BELLEZZE

Nuove ossessioni – Fatte e rifatte (ma sempre scontente). Marie Claire 02/2011

«Ho cominciato con una stiratina alle palpebre, ho continuato con un lifting e il raschiamento di una minuscola gobba sul naso, tra poco spianerò le rughe frontali. Lo so, non ne ho un vero bisogno ma non resisto al richiamo», (Lisa, 40 anni, chirurgo estetico). «Pubblicato foto-album degli interventi: rino, masto più lipo… spero si sgonfi quella pallina all’inizio del naso», (Moon 1985, forum alfemminile.com). «Cerco chirurgo per liposuzione o forse addominoplastica e anche braccia… Mi serve un anticonformista che possa assecondarmi: voglio esaltare la forma a clessidra», (Kosciott). «Le chiesi di aumentare il seno aprendo un baratro nelle sue insicurezze. Dopo lei ha fatto una liposuzione e i filler, e io mi sento in colpa», (Marco 20 anni, a proposito dellla fidanzata di 24). Voci dalla rete. Fatte, ritoccate, spesso scontente: le vedi in tv, le noti per strada. Bocche gonfie, seni vistosi, occhi stirati, espressioni irrigidite, una perfezione che non ha nulla di naturale: sono le irriducibili della chirurgia estetica, chiedono un ritocco dietro l’altro, non sono mai soddisfatte. Un tempo erano casi isolati, oggi corrispondono a «una tendenza preoccupante», come dice Francesca Martini, Sottosegratario al Ministero della salute. Non si sentono brutte, anzi, commenta preoccupato Francesco Conte, presidente della Sicpre (Società Italiana di chirurgia plastica ricostruttiva): «Sono donne ossessionate da un’idea di bellezza totalmente artefatta. È come una droga, rischiano la dipendenza da bisturi, una patologia. Nella mia esperienza sono circa un 3% delle pazienti».

«Sono scaltre, negano l’evidenza degli interventi già fatti», aggiunge Conte. Oltre a questa agguerrita minoranza, aumentano le multi-rifatte, come spiega Francesco D’Andrea, chirurgo plastico a Napoli: «Almeno il 20% delle mie pazienti somma più di un intervento, e 8 donne su 10 dopo il bisturi diventano anche clienti della medicina estetica». Ovvero usano acido ialuronico, collagene, botox. Ma quante ricorrono al bisturi plastico in Italia? Oltre 297mila nel 2009 secondo la Sicpre (il 30 % in più del 2007). Le variazioni più richieste: ringiovanimento di palpebre e lifting (57 mila e 14 mila), liposuzione (56.350), rinoplastica (51mila), mastoplastica additiva (48.200). Cifre per difetto, perché non esiste un registro nazionale degli interventi. E più i numeri sono alti, più aumentano gli errori: le ultime segnalazioni al Tribunale per i diritti del malato sono state 280. E per la Corte di cassazione il medico deve pagare i danni da depressione per interventi mal riusciti. Porre un freno a tutto questo, intuire le ragioni profonde che spingono al ritocco, contenere l’ossessività: nuove emergenze che saranno affrontate a maggio a Roma nel convegno Metamorfosi allo specchio. Un primo confronto tra medici e psicologi sui limiti etici della soddisfazione alle richieste, sulle parole per dire no alle clienti compulsive.

«A volte la voglia di modificare il corpo può mascherare nevrosi ossessive… Perennemente insoddisfatta, la paziente dopo l’intervento pensa già al successivo», scrive Paolo Morselli, psicoterapeuta e docente di Chirurgia plastica all’Università di Bologna nel saggio Metamorfosi in chirurgia plastica (scritto con Orwin Avalon per Tecniche nuove). «Più del 70% delle persone che vuole operarsi presenta un disagio causato dal difetto che intende modificare», dice Morselli, che si occupa anche di chirurgia plastica eumorfica, metodo che attraverso il cambiamento esteriore (soma) punta a curare i conflitti interiori (psiche). Il corpo, spiega, ha rappresentazioni simboliche: il seno ha un’ovvia relazione con il senso materno e la seduzione, il naso una connotazione affettiva, le labbra implicazioni sessuali. E conclude: «Comprendere tutto questo con la paziente può essere il punto di partenza». Ma quanti specialisti ne avranno davvero voglia, rinunciando così a remunerative prestazioni?

[Pubblicato su Marie Claire]

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