GIOIA/PERSONE

Chiara Moroni: Sto con Fini perché sono di sinistra

In un martedì mattina di questa calda ottobrata romana, la deputata Chiara Moroni indossa pantaloni aderenti neri e  camicia sagomata bianca lunga fino ai fianchi, i capelli sono liscissimi, il viso è tempestato di lentiggini, l’infernale vita politica non intacca la freschezza della sua pelle. E’ l’una e, l’avviso, ho fame, ma lei sorridente mi dice: “il mio schedule time non prevede di mangiare”. Con una leggera piroetta sulle decollete di vernice nera, alte e portate senza calze, si siede in modo informale sulla comoda poltrona color oro del suo spoglio ufficio parlamentare. Ha 36 anni, è alta un metro e cinquantasei centimetri e porta sempre i tacchi. Li toglie però per correre, ogni volta che può: “Le gambe allenate sostengono anche trenta chilometri. Dal metro successivo diventa una maratona, la forza per resistere sta solo dentro la mia testa. Quando arrivo al traguardo posso cedere, lasciarmi andare, piangere. E’ uno sport cerebrale, come me”. Moroni ha un corpo muscoloso e tornito che trasmette una sensazione di compattezza coerente con il suo carattere: testarda, esigente, pignola e oltre modo ordinata. C’è da credere che sia un incubo viverci insieme. Lei, però, sostiene di no: “Pretendo il massimo da me e dalla mia cameriera, non dagli altri”. Questa giovane donna tiene le spalle dritte e non si è mai piegata sotto il peso del suo scomodo cognome, o almeno non lo ha mai dato a vedere. Il padre Sergio era deputato e nome di spicco del Partito Socialista Lombardo al tempo di Bettino Craxi. Fu, come molti, coinvolto nelle inchieste di Tangentopoli, ma, a differenza degli altri, si sparò un colpo di fucile in bocca. Era il 1992. Tra le conseguenze di questo “gesto politico” ci fu, nove anni dopo, l’ingresso della figlia in Parlamento tra le fila di Forza Italia: a 27 anni, Chiara Moroni fu la più giovane deputata della XIV legislatura, simbolo e bandiera del garantismo del centrodestra. Giunta al terzo mandato, lo scorso agosto Moroni è passata con i finiani di  Futuro e libertà, sotto una raffica di accuse, molto misogine (“bambina capricciosa”) e poco politiche (“una principiante manipolata da altri”), per ultimo, ma non ultimo, “traditrice” della memoria paterna.

Le è mai pesato vivere una vita nel nome del padre? “Mi pesa vivere senza mio padre”.

E’ entrata in Parlamento perché era la figlia di Sergio Moroni. Ha mai dubitato del suo personale valore? “Mai. Studio, mi impegno e mi metto in discussione. Sono consapevole di quel che so fare e sto sempre un passo sotto alla soglia della mia incapacità”.

Suo padre lasciò una lettera testimonianza in cui ammetteva le sue colpe ma si ribellava alle sommaria sentenze emesse dai media. “Alle condanne espresse da quel circuito mediatico- giudiziario che, per onestà devo dirlo, non ci sarebbe stato senza le televisioni di Silvio Berlusconi. E che è servito a creare Il Divo”.

Chi sarebbe Il Divo? “Antonio di Pietro”.

Che cosa prova nei confronti dell’ex magistrato di Mani pulite, suo collega parlamentare? “Non coltivo rancori personali né mi interessa avere rapporti diretti”.

Potrebbe trovarsi un giorno nella sua stessa coalizione. “Preferisco di no, grazie. Di Pietro, con il suo populismo e il suo giustizialismo, racchiude tutto ciò che io contesto”.

Lei ha annunciato il passaggio in Futuro e Libertà alla Camera durante la mozione di sfiducia contro il sottosegretario Caliendo, indagato per la P3 (presunta cupola di affari), lasciando “sorpresi” e “irritati” molti deputati. “Non posso tollerare che la battaglia garantista venga confusa con il giustificazionismo o, peggio ancora, con l’impunità”.

E ora nel nuovo partito come si sente? “Benissimo. Io sono una donna di sinistra.

Vuol dirmi che il partito di Gianfranco Fini è di sinistra? Dico che è un soggetto politico aperto e innovatore, uno spazio delle idee che supera gli schematismi del Novecento secondo cui ci si definiva di destra e di sinistra. Fli è un posto dove sono libera di esprimermi liberamente.

Anche quando stava in Forza Italia nessuno le ha impedito di dissentire dalla maggioranza: ha votato contro la legge 40 sulla procreazione assistita, nel caso di Eluana Englaro era schierata con la sinistra. Ha sempre detto di essere favorevole ai matrimoni gay. Questa libertà non l’aveva più? “La nascita del Partito della libertà l’ha molto ridotta”.

Ma pure Futuro e libertà nasce intorno alla figura di Gianfranco Fini. “Il partito ha un leader ma non è leaderistico”.

Da uno a dieci, quanto è stata pretestuosa l’affare della casa di Montecarlo per attaccare Gianfranco Fini? “Nove”.

E da una a dieci, quanto è stato imbarazzante per voi questa faccenda? “Nove. In ogni caso era una campagna diffamatoria e gli attacchi a Elisabetta Tulliani pura misoginia”.

A proposito di case, convivenze, grandi amore e figli: su Wikipedia risulta fidanzata con il giornalista Guido Bagatta. “Non stiamo più insieme e da un anno almeno lui cerca di modificare la voce in rete. L’ultima volta oggi, ma mi ha chiamato per dirmi che non riesce”.

E’ rimasta in buoni rapporti? “Certo, io mantengo ottimi rapporti con i tutti i miei ex, soprattutto con mio marito (Franco Pedale, politico socialista, sono stati sposati dal 2003 al 2007). Mia mamma dice che sono una collezionista (ride).

Non so se colleziona relazioni, però so che accumula scarpe. “Verissimo”.

Oltre cento. “Sì”.

E le butta. “Mai. In realtà le scarpe mi piacciono tutte e le conservo, ma io  non mi affeziono agli oggetti, solo alle persone. La verità è che per me le relazioni importanti durano tutta la vita, semmai cambiano la loro natura seguendo gli eventi. Tranne in un caso, in cui è rimasto uguale.

Quale? Laura, la mia migliore amica da sempre. Dopo mia madre, lei è il mio punto fermo. Gli uomini  passano, Laura rimane.

Laura fa politica? No, è una manager ed abita a Brescia. A volte viene lei a Roma dove vivo sempre di più, altre volte vado su. Adesso Laura aspetta un bambino.

Lei non ha figli. Ci sta pensando? “Io sono nata da un grande amore. Mamma e papà si sposarono ventenni, erano una coppia innamorata e di totale condivisione. Vorrei che fosse così anche per i miei figli: non posso prescindere dalla relazione con un uomo”.

Ha un nuovo amore? “La mia vita privata è mia e privata. Sono riservatissima”.

Mi dica almeno qualcosa sul suo uomo ideale. “Posso amare solo un uomo che sa sciare e ama Proust. Io non posso vivere senza sciare e La Recherche è il mio romanzo di formazione: sul mio comodino ce n’è sempre almeno un volume”.

Quali sono i piaceri della vita? “Il cibo, i viaggi. Il sesso. Ma non posso dire il sesso, vero, perché sono una donna e penseranno malissimo”.

E’ una donna occidentale e libera, per nostra fortuna. “In realtà il vero piacere è un grande amore. Perché ti sintonizza su uno stato d’animo che fa diventare più bella e più buona qualsiasi cosa.

Ha un sogno segreto? “Un giorno, da grande, quando avrò finito il mio lavoro, girerò il mondo in barca a vela. Aspetti, ne ho un anche un altro.

Dica. Mollare tutto e andare a vivere a New York.

Anche Italo Bocchino vuole scappare, però in Messico. “E’ forte Bocchino, un uomo molto intelligente: hanno detto che sono stata manipolata da lui. Incredibile”

Bussano alla porta ed è proprio Italo Bocchino, il suo capogruppo, che l’avvisa: “Tieniti pronta, oggi pomeriggio c’è da fare ammuina”. Che in napoletano vuol dire fare baldoria, tenere banco, che è poi lo stile politico di Futuro e libertà di questi tempo. Chiara si illumina e sorride contenta, ha la faccia contenta di una che sì, adesso, si sente a casa.

[Pubblicato su Gioia]

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