GIOIA/PERSONE

Marracash: ragazze siate meno stupide

“La libertà delle donne può essere ridotta alla libertà di prostituirsi? Venderti a 15 anni per avere un Iphone? E’ questo il risultato del femminismo?”. Marracash è un rapper e ha 30 anni. Il video di Badabum cha cha (2008), suo primo grande successo, conta tre milioni di visualizzazione su youtube. Il suo secondo album Fino a qui tutto bene (tra gli ospiti c’è Giusi Ferreri) appena uscito è schizzato al primo posto nella classifica di Itunes ( lo store online della musica), il singolo di punta è Stupido: “la parola che riassume questo 2010”. Nel disco Marracash canta di “un paese in caduta libera” che ha perso onore, valori, interessi, intelligenza. Lui è tenace, testardo, orgoglioso. E arrabbiato con donne: “Non sopporto queste ragazze che si vantano di non aver mai visto un film come Arancia Meccanica, ascoltato Jimi Hendrix o giocato a un videogame perché, mi dicono, sono cose da maschi. So che corro il rischio di generalizzare, so che ci sono donne in gamba, ma con certezza dico che la media prevalente si attiene strettamente al livello superficiale. Purtroppo, anche le studenti universitarie”. Marracash (vero nome Fabio Rizzo) è nato a Milano da una famiglia siciliana e in casa si parla dialetto. La madre è bidella, il padre camionista, lui ha un diploma di perito industriale preso dopo una bocciatura. I suoi genitori volevano per lui un lavoro “vero e serio”. Oggi Marracash canta rime che scrive da sé, s’è comprato la casa e la macchina, lo riconoscono per strada. Durante l’intervista cita Platone e, dovendo scegliere una comunanza di genere per la sua musica, dice: “voglio essere un cantante popolare, nel senso di parlare a quanta più gente possibile, al popolo, dunque scelgo De Andrè”. Il rapper racconta che per le ragazze pare valere, ancor più dei maschi, la tragica regola di “essere stupidi per essere cool, vergognarsi di sapere, leggere, conoscere. A scuola è più figo non alzare mai la mano. Se sei intellettuale passi per sfigato”. Nell’emulazione al ribasso, Fabio trova che “siamo subissati da opinioni, ma ci sono modelli positivi in giro. Non ce ne sono per i maschi, né tanto meno per le ragazze”. Una delle tracce più provocatorie dell’album è *roie, un titolo che è un giudizio sommario, però Marracash dribbla l’accusa di essere misogino e rilancia: “Il sesso è dappertutto la moneta di scambio, viviamo in una pornocrazia e questo mi fa schifo. Un mondo giusto dovrebbe giudicare Belen come una poveretta che sta con un uomo infelice, e non come una diva”. La intro di *roie Marracash la delega a Beppe Grillo (“mi piace, sa dire la verità in maniera semplice e diretta”) che sbraita contro le escort: “Stiamo al valore delle parole… sono delle puttane”. Come se il problema fossero (solo) le prostitute e non i loro numerosissimi clienti maschi. Marracash ribadisce: “*roie sono un certo tipo di donne, ma pure i politici, i giornalisti, i tronisti, quelli che massaggiano Lele Mora, chi ingoia la sua dignità per il denaro”. Questo rapper è ascoltato dai ventenni metropolitani perché ha cantato la vita di strada a Milano, ma siccome tutte le periferie si assomigliano è seguito anche dai ragazzi di provincia che il mondo delle città lo vedono in tv: “Il mercato detta le sue regole anche nel sesso e nelle relazioni. Ovunque nella musica, nel gossip, al cinema, è un invito a essere bisessuali, al sesso multiplo, all’ambiguità. A volte mi pare che pure dirsi gay sia una scorciatoia, un modo per entrare a far parte di un gruppo, per essere definito. Tra un po’ gli eterosessuali saremo una minoranza”. Consapevole di essersi guadagnato la fiducia del pubblico, Fabio, che pure sul dorso della mano si è fatto tatuare trust no one (“non fidarti di nessuno”), chiede invece di credere alle sue parole e alla sua esperienza quando dice: “Dopo il successo io e la mia crew avevamo tutto, soldi, donne, droghe, ammirazione della gente”. Da questo consumismo del corpo e del cuore però Marracash ha voluto tirarsi fuori: “Ho avuto periodi fitti di storie con le ragazze, però ogni volta, anche per una sera, ho voluto che fosse qualcosa di autentico, che lei mi piacesse davvero”. In Mixare è bello, la rima è questa: “Ma come fai a stare sempre con quello! Sarebbe bello se qualcuna lasciasse il segno”. E invece nessuna rimane più di una notte, è una sfilata di ragazze, anche in questo caso una caduta libera, dove urge trovare una soluzione rapida per non schiantarsi al suolo. Guardo Marracash che vuol vendersi per un duro, gira con una pistola di plexiglass al collo, rivendica la vita di strada (“le nostre cicatrici contro i vostri lifting”), ma chiude il suo viaggio musicale con La parola che nessuno riesce a dire (amore, appunto). E, insomma, gli chiedo se, alla fine, sono la coppia, la fedeltà, il matrimonio, i figli i modernissimi valori del futuro. Lui si schermisce e risponde che “No, non è quello il modello in cui mi vedo”, però ammette: “Qualche anno fa mi sarei ribellato al luogo comune di una coppia e della vita in due. Oggi, invece sto con una ragazza”. Che non è una di quelle con cui è arrabbiato, ci credo.

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