun libro di testo. Maite spiega l’importanza di conoscere le norme e di saper rifare un letto, il pacifismo di Ghandi e imparare a preparare un buon pasto, invitare a pranzo chi si vuol bene e buttare la spazzatura differenziandola. Il compito a casa per ragazzi e ragazze può diventare fotografarsi dentro la stanza che hanno appena rimesso in ordine. Se studiando le leggi di parità, viene fuori una domanda sul sesso, lei risponde con “la massima serenità e sincerità, come ho sempre fatto anche prima che fosse approvata la legge”. Agli studenti dell’ultimo anno, per esempio, propone Freud e gli interrogativi sulla sessualità, spesso anche complessi, sono sempre stati accolti. Nelle classi di Larrauri ogni argomento è dibattuto su tesi opposte, sedendo fisicamente su due lati diversi della stanza. Spesso si comincia con qualche minuto di silenzio. Nel corso della discussione (che può essere la prostituzione o l’uso della tortura) Maite ha sempre incoraggiato chi vuol passare dall’una all’altra parte, poiché confrontarsi liberamente (come pure volersi bene liberamente) è “la ricerca della verità e non della propria ragione”.

Che cosa si fa nel mondo.

In Italia non esiste una legge sull’educazione sessuale nelle scuole, ma alcune norme sull’autonomia scolastica permettono attività integrative e programmi di educazione sanitaria. In Inghilterra l’informazione a scuola su sesso e contraccezione non è obbligatoria ma molto diffusa, anche a causa dell’alta percentuale di baby-mamme. In Svezia l’educazione sessuale fa parte dei programmi scolastici fin dal 1956, in Germania dal 1970, in Olanda dal 1980, in Francia è diventata obbligatoria nel 1985. Indonesia, Corea del Sud, Sri Lanka hanno apposite direttive governative, in Giappone c’è l’obbligo di studio dai dieci anni in su. In Africa, l’educazione sessuale è centrata sulla prevenzione delle malattie, specie l’HIV.

[Pubblicato su Gioia]

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