GIOIA BAMBINO

W la mamma imperfetta

Le madri sciagurate a volte sono meglio di quelle devote perché non provocano sensi di colpa nei figli adulti e siccome non è possibile evitare gli errori con la prole (e con i mariti) conviene schierarsi da subito contro chi vuole dimostrare il contrario. Per crescere le creature è preferibile essere allegre e rilassate più che puntigliose e severe, seguire l’istinto e non necessariamente l’ordine costituito, ispirarsi alle nonne matriarche o scegliere solo manualistica affidabile fin dal titolo assertivo tipo Le madri non sbagliano mai (Giovanni Bollea, Feltrinelli) o La madre perfetta sei tu (Stéphen Clerget Mondadori). Dovendo far quadrare in ventiquattro ore lavoro fuori e dentro casa, uno o più figli, il compagno/marito, le amiche, cinema, libri e necessari aggiornamenti sugli stili di vita, per non rimanere impantanate tra stress, frustrazione e impotenza, sia il buon senso a vincere. Sull’educazione per esempio, badare al sodo è una buona soluzione. Chiariti alcuni concetti di base (no rumori a tavolo, salutare, baciare, dire grazie, per favore, non interrompere, lasciare il bagno pulito, lavarsi denti) è meglio lasciare la faccenda al flusso della vita. Ovvero, trattare la prole con liberalità, ma senza permettere a nessun minorenne di farvi sentire in credito o in torto. Se siete in ritardo e strillate la figlia che vuole il terzo cambio scarpa alle otto del mattino, fate benissimo. Una scenata di due minuti è preferibile a trenta minuti di ragionevole predica, come sostengono peraltro i bambini interpellati. Meglio allattare un neonato che piange e mandare il resto della famiglia a prendere per la terza sera consecutiva la pizza, è è preferibile un moccioso che nasconda i bruchi nella sua stanza che uno isterico per le macchie sulle magliette. Per consolidare il risultato di educare la prole in maniera elastica favorendo l’abbassamento di ogni ansia di prestazione, allargate il cerchio delle frequentazioni di chi vi assomiglia. Portateli a cena da persone gentili che non hanno orari, lasciate nel dvd video norvegesi un pochino sconci, abituateli a cerimonie religiose varie, ad andare al mercato, giocare con i cani e i nonni altrui, perdere i vestiti o scambiarli. Li rende simpatici, aperti, e pronti alle sorprese.

Un modello di madre perfetta non segna la strada da emulare per i figli semmai una nevrosi in più da smaltire. In La prima cosa bella di Paolo Virzi è la scriteriata vita di Anna a fare piangere dalla prima all’ultima scena e non l’affidabilissima sorella. A pensarci bene le ragazze che dobbiamo ringraziare sono le eccentriche, quelle che disattendono il modello prestabilito, sfidano il giudizio e il pregiudizio, solitarie e coraggiose seguono il loro istinto e a volte aspettano anni per avere le loro ragioni, costruiscono a loro spese un precedente a cui tutte possono fare riferimento e creano un ventaglio di libera esperienza cui attingere. Queste donne non sono multitasking, sanno fare alcune cose e non altre, non piangono su risultati mediocri, ci mettono cuore, allegria e buona volontà, e poggiano il loro tassello nella storia collettiva della libertà femminile. Le donne famose cui essere riconoscenti, alla fine, sono quelle che vanno controcorrente: Antonella Clerici e la sua taglia over 46, Margherita Agnelli e i suoi otto figli, Julia Roberts madre del quarto a 42 anni, la cantante Giorgia che partorisce in acqua, Eva Herzigova che allatta un pupo già grande, Nicole Kidman convinta di essere rimasta incinta dopo l’immersione  in acque miracolose. Sono da preferire dissennate come Sharon Stone che vuole mettere il botulino piedi del figlio per non farli sudare, Kate Holmes con i tacchi e le pellicce di Suri o Halle Berry e la figlia Nahla Ariela vestita da farfalla in pieno agosto metropolitano: dinanzi a tante stravaganze chiunque sorride e si sente una madre modello. E poi, se le bambine piccole potessero dire la loro magari vorrebbero vestire sempre le ali di Nahla e non un cappottino rosso.

Più di una ragazza dal passato movimentato ha messo su una famiglia dai sobri costumi credendo che fosse moralmente corretto offrire ai figli rigorosi modelli di vita. Ma nessuno studio dimostra che la madre giudiziosa fa figli saggi, anzi spesso succede il contrario. “Guardavo mio padre uscire la mattina e desideravo che anche mia madre andasse al lavoro. Pensavo che, se anche lei avesse avuto una vita segreta, sarebbe stata una persona più felice” scrive la famosa food writer Ruth Reichl figlia di una donna che non sapeva cuocer un budino (Mai come mia madre, Ponte alle grazie). Le ragazze che sono devote alla diffusione del Verbo dell’Imperfezione si incontrano in Rete, (mammaimperfetta.it o mammachecasino.blogspot.com, panzallaria.it, unamamma.it, ecc.), seguaci di quel Winnicott  che con l’idea di una di madre sufficientemente “buona” ha dato a tutte un grande insegnamento di libertà e una boa di salvataggio.

Se non bastasse la prospettiva di una vita rilassata, a distruggere il mito della mamma multitasking ci pensa la scienza. David Meyer, dell’Università del Michigan, sostiene che solo pochi compiti possono sovrapporsi. Guidare e ascoltare musica, telefonare e caricare la lavatrice altrettanto ma risolvere un problema e controllare le e-mail o parlare al telefono mentre si guida, anche con l’auricolare debilitante e  pericoloso per se stessi fino al limite della vita, e se qualcuno ci riesce alla lunga i risultati sono pessimi. La science writer Winifred Gallagher si spinge persino oltre sostenendo che la capacità di concentrazione è il Sacro Graal di una vita migliore. L’autrice di Rapt – Attention and the Focused Life (Penguin Press) scrive che “il controllo intelligente dell’attenzione è la conditio sine qua non di una vita buona e la chiave per migliorare virtualmente ogni aspetto dell’esperienza”. Il suo consiglio è Stay Focused, state concentrate. Per esempio su questo numero: 81 minuti ovvero la differenza di tempo libero tra femmine e maschi. Ottantuno minuti che diventano 444 ore nell’arco di un anno, cioè 18 giorni, le ferie estive, il tempo di un viaggio, due mesi in più in ufficio. Un tempo memorabile da riprendersi il prima possibile, con al massima attenzione.

[Pubblicato su Gioia Bambino, 07/2011]

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