GIOIA BAMBINO/KIDS

Bambine-Fatine: perché non dobbiamo sempre dire di sì

Noi che abbiamo giocato con la Barbie (o guardato con somma invidia la fortunata che l’aveva) imparavamo ad accostare gli abiti provando sulla bambola bionda le sue mise sexy o sportive, i tallieur da manager o i lunghi boa di piume. Erano però vestiti “da grande”, non disponibili in taglia baby. Adesso invece gli audaci modelli indossate da Winx, Bratz e la stessa Barbie, le minigonne molto mini, bolerini con pelliccia, pantaloni che cominciano a filo delle mutandine, sono disponibili anche per le pupe di cinque nei grandi magazzini, sulle bancarelle e in versione lusso tra i costosi brand. Di fronte alle pressanti richieste per acquistare vestiti da lolita, “le madri possono ben compiere la scelta di proibire”, dice la psicologa Anna Oliveiro Ferraris, autrice di Sindrome Lolita (Rizzoli): “Non serve drammatizzare poiché i bambini crescono e maturano rapidamente, sono in grado di ragionarci sopra e avendo un buon rapporto con i genitori accettano le limitazioni. Se non si vuole creare un continuo conflitto, si può anche spostare un po’ più in là il momento dell’acquisto oppure mediare dicendo sì ad un capo e no ad un altro. Ed è di grande aiuto avere amici e persone care che si comportano allo stesso modo con i propri figli”. Discutere, spiegare, imporre, mediare con le proprie figlie comporta fatica, tempo e impegno, ma è necessario poiché è il contesto dentro cui vengono esercitate le decisioni a dare loro un senso e a creare consapevolezza: “Lo smalto sulle unghie non è un’imitazione della mamme ma, giocando per esempio al teatro, un modo di travestirsi” chiosa Oliveiro Ferraris. Spesso le manie monomarca, l’esagerata tendenza a voler essere uguale a una fatina o ad un’eroina dei cartoon nasce dalla mancanza di alternative: “Se la piccola è lasciata davanti alla tv, troverà dentro di sé lo spazio fertile per avere desideri di consumo che non sono reali bisogni. Le bambine sane vogliono correre, andare in bici, stare con gli altri, imparare a fare squadra e non a competere su un vestito costoso”.

Loredana Lipperini fu ispirata a scrivere il libro inchiesta Ancora dalla parte della bambine (Feltrinelli) dopo aver visto un minuscolo tanga su un carrettino in un paese delle Marche. Accadeva quattro anni fa, oggi esiste anche il push up mignon e Lipperini sta scrivendo Non è un paese per vecchie (in prossima uscita per Feltrinelli): “le più giovani e le più vecchie in Italia condividono il record dell’uso di cosmetici in Europa ciascuna per la propria fascia di età”. Lipperini è un’ esperta di rete dove ha il suo blog Lipperatura e considera internet un luogo privilegiato di osservazione delle tendenze: “A me per esempio spaventa che ci sia il gruppo TwilightMOMS, mamme che con le loro figlie adolescenti spartiscono la passione per l’eroe vampiro di Twilight (Fazi Editore) e vanno insieme ad urlare davanti agli alberghi dove dorme la star dell’omonimo film. Questa confusione di ruoli è ben diversa dalla condivisione di letture, giochi e consigli. Oppure dal gioco consapevole di comprare una canottiera simile e scambiarsi un consiglio su come metterla”. L’immagine della bambina adultizzata va di pari passo con l’infantilizzazione degli adulti spiega Oliveiro Ferraris: “le vere età vengono cancellate per convergere verso l’adolescenza, vista come l’eldorado, terra di libertà e di sperimentazione cui non corrisponde nessuna responsabilità”.

Se digitate su Google “mamma proibire vestiti lolita”, il motore di ricerca più famoso che c’è vi chiede se state cercando: “mamma provare vestiti lolita” . E’ racchiuso nello spazio che corre tra gli opposti di “proibire” e “provare” quanto accade sempre più spesso tra madre e figlie in fatto di look. Dall’estremo di una condivisione di gusti e modelli tra tanga, jeans a vita bassa o magliette sopra l’ombelico al conflitto tra madri che detestano il colore rosa e gli strass contro figlie che li pretendono. “Spesso è solo la disponibilità di denaro a fare la differenza nel gusto estetico” osserva Loredana Lipperini. Così se davanti alle scuole mamme e figlie indossano pantaloni pinocchietto e camice a quadri acquistate in un grande magazzino sulle pagine delle riviste patinate Angelina Jolie è fotografata con Shiloh Nouvel in braccio ed entrambe portano la stessa borsetta bianca griffata e molto costosa. Oppure Katie Holmes e la piccola Suri indossano lo stesso modello di ballerine create in esclusiva da Roger Vivier mentre Kate Moss agghinda la figlia accordandola con i suoi look: “sembra proprio una mini-me”. La figlia di Madonna indossa costosi cappottini neri, ma pure leggings e all star che erano poi gli stessi che noi mettevamo imitando sua madre: l’adolescente però aggiunge occhialoni di foggia attualissima, un paio diversi per ogni occasione. Le bambine hanno un gusto ben preciso e imparano a manifestarlo sempre più presto, ma non succede (soltanto) perché le nuove generazioni hanno una più spiccata personalità. Le preferenze di giochi, cibo e pure abiti, spiega Anna Oliveiro Ferraris “è il risultato ottenuto a tavolino da esperti di marketing, pubblicità e purtroppo anche da colleghi psicologici”. Secondo l’esperta, che tra qualche mese manderà in libreria “Chi manipola la tua mente” (Giunti): “la bambina agghindata, truccata o imbronciata è solo l’ultimo tassello di una catena di persuasione che parte dalle televisione dove in qualsiasi trasmissione c’è una velina luccicante e il modello femminile vincente proposto fa sempre parte del mondo dello spettacolo. Ecco perché un vestito ammiccante su una bambina non è mai neutrale, una madre che lo acquista non è mai innocente”.

Iginio Straffi, creatore delle Winx è indispettito quando gli viene fatto notare che le sue fate sembrano veline: “Hanno un’anima un carattere ognuna di loro diverso. Amano, sbagliano, dagli errori imparano e crescono, capiscono e fanno esperienza: tutto l’opposto di chi passa come velina e mostra soltanto l’immagine esteriore. Da Pippi Calzelunghe in poi, le donne con una forza fanno centro, quelle che stanno lì solo con la presenza non contano niente”. E’ vero che le Winx offrono uno spettro di personalità in cui riconoscersi ma non sono Musa (fata della Musica che porta pantaloni e codini) o Tecna (fata della tecnologia, definita pignola e razionale) le più amate e imitate bensì Bloom, Flora e Stella: quest’ultima è bionda, spendacciona e svogliata a scuola, segue la moda, ha un fidanzato ed è considerata, la più sexy tra le Winx. Dunque se le bambine a otto anni vestono jeans a zampa, canotte sotto il seno, usano il glitter sulle palpebre, portano scarpe piene di strass e pretendono le zeppe non vi è altra ragione: lo fanno ispirandosi alle loro fate del cuore. Forse però come sempre esistono anche tendenze contrarie. La figlia di Kate Winslet, racconta la stessa attrice Oscar di The reader, ha sconsigliato alla madre di vestirsi sempre e solo di nero, suggerendole colori più chiari, ma raccomandando pure di non indossare mai il rosa che, a parere della piccola Winsletnon, non dovrebbe essere portata da nessuna che non sia sopra i dieci anni.

[Pubblicato su Gioia Bambino]

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