GIOIA BAMBINO/KIDS

Io mi svezzo da solo

Una bambina che conosco assaggiò il suo primo cibo solido a nove mesi ed era pecorino sardo stagionato accompagnato da olive nere all’uopo snocciolate. Luca, che gioiva alla vista di una tavola apparecchiata, sputò ogni pappa fino a quando la sua mamma gli propose un piatto di stelline integrali al pomodoro, con olio e parmigiano, fatto fuori in dieci minuti. Mia figlia Agata fu sorpresa sotto il tavolo a nove mesi, intenta a succhiare un peperoncino caduto da un piatto di pasta alle vongole e strillò molto quando glielo tolsi dalla bocca. Il primo boccone di Cosmo fu un broccolo bianco lessato che è poi la verdura preferita dalla sua mamma e a quel sapore il pupo era abituato fin dalla pancia. Questi bambini sono cresciuti e hanno mantenuto le preferenze di cibo che, per fortuna, hanno saputo/potuto manifestare: Camilla adora i formaggi saporiti, Luca è un fan della pastasciutta, Agata ama ogni sapore robusto, Cosmo continua a mangiare broccoli di ogni colore e ha due anni. Si chiama autosvezzamento e può salvare le mamme dall’ansia delle prime pappe e tirare su bambini più felici e più sani nel rapporto con il cibo. Si tratta di offrire loro il cibo preparato in casa per gli adulti, in piccole dosi, ridotto in pappetta, non necessariamente frullato, lasciando che sia il bambino a decidere che cosa mangiare e quanto mangiarne. Non è una moda, ma semmai un ritorno alle origini, il recupero di una pratica in uso da secoli, fatta fuori negli anni Sessanta dall’arrivo sul mercato di prodotti specifici per l’infanzia.

Lucio Piermarini è un pediatra di solida esperienza, ha 62 anni e oltre la metà li ha passati ad occuparsi di bambini anche negli ospedali. Confessa Piermarini di essere stato uno di quei dottori che “un po’ saccente, un po’ ignorante, un po’ paternalistico e un po’ cattivo” metteva in mano alle mamme le ricette del brodo vegetale,  le grammature da rispettare, l’ordine preciso in cui inserire i nuovi alimenti. Oggi, invece, è autore di un libro che fin dal titolo sposta l’asse dall’imposizione medica al desiderio del bambino: “Io mi svezzo da solo” edito da Bonomi editore (pagg. 159, 14.90 euro), nato da un percorso di esperienza, dove con saggezza e un’umiltà fuori dal comune, Piermarini riconosce anche gli errori fatti in prima persona (“Fidatevi di chi ha sbagliato prima di voi”). La lettura del libro è facile, divertente, altamente istruttiva e consolatoria per ogni madre che affronta il passaggio del figlio dal cibo liquido (latte materno o artificiale) a quello solido e vorrebbe farlo in modo semplice, sano e poco faticoso. La prima regola di Piermarini è, infatti, dare piena fiducia al bambino e alla sua mamma, senza delegare alla presunta sapienza altrui (siano nonne invasive, riviste di dubbia autorevolezza, pubblicità pseudo/scientifiche) e, insieme, un invito a lasciare da parte cibi speciali (laddove non ci siano fondate esigenze), creme insipide, vasetti e ogni altra ricetta che chiede tempo, denaro e sudore. Il nuovo patto alimentare con i più piccoli richiede, però, uno sforzo collettivo della famiglia. Non è lecito né realistico pretendere che una creatura mangi verdura se sulla tavola di casa sono servite solo patatine fritte. Non ha senso un rigoroso menù nel primo anno di vita se poi, quando il desco diventerà collettivo, i figli assimileranno pessime abitudini nutrizionali. Scrive il pediatra: “Voi genitori non potete trascurare di alimentarvi correttamente…l’alibi che essendo voi consapevoli di sbagliare, non lo permetterete ai vostri figli, non regge alle prova dei fatti…fatevi insegnare i pochi principi di una salutare alimentazione e metteteli in pratica”, considerandolo un atto d’amore per se stessi e per i propri figli (“E questo non vuol dire rinunciare ad una cucina appetitosa” chiosa Piermarini che è pure un buongustaio). A questo punto, sarà semplice seguire il consiglio del pediatra: tenere i bambini a tavola e lasciare che siano loro a scegliere il colore,  l’odore, e il sapore che più preferiscono, sicure del fatto che tutti prima o poi impariamo a mangiare e, se non siamo forzati sulla qualità e sulla quantità, coltiveremo l’istinto di scegliere i cibi di cui abbiamo bisogno. Il pediatra fissa pochissime altre regole e tra queste, in accordo con l’Organizzazione mondiale della Sanità, c’è di prolungare l’allattamento al seno (da preferire) o con formula fino al sesto mese: far mangiare i bambini prima è inutile oltre che rischioso poiché non sono fisicamente pronti alla complessa funzione di inghiottire il cibo solido.

“Io mi svezzo da solo” per scelta dell’autore, non ha una bibliografia di riferimento, anche se “nulla di quanto esposto manca di una solida letteratura scientifica a sostegno”, perché, secondo Piermarini, non “è sventolando pacchi di articoli di medicina che si ottiene l’alleanza terapeutica”. Il pediatra, nonno di quattro creature, chiede fiducia e altrettanta ne dà alle madri con cui dialoga anche sulla rivista “Uppa, un pediatra per amico” (pure online www.uppa.it). Le neomamme, dal canto loro, sono sempre più esperte e desiderose di confrontarsi con le altre oltre che con gli esperti. La Rete offre alcuni luoghi affidabili in cui farlo. Tra questi segnalo il gruppo “Ali_ba_ba“, alimentazione di bambine e bambine, animato da mamme e pediatri, nato con il desiderio di “smascherare i 40 ladroni”, ovvero chi vuol fare affari e confondere le idee sul fatto più semplice del mondo: crescere i bambini con cura affetto e attenzione. Ali_ba_ba è pure un porto sicuro per ognuna che cerca consigli e rassicurazioni su interrogativi che magari sono semplici da risolvere, ma diventano complicati e ansiogeni solo se non c’è nessuno ad ascoltare a dare fiducia.

[Pubblicato su Gioia Bambino, 09/2009]

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