GIOIA/PERSONE

Rosy Bindi: La barzelletta è finita

Alle battute del premier, lei risponde così: “Ora basta, il Paese ha voglia di serietà”. Ai giovani rottamatori del suo partito, replica che “non ci fossero certi vecchi, saremmo in un guaio anche peggiore”. E, da cattolica, non le manda a dire neppure ai vescovi: “Spero si rendano conto che la fiducia in Berlusconi è stata malriposta”

(foto Dario Orlandi)

Rosy Bindi dice di sè: «Se vuoi venire a passeggiare con me devi avere tempo da perdere perché la gente mi ferma di continuo». E lo dice con un forte accento toscano, le consonanti aspirate e un sorriso soddisfatto. È sicura di essere amata dal suo popolo e quindi, adesso che il gioco si fa duro, non ha timore di schierarsi in prima linea: «Silvio Berlusconi ha fallito, è finito, deve andare via». E detta la strada: «Un governo di responsabilità nazionale, guidato da un’alta personalità, che affronti la crisi economica e approvi una legge elettorale, poi le votazioni». Il tempo delle barzellette (con bestemmia) e delle offese (“Lei è più bella che intelligente”) del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla Presidente del Partito Democratico è stato sigillato dal monologo di Roberto Benigni nella trasmissione Vieni via con me: «Rosy sacrificati per il bene del Paese, vai con Silvio». Lei, sportiva e audace, ha accettato il gioco e, ridendone, all’indomani ha risposto con un video che recitava: “No, non lo farò mai”. La invito invece, a fare un fioretto per non mangiare il panettone con Berlusconi: «In Quaresima non bevo il vino». Già, ma adesso comincia l’Avvento. «E allora io mi metto a dieta». Rinunciando ai suoi piatti preferiti che, ammette, «purtroppo sono tanti ma, per fortuna, solo cibo semplice: il pesce buono, la carne alla brace, l’olio genuino». Bindi gioca ancora con il suo senso dell’umorismo, però è preoccupata: «sarà un periodo complicato». E fiera nei suoi semplici abiti, le scarpe basse e stringate (di vernice nera, molto belle) con un filo di perle al collo, unico vezzo di signora, cambia espressione e secca dice: «Ora basta, l’Italia ha voglia di serietà».

A che cosa lavora Rosy Bindi?A convincere gli italiani che questo Governo non si regge in piedi.

Tra qualche settimana, il 14 dicembre, il Parlamento voterà la fiducia a Silvio Berlusconi.E noi speriamo di battere la maggioranza anche prima. Alla Camera non c’è provvedimento sul quale non si verifichi qualche incidente di percorso. Siamo alla paralisi ed è tempo di voltare pagina.

Che cosa ne pensa del ministro Mara Carfagna che vuol far dimenticare il passato di velina, apre ai gay e sfida il Cavaliere? Penso che nella vita si può sempre cambiare e considero positivi tutti i gesti di autonomia, soprattutto quando vengono da una donna. La Carfagna ha posto questioni serie che richiederebbero risposte politiche altrettanto serie, ma dubito che vi saranno. Finirà a tarallucci e vino.

E sulle dimissioni annunciate e ritirate? Una mossa strumentale che ha preparato un’autostrada per la sua candidatura a sindaco di Napoli. Sarebbe stato più onesto farlo capire subito anche ai cittadini.

Lei si impegna pure sul 50 e 50, liste elettorali equamente divise tra uomini e donne? Eh, sì.

Un sospiro che vale una promessa? Sarà una forzatura, ma è necessaria. In ogni caso, le nuove norme devono recepire l’articolo 51 della Costituzione, che chiede la parità tra uomini e donne nell’accesso ai pubblici uffici e alle cariche elettive.

Che cosa è il maschilismo? Sopraffazione.

E c’è anche nel suo partito? In forme raffinate, c’è anche dentro il Pd. Però l’arretramento sulle politiche familiari, sul lavoro delle donne, sull’uso strumentale del corpo femminile, il maschilismo che viviamo in questo tempo, è imputabile soprattutto alla destra. Su quest’argomento io non accetto lezioni da nessuno. E non per vanto, ma la mia risposta a Berlusconi, quel “io sono una donna che non è a sua disposizione” è un manifesto di tutte le democratiche italiane.

Però anche a sinistra vanno fatti molti passi in avanti. Certo che possiamo e dobbiamo migliorare. L’Italia deve diventare un Paese normale anche nella presenza femminile pubblica. E noto che nemmeno nei sondaggi è presa in considerazione l’idea di una candidata alla Presidenza del Consiglio.

Lei, per esempio? Non ne faccio una questione personale. La politica cambierà davvero quando ci saranno molte più donne ai vertici delle istituzioni.

Invece, nelle preferenze, vola Nichi Vendola che, pur avendo 52 anni, entusiasma i giovani e le donne. A lei piace? Riconosco che ha un suo fascino: è cattolico, comunista, omosessuale e buon governatore di una regione. Lo stimo e per questo l’ho sostenuto nella sua elezione in Puglia.

Ma? Con Vendola candidato alla Presidenza del Consiglio non si vince. Niente di personale, ma rifiuto l’idea che la democrazia sia legata al carisma di una persona, questa è una categoria di pensiero berlusconiana.

Un leader è necessario. Insieme al leader serve una squadra competente, un programma credibile. Governare significa conoscere i problemi di una società complessa, avere senso delle istituzioni e il coraggio di prendere decisioni anche impopolari.

Il ritratto del suo segretario Pierluigi Bersani. È lui il candidato naturale.

Lei però propone un governo di responsabilità nazionale, con dentro Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini che sono di centrodestra. Un governo guidato da un tecnico, con tutte le forze responsabili coinvolte. Non sarebbe uno scandalo, è già successo in passato con Carlo Azeglio Ciampi. È l’unica strada per creare in Parlamento una nuova maggioranza senza Berlusconi.

Non sa un po’ di grande ammucchiata? Serve per voltare pagina, affrontare l’emergenza economica e ricostruire le condizioni di un bipolarismo serio. Siamo e restiamo alternativi al centrodestra e alle elezioni lo dimostreremo.

Il centrosinistra invece punta sempre sui cattolici? Esattamente, il partito democratico non è una riedizione della vecchia sinistra. È la storia dell’Ulivo, che riunisce tutte le anime progressiste del Paese.

Ma il pensiero e i comportamenti dei cattolici italiani coincidono ancora con quelli delle loro gerarchie vaticane? In politica non coincidono più, da tempo. Nel mondo cattolico delle associazioni, del volontariato, del popolo della messa, anche quello saltuario, sta maturando il distacco dalla cultura berlusconiana. Il loro voto pesa e la loro influenza è forte e, per portare i valori cattolici nello spazio politico pubblico, serve una mediazione laica: noi del Pd possiamo farla.

Molti vescovi e cardinali non sembrano dello stesso parere. Spero che anche loro si rendano finalmente conto che la fiducia in Silvio Berlusconi è stata malriposta.

Il quotidiano Avvenire e un gruppo di deputati cattolici hanno chiesto di replicare a Mina Welby e Beppino Englaro che, nella trasmissione Vieni via con me, hanno sostenuto il diritto di scelta in fin di vita: lei approva? Avrei preferito che in televisione fosse stata data voce anche ai familiari e alle associazioni che da anni assistono, tra moltissime difficoltà e ostacoli, malati incurabili gravi e gravissimi. Il programma Vieni via con me è un racconto dei problemi e delle speranze dell’Italia e può entrarci benissimo anche quella parte del Paese, non certo minoritaria, che fa una scelta diversa. Il pluralismo etico è sempre una prova di laicità e democrazia.

Però chi vuol vivere è libero di farlo, chi decide diversamente no, dunque non c’è ragione di par condicio. Verissimo, Vieni via con me non è una tribuna politica, nè un tg. A maggior ragione, però, bisognerebbe mostrare la ricchezza di posizioni su temi difficili e delicati che riguardano il nostro rapporto con la vita e la morte.

I comportamenti del Presidente del Consiglio non sono propriamente ispirati al cattolicesimo. Tuttavia anche un uomo politico ha diritto alla sua privacy. Oppure no? Esiste un diritto alla privacy, ma non può essere invocato per coprire l’indicibile. Quel che condanno senza appello è la doppia morale, i vizi privati e le pubbliche virtù. Anche perché, di pubbliche virtù in chi ha tanti vizi privati, ne vedo davvero poche.

Onorevole Bindi dove è la sua casa? Ne ho una Roma dove vivo da sola e un’altra a Sinalunga, in Toscana, dove abito con mia mamma.

Lei non ha figli naturali, ma ritiene di averne in politica? Ho amici con i quali condivido il modo di fare politica, ma la categoria della filiazione non mi appartiene, è un prolungamento della cooptazione. Vittorio Bachelet, uno dei miei maestri, diceva che se avesse fondato un ordine monastico l’unica regola sarebbe stata “Fate quello che volete fratelli”. È anche il mio principio: la libertà dei fratelli di Dio, anche in politica.

Ma i figli servono per un rinnovamento generazionale che è essenziale. Infatti nell’attuale legislatura noi abbiamo eletto molti giovani e abbiamo messo in moto un ricambio dei gruppi dirigenti locali e nazionali.

Al sindaco di Firenze Matteo Renzi non basta: sostiene che lei, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, il Segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani, siete da rottamare. Forse è un suo modo per posizionarsi.

Rinnovare e rottamare coincidono? No, così si banalizza, oppure si strumentalizza. Servirà fare un po’ di gavetta, oppure no? Sarà forse normale cominciare a far politica con un posto da deputato? Conosco il valore della solidarietà generazionale, ma la qualità della classe dirigente non può sottostare alla tagliola dell’anagrafe. E poi, mi creda, se non ci fossero certi vecchi, oggi saremmo in un pasticcio ben peggiore.

Onorevole Bindi lei non è stata invitata a Vieni via con me però le chiedo di fare un libero elenco, lo stesso che avrebbe potuto leggere lì. Per esempio le cose che vorrebbe cambiare per sempre in Italia e non vederle mai più: sia forte e provocatoria. Provo a iniziare: vorrei che le italiane e gli italiani, soprattutto i giovani, ritrovassero fiducia nella politica, perché solo così potremo cambiare. Sarebbe già tantissimo, facciamo che mi fermo qui.

[Pubblicato su Gioia]

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