GIOIA/PERSONE

Nicola Zingaretti: Fateci largo che passiamo noi

Nicola Zingaretti, 45 anni, è presidente della Provincia di Roma. I rumors lo danno futuro candidato sindaco della capitale per il centrosinistra e/o prossimo segretario del Partito Democratico. I sostenitori lo considerano uno stratega abile, intelligente e brillante, i detrattori un noioso ed ecumenico temporeggiatore: al momento le due fazioni si stanno scaldano in attesa che nei prossimi tempi Zingaretti scenda in campo. Ex capo della Fgci (i giovani del partito comunista), ha avuto una formazione politica internazionale, parla inglese e spagnolo, ama youtube, detesta ballare, legge gli scrittori russi e l’americano Philip Roth, ascolta i cantautori italiani ed è grato a Tiziano Ferro: “finalmente le mie bambine hanno smesso di tormentarmi con lo Zecchino d’oro”. Suo fratello è l’attore Luca Zingaretti che interpreta il celebre commissario Montalbano e con cui spartisce una forte somiglianza, a partire dalla pelata.

A vent’anni però aveva la testa piena di riccioli neri, vero? Verissimo, erano tanti e belli. Anche Luca li aveva così.

Il suo soprannome allora era lo Zingaro, ma lei è mai stato zingaresco? O almeno un po’ scapestrato? Luca sì, io sono sempre stato un tipo preciso, ma nessuno dei due combinava guai. Per merito di mamma.

Vi teneva sotto controllo? Portava noi tre (c’è anche la sorella Angela ndr) al cinema, ai festival di poesie, al teatro di Dario Fo e Edoardo De Filippo, ci dava grandi porzioni di libertà culturale così noi non avevamo bisogno i fare i figli dei fiori. Ci siamo divertiti molto.

Nelle foto ufficiali lei sorride sempre, allora a Roma gira questo sfottò: “ma che ci avrà da ridere”?. Lo so, me lo dicono pure. E’ bene non prendersi mai troppo sul serio. Chi ha una responsabilità pubblica deve trasmettere serenità e sicurezza. Senza essere una iena ridens che dà pacche sulle spalle per distrarre dai problemi.

Oppure per dimenticarsi di essere stretto tra Renata Polverini (Presidente Regione) e Gianni Alemanno (Sindaco), entrambi di destra. Polverini è appena arrivata. Finora ho collaborato con lei prendendo un limone in faccia mentre le stavo accanto alle manifestazioni del 25 aprile e un gruppo di giovani la contestava. Il rapporto con il sindaco è buono, per esempio abbiamo lavorato insieme alla candidatura di Roma per le prossime Olimpiadi.

Lei fa politica da trent’anni, eppure è considerato ancora una promessa, persino giovane. Come ha fatto a sopravvivere senza bruciarsi? Non ho l’ansia della prestazione successiva né dell’esibizione. Il mio assillo è fare bene quel che faccio adesso. Mi ispiro al motto di Mimmi, mia madre: “Questa non è una prova, è la vita”.

Zingaretti lei è sempre compassato. Provi per favore a dire qualcosa di cattivo. Esiste la gerontocrazia nel Partito Democratico, un gruppo di vecchi al comando che non molla le poltrone? Esiste in Italia e il Partito Democratico fa parte dell’Italia.

Allora si metterà contro Bersani, Fassino, Veltroni. Io e gli altri che vogliono innovare dobbiamo affrontare la sfida di vincere senza i grandi, non contro di loro.

Non è più neanche dalemiano? Il rapporto con i leader del mio partito è stato importante ma spero che nessuno di loro mi chieda un’etichetta di fedeltà.

Quindi è libero di dirmi se le piace Nichi Vendola. Certo, mi piace moltissimo.

Se si presentasse alle primarie lo voterebbe? Perché no, vediamo chi sono gli altri.

Sarà per non criticare i suoi colleghi che rifiuta spesso di andare in televisione. I giornalisti chiedono ai leader che cosa pensano dell’Italia e a me che cosa penso del leader. Io li sfido e non dichiaro, sono contro la scorciatoia di avere un ruolo parlando male degli altri. Odio il gossip e i tuttologi della politica.

Di lei dicono che sembra assente pure quando è presente, invece sornione osserva, studia, elabora. E poi vinco. Invece gli altri, quando finisce il Truman Show perdono. Non è il silenzio che pratico, ma la misura. Sono severo con me stesso e con gli altri, non sopporto gli aspetti sciatti e burocratici della politica. Quando ero segretario della Fgci Goffredo Bettini (suo dirigente) mi chiedeva: quanti  ibri hai letto questa settimana? E io, nel terrore della risposta, ne leggevo sempre di più.

Molta teoria, poca realtà? Eh no, al contrario sempre e solo con l’elettorato. Io sono terrorizzato dalla cooptazione, accetto solo le sfide che sono sottoposte al voto, ma la conoscenza viene prima di tutto.

Continua a leggere? Meno di prima. Però da un paio di mesi, io e il mio staff ogni settimana prendiamo lezione dai migliori professori universitari di Roma su politica ed economia.

Quando Berlusconi e Fini litigarono disse che più del merito era importante il metodo. Perché? E’ stato l’ingresso del reality show in politica, la presa diretta del litigio durante le riunioni finora segrete, il superamento del salotto televisivo, un nuovo format del Grande fratello.

La tv è colpevole sempre? Ha ucciso la critica e imposto il modello unico, in questo senso la tv è di destra. Internet invece è di sinistra: aperto a chiunque e moltiplicatore degli incontri, non a caso è il primo media che i regimi vogliono chiudere.

Lei è sposato con una coetanea. Ci siamo conosciuti all’esame di maturità e fidanzati poco dopo ad una manifestazione.

Le vostre bambine hanno 8 e 5 anni. Si, e io mi impegno a fare il padre.

Come? Ogni mattina le accompagno a scuola a piedi e almeno tre volte a settimana vado a cena a casa, a qualunque costo.

Quale sarebbe il costo? Lavorare poi fino notte per esempio. Nella scala delle cose che mi interessano le bambine sono il mio orizzonte.

Aiuta in casa? Il sabato mattina vado a fare la spesa settimanale. Impiego il doppio del tempo necessario perché in molti avvicinano e chiedono: ma è proprio lei?

Finalmente adesso la riconoscono per Nicola Zingaretti e non per Luca. Che rapporto ha con suo fratello? Forte e bello. Noi siamo una famiglia e il successo non ha cambiato le nostre relazioni. Spesso la domenica stiamo a pranzo da mamma, ci scambiamo consigli e stiamo attenti a non mangiare troppa pasta.

Tratti comuni? Il rigore morale e la capacità di saper dire di no.

Diversità? Mio fratello è più avventuroso e impulsivo.

Entrambi però. Nel nostro lavoro ci mettiamo la faccia.

[Pubblicato su Gioia]

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