GIOIA

Separati in cucina. Mia inchiesta sugli amori tra vegetariani e carnivori

Può una ragazza vegetariana amare un carnivoro? Baciare con passione chi divora una bistecca fiorentina? E’ vero che Veggie sex is better, è più bello farlo solo tra chi non mangia gli animali? Un matrimonio basato su pentole separate e frigoriferi gemelli è possibile? Uno dei due dovrà capitolare per semplificare la convivenza? Nelle unioni etero-alimentari la differenza dà gusto o è un dissapore? E se da una coppia gastronomicamente mista nascono figli, i bambini hanno diritto di assaggiare ogni pietanza oppure uno dei due genitori deciderà il regime da seguire? Perché se è vero che siamo quel che mangiamo, oggi un pranzo non è solo un pranzo ma anche un manifesto politico, un gesto di militanza, pubblico e privato: né carne né pesce, niente uova o latte, solo-ecopelle-abbasso-la-lana, cibo bio, glocal, global, equo e solidale o eticamente sostenibile. “Le idoelogie si sono sciolte nel sociale, disperdendosi in rivoli imprevedibili, tra questi c’è il cibo. L’alimentazione non è più solo nutrimento, gusto e un po’ di convivialità, diventa un linguaggio che traduce complicità ma anche incompatibilità. Fuori e dentro casa, pure tra marito e moglie”,  osserva l’antropologo Marino Niola.

In Italia ci sono sei milioni di vegetariani, la maggior parte sono giovani donne, istruite, del Centro Nord. Dal fittissimo dibattito in rete, sui forum, e sui social network la tesi più accreditata è che l’amore tra le coppie miste è tecnicamente possibile, ma teoricamente incoerente e praticamente complicato: “L’altra sera l’ho fissato con malinconia mentre sbranava i resti di un pollo e anche lui si è impietosito. Certo il suo entusiasmo per le scaloppine al limone di seitan mi commuove, però anche se non mi fa sperare” dice Roberta, 40 anni, pubblicitaria. Barbara, 38 anni, architetto, un marito coetaneo, pittore e vegano, lei di Reggio Calabria, lui di Verona, vivono a Bologna e sono nel mezzo di una crisi matrimoniale che ruota intorno all’educazione alimentare della figlia di venti mesi: “Il padre pensa che mangiare cadaveri sia velenoso oltre che eticamente orribile. Io credo che il pesce, la ricotta fresca, un uovo la aiutano a crescere più forte e sana”. Lui la definisce “avvelenatrice”, lei “un talebano”, si erano promessi tolleranza e dialogo esercitandosi nella convivenza ma, dopo la nascita, non sono riusciti a mantenere i buoni propositi “So che la separazione non risolverà. Abbiamo chiesto aiuto ad un centro di mediazione familiare, ma l’argomento è complesso e inedito, siamo in attesa di risposta”.

Marino Niola osserva che l’attuale interesse sul cibo ha portato un miglioramento di alcune scelte alimentari che fanno bene al gusto e alla salute, soprattutto alla rivalutazione dei prodotti “buoni, sani e giusti”, ma è diffidente verso le scelte radicali: “Il corpo è una nuova religione e il cibo uno strumento di padronanza sul mondo: governo quel che metto in pancia e così credo di digerire la realtà come faccio con un alimento. Siccome questo controllo è possibile, chiede di essere sempre più innalzato, salvare il corpo e la coscienza insieme: c’è il rischio che la preoccupazione per l’alimentazione diventa ansia,  angoscia che dilaga, anche nella coppia”. Jonathan Safran Foer ha scritto un libro bellissimo e di successo internazionale (Se niente importa, Guanda),  un’indagine durata tre anni negli allevamenti intensivi, il racconto della violenze sugli animali, dai farmaci alla macellazione, una conoscenza diretta che lo ha portato a eliminare le proteine animali per sé, la moglie e la bambina.  Le famiglie cruelty free (che mangiano e si vestono senza causare sofferenze agli animali) si diffondono velocemente ma la realtà chiede e offre possibilità di mediazione poiché statisticamente è sempre alta la probabilità che l’amore sia cieco, anche in cucina. E la coppia mista diventa allora un cimento di democrazia e tolleranza. Rossella è una giornalista e ha 44 anni, il marito 52, la bambina 2, vivono a Bari. Lui è carnivoro, lei vegetariana, la bambina ad oggi non ha mangiato carne: “L’ho convinto con i fatti. Cresce bene, è magra e vivace, se si ammala guarisce nella metà del tempo rispetto ai coetanei. Non la mando all’asilo per non avere problemi con la mensa, andrà direttamente alla scuola materna. Lì sperimenterà qualche novità, ma spero che il suo palato sia ormai strutturato per non gradirle”. Cristiano Fini, romano, musicista e pugile, ha 37 ed vegano da 18 anni: “Ho cominciato perché mi dispiaceva per gli animali, poi ho visto che stavo meglio in salute. Adesso le mie motivazioni sono invertite. La mia scelta non è un dogma, non faccio proseliti, se qualcuno mi chiede do spiegazioni, quando posso organizzo lussuose cene vegane”. La sua fidanzata Sara Goldschmied, milanese e artista, è una carnivora impenitente, spesso è il compagno a cucinare polpette o braciole. Per lei, e per la loro bambina di due e mezzo. Sara e Cristiano sono d’accordo: “Siamo attenti alla qualità della carne, che siano animali allevati in libertà e senza trattamenti. Lasciamo che Greta sperimenti il suo gusto. Non vogliamo metterla al centro di un conflitto alimentare, ma consentirle di osservare due regimi opposti eppur non belligeranti. Da grande potrà maturare una differenza e noi la sosterremo, ma non saremo noi a farla differente”. Sara, dal canto suo, legge con cura le etichette del cibo e mangia quello che Cristiano cucina: “Sono contraria a ogni forma di radicalismo, pur essendo aperta alle novità. L’elasticità mentale mi aiuta, mediare è la mia dimensione, vale per il cibo come per altri aspetti del nostro rapporto di coppia. Sto bene così, non potrei fare in altro modo. E comunque, dopo sette anni di convivenza, mi sono convinta che è pure po’ contento se quando mi bacia, io so di formaggio”.

[Pubblicato su Gioia]

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