GIOIA/PERSONE

Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani piace alle donne. Lui ricambia con quel suo fare gentile e rispettoso che è diventato oramai proverbiale. E un’ammirazione che va oltre questa vita: “Potendo rinascere, vorrei essere donna”. Alto e ben vestito (grigio o blu di preferenza), l’ex ministro dello Sviluppo economico che ha liberalizzato, tra l’altro, il mercato dell’elettricità, le licenze dei tassisti e la vendita dei farmaci da banco sarà il prossimo segretario del Partito Democratico se mantiene, come tutto lascia prevedere, lo stacco di vantaggio sui due contendenti: Dario Franceschini, attuale leader, e Ignazio Marino. Bersani, nato a Bettola in provincia di Piacenza da una famiglia di artigiani, ha 58 anni, è sposato e padre di due figlie, ama le metafore, inventare nuove parole, gli spaghetti in tutte le salse, il vino, i film di Quentin Tarantino. Con il suo inseparabile sigaro spesso spento, piega con cura il quotidiano, chiude il telefonino, mi guarda dritto negli occhi e sorride: “Sono pronto”.

Lei è nato il 29 settembre, lo stesso giorno di Silvio Berlusconi. “Non amo socializzare i fatti privati e il compleanno lo è, dunque spero che il Primo Ministro non lo dichiari festa nazionale”.

La politica è un mestiere o ancora una passione? “Non si rimane dentro quest’avventura se manca la passione. La politica deve dare grandi soddisfazioni per compensare la fatica che chiede, per primo il distacco dalla famiglia. Però non saprei dire in quale luogo dell’anima di compie questa gratificazione”.

E’ narcisismo forse? “Il bello sta in questo continuo mettersi alla prova e sperimentarsi. Forse è narcisismo”.

Onorevole, anche il Pd partecipa al gioco politico di dare le colpe agli avversari. Se sarà eletto il suo partito prosegue sulla strada dello scaricabarile? “Il nostro lavoro oggi è essere opposizione, ma è necessario costruire l’alternativa e farsi carico delle responsabilità.”

Farsi carico è azione tipica femminile. Può essere anche un’attitudine maschile? “Non possiamo non dirci femminini, tutti abbiamo una madre, dalla mia per esempio ho imparato il doverismo, un fortissimo senso del dovere.”

Dove raccoglie consensi il Pd? “Sui territori dove siamo tradizionalmente insediati, poi tra i ceti popolari e in quelli influenti che fanno opinione e cultura. Però la destra vince tra il popolo e questo non può piacere ad un partito di sinistra. Dobbiamo saper interpretare i bisogni dei lavoratori, delle piccole imprese e dei precari.”

Raccogliere i voti anche laddove il 740 sta sotto i ventimila euro? “La cifra del reddito è un ottimo indicatore, ma non è l’unico. Serve di capire come vivono, a quali servizi accedono, le prospettive del loro futuro.”

Frequentare i salotti mondani ha rovinato il Pd? “Ci hanno costruito addosso l’immagine di un partito salottiero, mentre la destra, come ama ripetere il ministro Renato Brunetta, starebbe con la gente. Però se guardo al condono dello scudo fiscale ne hanno beneficiato solo evasori, furbi e criminali, tutti ricchissimi.”

E’ una moda dire che il Partito democratico è litigioso o lo siete davvero? “Abbiamo costruito un partito molto democratico, talmente democratico che spesso le divergenze hanno contato più delle convergenze.”

Dunque fuori Francesco Rutelli e Paola Binetti, oppure proverà anche lei a mettere insieme laici e cattolici sui temi etici? “Serve una fusione”.

I tentativi non hanno dato buoni risultati finora. “Laicità vuol dire il coraggio e la forza di un’autonoma responsabilità politica. Io sono per il libero confronto però, al netto di casi di coscienza riconosciuti e circoscritti, già previsti e non certo creati giorno per giorno, si discute liberamente e poi si prende la decisione che è una e compatta. Quel che scandalizza gli elettori non è il dibattito ma l’incapacità di decidere.”

Ha detto di sperare in buoni rapporti con la Chiesa Cattolica. “La Chiesa ha diritto di stare nel pubblico dibattito, non ci sarà nessun rapporto strumentale, ma chiarezza sulla responsabilità delle nostre posizioni e un buon lavoro sul bene comune”.

Al Sud del Paese servono soldi o idee? “Entrambi. I soldi però non devono essere incentivi, ma premi. Chi investe e crea occupazione ha credito di imposta e non paga i contributi, in automatico, anche per dieci anni. Alla pubblica amministrazione virtuosa arriverà denaro, altrimenti niente fondi per riparare danni commessi”.

Lei dice sì alle unioni di fatto, no ai matrimoni omosessuali. Ma lo sa che oggi la discussione avanzata è: ho 60 anni e non so come dire a mio nipote che sono gay? “Davvero? Mi è sfuggito, lo ammetto”.

L’ho sentita dire che “in Italia c’è una questione femminile”, come se le donne fossero un problema. Mi spiega in che senso? “Lo dissi nel pieno dello scandalo di Berlsuconi e le escort, rilevando che bisognava reagire, riprendere a parlare della condizione femminile nei suoi veri ruoli non in quelli patinati, occuparsi di carriere bloccate, mancanza di innovazione che penalizza le donne, penuria dei servizi sociali.”

Onorevole Bersani questo sistema dove il merito femminile fatica a imporsi e il corpo delle donne è merce di scambio, è gestito da voi uomini, spesso vecchi, magari non da lei, ma dai suoi simili. “Dunque?”

Le propongo di scrivere una lettera aperta ai maschi italiani per riflettere voi insieme su queste disgrazie. “Avevo già in mente qualcosa di simile. Una lettera aperta per proporre quote di presenze femminili forti e transitorie.”

Solo nel pubblico o anche nel privato? “Dai consigli di amministrazione a quelli comunali. Lo so che la Costituzione non lo permette però vuole essere un invito, molto forte. So già che gli uomini diranno di no”.

Certo, ogni donna in più è un uomo in meno. “Appunto. Ma secondo me anche le donne saranno contrarie, scomette?”

Scommetto. Aspettiamo questa lettera e intanto mi promette di non dire più “questione femminile”? “Prometto, talvolta però la faccenda andrà trattata come un problema”.

Ha ancora senso una politica dell’antiberlusconismo? “E’ come discutere del sesso degli angeli. Ha senso invece occuparsi di berlusconismo. Le cose stanno cambiando, il primo ministro afferra e controlla il presente, ma non è in grado di offrire un orizzonte.”

Berlusconi sarà scalzato da un governo tecnico o (forse) confermato da elezioni anticipate? “Non partecipo al gioco. Io lavorerò perché alla fine della legislatura ci sia una proposta di governo nostra forte e credibile.”

Lei si candiderebbe? Non condivido l’idea che il segretario del Pd sia pure il candidato premier ideale, sempre ammesso che io….

Che lei diventi il Segretario. Intanto si allena? Fa sport? “Mi muovo, non mi piacciono i politici flaccidi e io non lo sono.”

Come si diverte? “Leggo libri e guardo film.”

Che cosa sta leggendo? “Un intervento di Papa Montini”.

Si è votato a un santo? (Silenzio imbarazzato con sorriso)

Prega? “Sono cose che non dico”.

Per diventare leader conta essere affascinanti? “Non guasta”.

Lei lo è? Sorride e arrossisce e timidamente dice: “Non dico neanche questo”.

[Pubblicato su Gioia, 10/2009]

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