FULMINI/POLITICA

La libertà femminile
 e il fallimento delle istituzioni. Il Corriere della Sera 04/2010

Negli altri Paesi d’Europa i movimenti libertari hanno coinvolto larghe fasce della popolazioni, in Italia no

Una volta le femministe non scrivevano sul Corriere della Sera, al massimo venivano intervistate ed è questo un segno forte e bello del fatto che oggi le sorti del femminile riguardano tutti. Negli altri paesi d’Europa i movimenti libertari hanno coinvolto larghe fasce della popolazioni, attraversato partiti e istituzioni, ammodernato mentalità, pratiche politiche, e anche legislazioni che sono state sentite e attuate. In Italia questo non è accaduto.

Le leggi di parità sono state ottenute ugualmente – per esempio quella sui salari è del 1975 ed è ottima, peccato però che siano mancati denaro, volontà politica e interesse delle imprese private a sostenerla. La legge sui congedi parentali, fermamente voluta da Livia Turco e faticosamente approvata in parlamento, non poi ha trovato più nessuno/a disposto a battersi per finanziarla, migliorarla e per convincere imprese pubbliche e private che andava applicata. La legge sulla violenza sessuale ha inasprito le pene ma non diminuito la violenza contro le donne: del resto non è mai stato speso un euro per finanziare un importante osservatorio sullo stupro che avrebbe dovuto anche monitorare la certezza della pena. Questo accadeva nelle istituzioni tra disinteresse e ostilità, ma nel contempo milioni di donne hanno condotto vite coraggiose con le proprie forze. Per ogni femmina che si è fatta maltrattare dai capi maschi in ufficio pur essendo più competente di loro, ce n’è stata un’altra che ha avuto ragione dell’oppressore, e un’altra ancora che ha rifiutato di sentirsi una vittima e quindi si è inventata un’altra strada, magari si è dimessa e ha provato da un’altra parte.

Le leggi hanno funzionato solo in parte, eppure in altri e decisivi livelli dell’esistenza femminile avvenivano cambiamenti radicali che hanno innovato gli stili di vita di tutti, uomini donne e bambini. Famiglie allargate, libertà di scelte sulla salute, percorsi spirituali, imprenditoria femminile, formazione, difesa della scuola, integrazione degli stranieri, volontariato, cura della terra e dell’ambiente sono tutti settori della vita individuale e sociale dove la libertà è misurabile ed è superiore a quella di vent’anni fa. L’hanno allargata e coltivata le donne, senza leggi che lo comandassero, e si è trasformata in un vantaggio per tutti. È anche un dono di valore per gli uomini, basta guardare al modo in cui oggi i padri sono capaci di occuparsi dei neonati e dei bambini piccoli, con tenerezza, competenza e soddisfazioni inaudite anche solo una generazione fa. Quel che compete alle istituzioni invece è straordinariamente arretrato, oppure fallito, oppure inefficace. Molte che abbiamo votato ci hanno provato e non sono riuscite che in parte, altre hanno badato solo alle ambizioni proprie e degli uomini con cui hanno spartito il potere. Questi uomini non hanno mai avuto a cuore le sorti delle donne, con cui pure erano sposati, da cui certamente sono nati, e di cui erano padri e fratelli: se ne sono disinteressati, oppure hanno attivamente ostacolato. Ed è accaduto senza quasi distinzione sia a destra che a sinistra.

Del femminismo le istituzioni non hanno rigettato le proposte di legge, ma l’etica, e noi che abbiamo lavorato per quattro anni nel Ministero per le Pari Opportunità, retto da donne certo non imbelli come Anna Finocchiaro e Laura Balbo, possiamo testimoniarlo con certezza. Il femminismo è un pensiero quanto una pratica quotidiana, uno spirito ottimista che porta con sé scossoni, cambiamenti, rivoluzioni quindi assai poco affine al potere e alla sua essenza, l’autoconservazione. Mentre governi e parlamenti restavano impantanati, la trasmissione da una generazione all’altra avviene, eccome. La libertà femminile è stata passata da una generazione all’altra nelle famiglie, nelle scuole, nelle università, nei luoghi del divertimento, sui giornali femminili (che hanno fatto e fanno moltissimo). Le ragazze la hanno spesa come volevano. Poche la hanno usata per comportarsi da cretine, il che piace a tanti a quelli che le rappresentano falsamente, come se le veline o le baby squillo fossero a milioni. A milioni invece sono le nostre figlie, che magari hanno vite normali ma libere, passano sei mesi a vestirsi da cubista e poi si laureano lo stesso in ingegneria edile, e che sono originali, indipendenti, ambiziose, autonome, e anche incasinate, e a volte incomprensibili, ma certo non sono schiave.

Alessandra Di Pietro e Paola Tavella
giornaliste, ex portavoce del Ministero per le Pari Opportunità

[Pubblicato su Il Corriere della Sera]

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