GIOIA

Alla Ricerca della Vagina Perfetta.

japanese-vagina-artist-megumi-igarashi-rokudenshi-ko-arrest-artworks-deko-man-1Tra le conseguenze della depilazione integrale c’è stata un’impennata di conoscenza della vulva propria e altrui,  la rapidissima affermazione personale e collettiva di un presunto canone di intima bellezza, l’immediata possibilità di accedere ad un intervento chirurgico estetico e correttivo molto ben pubblicizzato. Non esiste una statistica sul numero di operazioni private e ambulatoriali: “E’ come voler sapere quante carie vengono curate: è impossibile” risponde testuale il Professore Gianfranco Bernabei, ma sommando il numero di interventi effettuati in alcune cliniche specializzate, può dirsi che un migliaio di italiane all’anno sborsa dai 2 ai 10 mila euro per labioplastica, (diminuire le piccole labbra, rimodellare, allineare), vaginoplastica (restringere la vagina, tonificare, elasticizzare), sistemazione delle grandi labbra (rimpolpare, ridurre, parificare), riduzione/aumento del monte di Venere, ampliamento del punto G (pochissime in verità), ricostruzione delle condizioni di verginità (imenoplastica, la praticano solo le donne musulmane). Non esiste (ancora) un catalogo dove scegliere la migliore forma estetica da dare al proprio organo sessuale ma, per favore, nessuno scandalo se entro qualche anno (mese?) sarà disponibile: c’è già per il seno, i glutei, la pancia, il naso, la bocca, perché non per l’organo sessuale? L’ultima frontiera è stata abbattuta a tempo di record. Lo sdoganamento del seno nudo è passato per la battaglia libertaria di prendere il sole in topless e, ora che è lecito, la maggior parte saggiamente si copre per evitare danni. La vulva (e la vagina, ovvero il canale interno) invece è sempre rimasta nascosta e innominata, circoscritta da pezzetti di stoffa che, nel corso del tempo,  seguendo le mode, si sono ristretti in maniera inversamente proporzionale con l’aumento della zona da depilare. Fino a quando la diffusione del perizoma come elemento strutturale, e non occasionale, della biancheria intima, ha obbligato allo scoprimento pressoché totale e definitivo. Con la necessità di imparare a conoscere la morfologia dell’organo (non è scontato davvero, fate un breve test con le amiche, c’è ignoranza), mostrarsi non solo al partner ma anche alle altre negli spogliatoi delle palestre, scoprire che ogni donna ha una natura diversa e le differenza non sono difetto. E, infine, infine che, come e più di altre parti del corpo, anche l’organo sessuale registra la storia vissuta. Insomma, è servito di fare amicizia con la propria vulva. Ed qui che l’ avventura comincia a farsi problema.

japanese-vagina-artist-megumi-igarashi-rokudenshi-ko-arrest-artworks-deko-man-3Il dottore Jamal Salhi, 50 anni, palestinese, in Italia da 30 anni, lavora a Roma, ha una lunga esperienza sulla chirurgia dei genitali e, da una dieci di anni, se ne occupa con “uno specifico marketing” (il sito vaginoplastica.it): “Dal 2006 registro un aumento del 40 per cento delle richieste di informazioni, cioè un centinaio di email al mese. La metà delle donne viene per la visita e su 10 di loro almeno 4 faranno l’operazione. L’età varia da 20 ai 49 anni, il 65 per cento vuole interventi di labioplastica, poche di vaginoplastica, più spesso una combinazione delle due operazioni, per un totale di circa 300 interventi all’anno”. Il suo tariffario va dai 2 ai 4 mila euro per ogni operazione (sono solo ambulatoriali ndr), il dottore precisa che per rimpolpare non usa filler liquido ma il derma porcino liofilizzato. Secondo il chirurgo, le donne richiedono aggiustamenti nelle parti intime non per aumentare il piacere sessuale, ma per bellezza: “La vagina compromessa è come i capelli bianchi, un segno di vecchiaia, vogliono un viso senza rughe così come una vagina elastica”. Le sue clienti non sono (solo) signore ricche, ma anche casalinghe, cameriere, sportive, donne che magari chiedono un prestito in banca per l’intervento: “Lo fanno per sentirsi a posto con se stesse davanti allo specchio, spesso non hanno neanche un partner”. Il medico è sposato e ha 4 figli. Siccome la pubblicità della vaginoplastica martella sui (presunti) danni dopo le nascite, chiedo se sua moglie è ricorsa alla chirurgia: “Per sua natura, non ne ha bisogno”. A questo punto domando se esiste la vagina perfetta: “Si certo”. La descrive, per favore? “Deve avere un aspetto armonioso, colorito roseo, tono muscolare perfetto, la pelle tonica e idratata, nessuna ruga né colori strani, clitoride di giuste dimensioni, pochi peli, una dimensione accettabile e portata da una bella donna”.

japanese-vagina-artist-megumi-igarashi-rokudenshi-ko-arrest-artworks-deko-man-5La chirurgica degli organi genitali interviene su malformazioni, traumi da parto, nelle ricostruzioni post tumorali e cambio del sesso. L’uso estetico ha avuto il suo lancio in America all’inizio del Duemila con il dottor David Matlock che ha messo a punto due tecniche di operazione, ora sotto copyright: la DLV (Designer laser vaginoplasty) e LVR (Laser vaginal rejuvenation). Matlock posa per le copertine dei magazine come fosse un divo di CSI e, per consacrarsi sacerdote della nuova arte chirurgica, ha scritto pure un libro “Sex by design” (2004) in cui teorizza che un sana e lunga vita sessuale passa per una vagina tenuta in forma smagliante dal laser. “La vagina perfetta calza perfettamente al pensiero di “sesso perfetto”, che invece è così lontano dalla realtà clinica quotidiana” dice  Cristina Critelli, ginecologa e sessuologa dell’Istituto sessuologia clinica di Roma. Che continua: “Cancellare ogni imperfezione e ogni segno del passato – i parti, l’età, la menopausa -, restituire a se stessi e all’altro, nella sessualità, un corpo impeccabile ma senza tempo e senza storia, fa parte di un modello presunto ideale, e però non ci fa vivere la nostra propria capacità sessuale. Che non è rapida come l’estetica o la moda, ma un’arte antica cui servono tempi lunghi e pazienza”. Più netto e drammatico  è lo psicanalista Massimo Recalcati su “Fame, sazietà, angoscia” (rivista kainos, 2007): “La produzione elettrizzata della girandola degli oggetti-gadgets avvolge il soggetto ipermoderno in un’atmosfera di maniacalità collettiva. Il legame con l’Altro e la dimensione dello scambio erotico-amoroso che esso implica lascia il posto alla relazione unilaterale con una serie illimitata di partner-inumani (droga, cibo, alcool, psicofarmaco) ma anche un’immagine immagine feticizzata del proprio corpo”.

A Londra, 172 cliniche offrono il servizio di vaginoplastica, il costo va dalle 3 alle 5 mila sterline e il numero di donne che ha fatto l’intervento è aumentato del 300 per cento (minorenni comprese) come dichiara al magazine Vice Italia, Heather Leach, regista inglese, che ha girato per Chanell 4 il  documentario The perfect Vagina.  In Italia, il professor Gianfranco Bernabei, che applica il metodo Matlock, racconta che sul centinaio di interventi all’anno eseguiti, una decina sono in second opinion, ovvero “un ritorno sull’operazione già effettuata perché non ha soddisfatto la richiesta o è stato fatto male, con asimmetrie, cicatrici inaccettabili, talvolta le piccole labbra sono state recise troppo ma lì non è più possibile ricostruirle”. Dice Bernabei che lo scarto tra richieste, visite e intervento è sempre più alta: “Su dieci donne che arrivano in ambulatorio, una metà farà all’operazione. Nell’altra metà la realtà è variegata: donne che hanno solo bisogno di essere rassicurate sulla loro normalità, alcune pensano di avere tessuti rilassati e invece hanno solo un partner ipodotato, altre credono che un aumento del punto g possa fare miracoli, quando magari non hanno mai avuto un orgasmo. Però ci sono pure signore con idee chiare, come una amia ffezionata paziente, 42 anni, che un giorno mi disse: “ho rifatto il seno, l’addome, gli occhi e un lifting per essere piacente e concorrenziale con le mie coetanee e le donne più giovani, perché proprio lì non devo ringiovanirmi?”. Non è più tornata, dunque è contenta, mi dice il dottore, certo, beato lui, che questo sillogismo esista e funzioni.

 

Le foto che illustrano questo articolo sono ritratti e opere di Megumi Igarashi, 42 anni, artista giapponese che mette al centro della sua arte la vagina e la sua riproduzione. Nel luglio di quest’anno è stata arrestata per aver creato una riproduzione della sua vagina con la stampante 3d e aver spedito ai suoi fan le istruzioni per riprodurla.

[Pubblicato su Gioia]

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