ARTICOLESSE/GIOIA

Quasi quasi divorzio a sessant’anni

La favola del divorzio grigio, quello che arriva dopo trent’anni di matrimonio, ha la sua cifra ricorrente nel sesso. Come se, dietro l’8 per cento di separazioni definitive per chi ha superato i 60 anni, ci fosse una cascata di pillole azzurre che rende arzilli maschi annoiati da mogli in bigodini. Oppure, per contro, signore stufe di mariti distratti che mollano figli e nipoti virando verso la pazza (terza) vita pur con i capelli bianchi. Insomma, una sorta di set diffuso ispirato al programma di Maria De Filippi, “Uomini e donne over 60”, signore e signori piacenti e beneducati, pimpanti e gentili, eccitati seppur con misura da nuove esuberanti avventure. Certo ci sono storie meravigliose come Lucia, romana, 60 anni, separata da tre, ora in attesa di divorzio, che ha chiuso il suo matrimonio “per tornare a vivere” e, dopo pochissimo tempo ha incontrato di nuovo l’amore con un suo coetaneo. Adesso la signora si gode una storia piena di allegria e buon sesso, con l’unico patto “di non andare mai a vivere insieme” Però non è (sempre) così. Semplicemente come spesso succede con l’amore, i figli e i patrimoni, è solo (molto) più complicato, non per questo meno forte, interessante e bello.

Margherita, racconta, 63 anni, friulana: “Sapevo che non eravamo fatti l’uno per l’altra, ma c’era il lavoro a tenerci lontani e la cura dei due figli a ravvicinarci. Quando entrambe le cose sono giunte alla fine di un impegno quotidiano, i fatti sono esplosi nelle nostre mani. Il suo risentimento nei confronti dei miei interessi e delle mie amiche è diventato insopportabile, ho deciso di riprendermi la vita, sapendo che sarebbe stata dura con una piccola pensione da insegnate. I miei figli mi chiedevano perché lo facevo solo ora dopo trentaquattro anni di vita comune, ed è una bella domanda che ho rivolto a me stessa tante volte. Sono cresciuta, come molte altre della mia generazione, immersa nel senso del dovere verso la famiglia e i figli, ma quando la loro strada era tracciata, dentro di me è salito prepotente il desiderio di essere libera. C’è l’amarezza di averlo fatto quando il tempo futuro è risibile, ma sono felice del mio gesto,e lo rifarei”.

Insomma La Coguara Urbana raccontata da Laura Lorenza Sciolla (Mondadori), la signora cinquantenne ironica e scatenata che si lancia nella seduzione dei giovanotti, è il ritratto della divorziata ultra-anta che (forse) verrà. Ad oggi, le signore che allo scoccare dei 60 e oltre hanno un divorzio in tasca sono state ventenni nel 1968 e, specie se abitavano in provincia, la rivoluzione culturale l’hanno vista solo in tv. Quando gli anni Settanta terremotarono i costumi italiani, le loro vite erano avviate su saldi binari: casa, marito, figli, le più fortunate un lavoro, le altre qualche impiego saltuario e mal retribuito. Hanno vissuto l’emancipazione femminile guardando figlie, sorelle, nipoti. Quando è arrivata la maggiore età dei pargoli, si sono autorizzate (intanto) a far il conto delle rinunce. A quel punto, una quota di loro, piccola e coraggiosa (secondo l’Istat, l’iniziativa di separazione è presa nel 71 per cento dei casi dalle moglie) ha deciso di riprendersi la propria vita spesa con amore e gratificazione nella cura dei propri cari, avendo però spesso perso di vista le ambizioni e i desideri più intimi. Un gesto di baldanza per cui le donne pagano un prezzo molto alto. Marzio Barbagli, il sociologo che studia le tendenze più moderne, sta scrivendo un libro sugli effetti causati dai lunghi tempi del divorzio in Italia. Dagli studi su altri Paesi risulta che l’attesa sommata alla tarda età penalizza le donne che spesso hanno minor reddito e potrebbero risollevarsi con una nuova unione cui diventa più difficile accedere con il passare degli anni. Per contro, gli uomini over 60 si risposano più facilmente, ma più di frequente perdono i rapporti con i figli, specie se sono di classe sociali medio basse, mancandogli in vecchiaia cura e affetto (almeno così succede in Usa e in Gran Bretagna).

Francesca, 66 anni, è una bellissima signora salernitana, corteggiata, ma “non più disponibile per gli uomini”, ancora ferita e amareggiata dalla fine del suo legame durato 30 anni: “un tempo scandito da scenate di gelosie per tradimenti che magari avessi consumato”. Un ennesimo litigio, cinque anni fa, nel pomeriggio di un’estate caldissima, le fece perdere l’ultimo grano di pazienza e chiedere la separazione. Dopo tre mesi, lui andò a vivere con una donna di trent’anni più giovane, non ha più incontrato i due figli maschi, schierati con la madre, nè conosciuto la nipotina di quattro mesi di cui adesso Francesca si occupa. L’ex marito di Annetta, toscana, invece vede i due figli per Natale e regala loro una piccola somma in denaro. Era una famiglia benestante e dall’esterno “sembravamo felici, ma io sapevo che l’amore non c‘era mai stato e con il passare degli anni era venuto meno anche l’affetto e il rispetto”. Quando dieci anni fa Annetta chiese la separazione, in molti furono sorpresi dalla sua rinuncia ad un alto tenore di vita: “Io però mi sono ripresa la mia dignità e mi sento molto più signora oggi che quando salivo sulla sua Mercedes per andare alle cene del Lions”.

In Italia una quota consistente di separazioni non diventa mai divorzio, senza comportare la ricomposizione della coppia: nel decennio 1995/2995 è accaduto quattro volte su dieci. Il passo finale non si fa per pigrizia, oppure perché conviene economicamente (le separazioni di comodo fatte per scalare le tasse sono il 5 per cento del totale secondo l’Ami, Associazione degli avvocati matrimonialisti) oppure perché a sessant’anni (come a trenta) non è facile né scontato prevedere che cosa sarà di noi.

Fernanda ha 60 anni e tre figli avuti da due uomini diversi. Dal primo si separò per amore della militanza politica e pur “non credendo ai vincoli stampati su carta” disse di sì al matrimonio con il secondo. Per prendersi cura dell’ultima figlia, Fernanda chiese un part time alla sua azienda, le fu rifiutato e alla fine lasciò il lavoro: “Ero disperata, non avevo aiuti in casa e dipendevo economicamente da mio marito. Mi iscrissi ad un corso di scultura per prendermi qualche ora di tempo libero e lì si aprì un nuovo mondo interiore”. I figli crescevano e gli interessi di Fernanda pure, ma verso il suo sé artistico e spirituale. Il marito si sentiva escluso e in gran parte lo era. Quando lui le chiese di scegliere, lei con molta serenità decise di lasciarlo. I rapporti sono rimasti ottimi: vanno insieme alle manifestazioni e si trovano a pranzo insieme nel week end, nessuno dei due ha avuto altre relazioni. Fra qualche anno, quando saranno meno autonomi, a Fernanda piacerebbe ritrovarlo come convivente, però in stanze separate.

La crescita delle separazioni in tarda età comporta anche inconsueti diritti e doveri di cui la legge non si occupa, per fortuna. Luisa ha dieci anni e si è interessata moltissimo al divorzio dei due nonni paterni. Luigi, 65 anni, racconta di aver lasciato la seconda moglie di quindici anni più giovane, “perché non sopportava più i suoi tradimenti, e poi negli ultimi mesi aveva superato il limite vivendo per due giorni alla settimana dal suo amante”. I tre figli, due sposati e una convivente, hanno approvato la scelta e litigato con la madre/matrigna, ma a Luisa quella nonna appariscente e sempre allegra che sa fare una buonissima torta caprese piace da pazzi, così ha patteggiato e ottenuto dal consesso familiare di vederla almeno per “tre pomeriggi al mese”.

[Pubblicato su Gioia]

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