GIOIA/SESSO&SENTIMENTO

I devoti del punto G

A differenza dei sessuologi (e delle donne), che ancora non sanno se c’è, dov’è e come funziona la zona magica del piacere femminile, questi maschi un po’ speciali vanno a colpo sicuro. Perché, come si dice, chi cerca, trova. E loro hanno cercato molto. Ogni ragazza dovrebbe incontrarne uno nella vita. E poi passare il numero alle amiche.

Ci sono nomi e numeri di telefono che una ragazza dovrebbe spartire con le altre poiché la solidarietà femminile non è un pranzo di gala e richiede gesti di generosità non contemplati dall’istinto del godimento, egoistico per sua natura. Si tratta allora di mettere a disposizione le coordinate per conoscere quei rari e illuminati Devoti del punto G (D.P.G), maschi che praticano con amore, entusiasmo, pazienza e fede la ricerca e la scoperta del luogo vaginale considerato fonte di orgasmi intensi ripetibili in quantità, diventando con il tempo serissimi esperti.

La premessa. Negli anni 50 il ginecologo tedesco Ernst Grafenberg descrisse un punto preciso della vagina posto nella parte anteriore, dietro l’osso pubico, a quattro centimetri circa dall’ingresso, un manicotto di tessuto erettile, molto sensibile alla stimolazione manuale con le dita o nel rapporto sessuale. Pur avendo intuito che in moltissime l’avrebbero benedetto negli anni successivi, il ginecologo scelse pudicamente solo la prima lettera del suo cognome per denominarlo. I piaceri femminili non hanno mai goduto di ottima fama, si sa, dunque Grafenberg preferì il semi-anonimato. In realtà, il medico tedesco non era il primo a fare la scoperta.

Alla fine del Seicento, un altro Doctor G (Reigner De Graf), aveva raccontato di un misterioso luogo all’interno della vagina che poteva provocare reazioni mirabolanti, ancora prima nei testi orientali sulla sessualità è citato “il punto del sole” (o “del piacere”) e persino Aristotele scrive del “vaso di Venere” per indicare non solo il godurioso bottoncino ma pure una sua peculiare abilità: fare eiaculare le donne mentre hanno l’orgasmo. Il liquido che fuoriesce non è urina, piuttosto pare acqua, non è stato ancora stabilito dalle ricerche (pochissime) che cosa è né quale ghiandola lo produce, in inglese l’azione è detta squirting (spruzzare), tradotto in confidenziale italiano come “squirtare”. L’esperienza è insolita, forte, in molte non la credono possibile, a tante non interessa, raramente viene citata, pure negli spazi di informazione sul punto G.

Dagli anni Ottanta, gruppi di donne in ogni parte del mondo hanno praticato la scoperta di questo tipo di orgasmo diffondendo il sapere con libri, video, corsi (famosi quelli tenuti al Good Vibrations, storico locale di San Francisco gestito da una cooperativa di femministe), ma la conoscenza femminile del fenomeno è rimasta ristretta. Per contro, esiste un florido settore di pornografia dedicata il cui maestro è Axel Braun, italiano residente a Los Angeles, figlio di Lasse Braun, nome d’arte di Alberto Ferro, famoso regista di film porno, politicizzato profeta della liberazione sessuale e del punto G. La devozione (per quanto interessata nel business) è stata tramandata da padre in figlio e Axel, soprannominato Goldfingers (dita d’oro) per le sue capacità di rapida e efficace individuazione del punto, ha assicurato le sue mani per due milioni i dollari presso i Lloyds. Ma, soprattutto, basandosi sui grandi numeri della sua personale esperienza, rilascia la miliare dichiarazione: «Ogni donna ha il punto G».

Scienza versus esperienza. È davvero così? È stato l’italiano Emanuele Jannini, docente di Sessuologia Medica dell’università de L’Aquila, a fotografare per la prima volta in assoluto il punto G e lo ha individuato in un piccolo ispessimento della parete che divide la vagina dall’uretra, conditio sine qua non per aspirare all’intenso piacere.

Jannini è arrivato alla foto usando uno strumento routinario dell’ecografia transvaginale e lui stesso era “sconvolto” dal fatto che nessuno avesse mai provato a visionare il punto, a dimostrazione di quanto causa e natura degli orgasmi femminili non siano il primo pensiero neanche dei sessuologi. Di fronte alla contraddizione tra scienza ( Jannini) ed esperienza ( Braun e altri), vado da una disinibita ginecologa per chiederle come mai le donne non sono informate dal proprio medico su dettagli anatomici, tipo di orgasmo che potrà avere e tecniche adeguate. La bella dottoressa mi spiega che nella vagina ci sono molti, vari e poco conosciuti punti di piacere: «Sulle piccole labbra e le grandi labbra per esempio. Dunque anche la classica divisione tra orgasmo vaginale e clitorideo è molto approssimativa, ma soprattutto non esiste un pulsante dentro la vagina da premere per godere. Ogni donna sperimenta e scopre il proprio piacere, non importa la tecnica usata quanto avere agio con il proprio corpo, confidenza e fiducia nell’altro».

I devoti da vicino Innanzitutto, esistono. Li ho incontrati. Naturalmente hanno un amore incondizionato per le donne e il frutto più intimo della femminilità. «Dentro la vagina – mi dice uno di loro (affascinante, tatuato e corteggiato) – è tracciata la mappa di un universo». Il luogo primigenio, a suo dire, invita «a una eccitante e paziente esplorazione della costellazione di ogni vena, punto, nervatura ed è talmente sorprendente che mi pare uno spreco imperdonabile fare l’amore senza conoscerla». Se la Dea non vi ha mandato un DPG come fidanzato, ma avete un amato di buona volontà, esplorare alla scoperta del punto è divertente in ogni caso, perché, mi spiega un Devoto che ha faticato molto per acquisire la competenza, «il massaggio dentro la vagina stimola il piacere, amplifica gli orgasmi e rilassa».

Se invece avete voglia di fare da voi, sappiate che esistono deliziosi oggetti appositi. A Roma, per esempio, si trovano da Tuba, una libreria del quartiere Pigneto che, accanto a un’accurata selezione di scrittrici italiane e straniere, vende raffinati olii da massaggi, bende, legacci, e vibratori. Il più elegante per il nostro affaire costa 90 euro (ce ne sono anche di economici), funziona bene e colpisce che sia piccolo e sottile. Perché, in realtà, al (presunto) massimo godimento (punto G) femminile corrisponde il minimo dell’esibizionismo maschile: non serve un organo genitale di grandi dimensioni, l’importante è essere attenti e complici. Anche se uno dei DPG intervistati (timido, bello e gentile), ci tiene a farmi notare che quando arriva «quell’orgasmo, le dita o il pene vengono espulsi: non c’è spazio per un uomo a quel punto, il piacere è solo per le donne».

[Pubblicato su Gioia]


Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...