BELLEZZE/GIOIA

Maggioranze silenziose / Uomini che amano le rifatte

Se pure la maggioranza dei maschi sostenga pubblicamente di odiare le bocche a canotto, preferire un genuino seno cascante a un turgido petto siliconato, carezzare più volentieri una coscia vero-butterata che non quella lisciata dal chirurgo, la verità è un’altra. Agli uomini piacciono le donne rifatte e alle donne piace l’idea di rifarsi per piacere agli uomini, lasciando schiattare di invidia le altre femmine che restano al palo con le loro superbe moscezze tutte naturali. Questa realtà è raccontata nell’anonimato dei forum e dei blog, sostanziata dal successo di film e programmi televisivi con signorine artificialmente prosperose e confermata da sondaggi come questo della SWG: la metà delle italiane vorrebbe un seno grosso e considera la misura del proprio reggipetto essenziale per un buon livello di autostima.

La veridicità dell’entusiasmo nazionale per l’estetica chirurgicamente realizzata sta pure negli otto milioni e mezzo di copie in cui è stato tirato il calendario di Cristina Dal Basso, la maggiorata del Grande Fratello, ovvero un numero di potenziali acquirenti pari al 50 per cento dei maschi italiani tra i 15 e i 65 anni (ma pure al numero degli uomini che hanno le smagliature secondo l’Istat e tra le due notizie non c’è correlazione, ma era lo spazio giusto per scrivere una cattiveria). In un forum con foto dedicato alla generosa fanciulla, il dibattito sulla sua bellezza è serrato ed aperto da un giovanotto che in sincerità scrive: “A vederla nuda ho avuto una involontaria erezione. Ora è passata, chiedo scusa, sono pronto a discutere”. E a confrontarsi soprattutto con le ragazze che sono le più accanite nella difesa della mastoplastica super-additiva di Cristina. Viene forte la tentazione di incolpare la tv e il modello-velina, ragazze uguali nelle misure, nella mosse, nella vocina, nelle aspirazioni e nel glitterato dress code.

Ancora più prepotente l’istigazione a vedere nel Grande Papi l’incarnazione dell’equivoco che invecchiare non è cool, meglio eternarsi nel presente di un viso senza ruga e una corte di signorine disponibili. Sarebbe però un sussulto moralista, un’indignazione più intelligente che noiosa, una stizza politicamente corretta spartibile con un paio di amiche, dunque sono andata dai maschi che conosco per farmi dire la loro verità. Più di uno tra i trenta e i quarant’anni ha ammesso che vedere due tette gigantesche su un vitino da vespa è molto eccitante, anche se sono finte e dunque sgradevoli sotto le mani: “pure la vista è un senso e io lo preferisco al tatto” (40, regista tv, romano, sposato, moglie con ritocco). “Non ho un pregiudizio moralista sui ritocchi estetici, li considero un bene di consumo alla stregua di una vacanza lussuosa o di un diamante, dunque sono disponibile a regalarlo alla mia futura ragazza” (49 anni, avvocato siciliano, scapolo) Qualcuno si impunta sulla bontà della correzione (“deve sembrare naturale” , 35, impiegato ministeriale, senza compagna) ma non oppone resistenza, un altro stabilisce il decalogo delle preferenze: “si agli zigomi, no al naso, si alla pancia, no alle labbra” (23 anni, barman, hinterland milanese, fidanzata “non rifatta, per ora”). Qualcuno ha un sussulto di buonsenso: “Non mi disturba né vedere nè toccare una ragazza rifatta, ma mi inquieta il perenne senso di insoddisfazione né un primo né un secondo intervento sono in grado di placare”. Il figlio di una signora femminista ironico confessa: “Ho toccato un seno rifatto e non mi è piaciuto, però non è stata la terribile esperienza che mia madre e le sue amiche mi paventavano”. Tutti concordano sulla postilla: “se è contenta lei, lo sono anche io”.

Negli anni 80 fu il movimento animalista a salvare una generazione di fanciulle della provincia dall’acquisto del visone che dava status, tono e vieppiù sex appeal, poiché ogni diva del bmovie, da Serena Grandi a Edwige Fenech, era stata immortala nuda e appena coperta dalla vera pelle di animale ucciso. E’ difficile credere che un simile miracolo si rinnovi. Non ci sarà un moto rivoluzionario per salvare le nuove leve dall’esibizionismo dei più gettonati status symbol: nasino dritto, pancia rasa, due cordicelle invisibili che tirano su i glutei e regalano rotondità impeccabili, occhi da gatta contro la ptosi (abbassamento) della palpebra, zigomi all’insù, mento arrotondato, financo la limatura di un mignolo del piedi. Chi prova a schierarsi contro il lipofilling per ringiovanire le mani, la brachioplastica che rassoda le braccia e non lascia cicatrici, le ginocchia scolpite o al perfetto tondo di un ombelico assume una posizione isolata, minoritaria, e in estrema sintesi da sfigata, essendo a la page e interclassita l’uso e l’abuso del ferro chirurgico per aggiustare, rimpolpare, diminuire, lievitare. L’intellettuale emancipata può essere rifatta e talvolta mal rifatta quanto la mia simpatica fisioterapista che, per errore del medico, non può chiudere la bocca, rimanendo un cerchietto aperto tra labbro superiore e inferiore in una perenne espressione stupita. Dunque, non sarà un movimento popolare a salvarci dai tragici errori insiti nei grandi numeri della chirurgia estetica low cost dove tre misure di seno in più in una clinica di provincia costano duemila euro rispetto ai lussuosi presidi metropolitani in cui dove però accadono ugualmente disgrazie come quelle occorse ad un bella donna dell’aristocrazia romana: due meravigliosi seni, uniti però al centro. Prova a consolarmi Melissa Panarello, l’autrice di Cento colpi di spazzola (Fazi): “Grazie a dio esistono ancora quelli che amano la cellulite, i peli e le smagliature. Ci vuole verità nel sesso, estrema verità. Poiché il sesso migliore è roba di corpo, e dopo, solo dopo, di testa”. Mi sembra bellissimo, provo a crederci.

[Pubblicato su Gioia]

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