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Aiuto c’è mia zia su facebook!

Se sei amico di qualcuno su Facebook gli dài il permesso di curiosare nella tua pagina, ovvero lo scomparto di vita privata postato sulla pubblica piazza. Siccome i nove milioni di utenti italiani hanno dai 12 ai 60 anni, gli incroci tra genitori, figli, nonni, nipoti, zii e cugini sono molteplici, inevitabili e inaspettati. Marianna, romana, la terza di quattro figli, ha 13 anni e un profilo che pullula di cuoricini, parolacce, messaggi cifrati, dichiarazioni di amore tra amiche, foto in minigonna mentre bacia il fidanzato, dunque dice: “Devo proteggere il mio papà. Crede che io sia ancora la sua bambina, non posso averlo tra i piedi su Facebook”. Il padre, che usa il social network (anche) per promuovere il suo lavoro di imprenditore, afferma: “Marianna è fierissima di aver più volte rifiutato la mia richiesta di amicizia, se ne vanta con le amiche, ma è una sua fantasia, io non gliel’ho mai chiesta”. Con gli altri due figli ventenni, invece, è connesso, ma non li spia: “Tutt’al più mi accorgo che Michele ha mandato l’ultimo post alle 6 ed era ubriaco, nel caso quando si sveglia alle tre del pomeriggio, gli faccio un po’ di predica. Per il resto, o è molto bravo a celare le avventure oppure conduce giornate noiose, persino più delle mie”.

Luigi Turinese (luigiturinese.blogspot.com) psicanalista, è attivo su Facebook, ma non ha contatti con la figlia sul network: “Genitori e figli stanno mai nella stessa comitiva? Escono insieme? No, se non di rado. E’ giusto che sia così nella vita reale e in quella virtuale”. Secondo Turinese non esistono regole di convivenza familiare buone per tutti, “dipende dall’età dei figli e dalla relazione che hanno con i genitori”, però se la prole rifiuta di trasformare un genitore (ruolo autorevole) in un amico della rete (ruolo confidenziale)  ne va lo  lodata la saggezza. Turinese dunque parteggia per il gruppo For the love of god, don’t let parents join Facebook ( Per amor di dio, no i genitori su Facebook, oltre 8000 fan) dove uno degli ultimi post è: “Sono imbarazzato da quel che mia madre scrive sul suo profilo”. Perché se gli adolescenti mettono sul loro wall amori, litigi, appuntamenti, sono gli adulti a soffrire sempre più la Too much informations syndrom, ovvero la smania di raccontare quanto più possibile su di sé rischiando, almeno negli Stati Uniti, di finire su Lamebook un sito dove si postano le figuracce collezionate su Facebook.

In Italia non c’è (purtroppo) un sito simile a frenare gli esibizionismi, dunque il voyeurismo unito all’inclinazione catastrofica di tanti genitori genera un vortice di ansia e invasività. Molte madri rivendicano il diritto di spiare i figli e per assicurarsi il risultato accendono la fantasia. Una seria commercialista quarantenne di Bologna ha inventato il profilo di un’audace sedicenne milanese e ha ottenuto il lasciapassare dal figlio liceale; una giornalista libertaria e di sinistra ha stretto un patto di sangue con un’amica venticinquenne che le monitora la creatura adolescente. A sua volta, però anche la venticinquenne ha altri problemi: “Da quando i miei parenti sono su Facebook nelle mie note ho eliminato ogni riferimento al sesso, ma soprattutto non posso più postare commenti su quanto siano idioti loro. In più, mio padre che ho annesso tra gli amici, rifiuta di scrivere sulla colonnina delle info personali che sono sua figlia”.

Dunque l’imbarazzo sulle convivenza in rete tra genitori e figli è bidirezionale  ed è legato più al ruolo che all’età: “Aiuto c’è mia madre su Facebook”, scrisse il primo giorno di primavera una ragazza fiorentina di quarant’anni. Tra le decine di commenti, più di un adulto condivise la stessa ansia e la conseguente, tremenda sensazione di sentirsi un adolescente cui mamma può spiare i diari. E se il profilo in rete fosse una sorta di diario che si lascia aperto per essere guardati, rimproverati, controllati, riempiti di attenzione? Luisa, 45 anni, napoletana, sostiene: “Con mia figlia chatto da una stanza all’altra, il dialogo in rete facilita la comunicazione reale con lei e con le sue  sue amiche, ma seguo la regola aurea di commentare  solo se interrogata”. Maria Teresa, 40 anni, sceneggiatrice televisiva, invece, è stata presa di mira dalla cugina tredicenne: “Rovescia sulla mia bacheca cuoricini, orsetti, acronimi, e leggo aggiornamenti su ogni sua audace esperienza. Ho avuto la tentazione di riferire ai genitori, poi ho deciso di non tradire la sua fiducia, anzi di seguirla, è un osservatorio privilegiato che potrà aiutarmi quando mia figlia sarà adolescente”. Talvolta, invece, sono le zie ad essere scatenate, non le nipoti.  Dice Elisabetta, 50 anni, assistente parlamentare: “Suggerisco a mia nipote l’amicizia con bei ragazzi, ma lei non accetta mai”. D’altronde, gli adolescenti lo sanno, mai fidarsi degli sconosciuti. In una  famosa scuola media di Roma alcuni professori e il preside hanno creati falsi account chiedendo l’amicizia a molti alunni dell’ultimo anno. Dopo qualche mese di spionaggio, i docenti hanno convocato i genitori informandoli su fidanzati diciottenni, scappatelle notturne, maldicenze sui professori scritte in bacheca. I genitori hanno persino ringraziato, i ragazzi hanno eliminato dal profilo padri, madri e sconosciuti.

La sociologa americana Danah Boyd ha scritto che i social network sono spazi di crescita per i ragazzi, “che si configurano come persone in autonomia proprio grazie all’indipendenza dai genitori” ammonendo sull’invadenza. Negli Stati Uniti, dove la metà dei genitori è amico dei figli sul social network, il dottor BJ Fogg e la dottoressa Linda Phillips hanno aperto un sito Facebook for parents e offerto dei corsi per imparare il galateo familiare in rete:  è giusto diventare amici dei propri figli per sapere chi frequentano ma è proibito diventare amici degli amici dei pargoli;  va bene commentare ogni tanti, va male essere presenzialisti, persino l’intenzione deve essere pura: mai spiare, giusto restringere un po’ il divario generazionale accorciando la distanza grazie alla tecnologia.

[Pubblicato su Gioia, 06/2010]

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