GIOIA/PERSONE

Falvia Perina

Flavia Perina è il volto e il pensiero più interessante della destra contemporanea non berlusconiana. Ex direttore del quotidiano Il Secolo d’Italia (di area finiana, ora riconquistata dai berlusconiani), deputata di Futuro e Libertà, ospite ricercata di programmi televisivi, sa parlare e farsi ascoltare. E ha un look inconfondibile: jeans stretti, camicie, lunghe collane, giacche maschili, stivali.  Fa ingresso nella libreria del centro in cui ci incontriamo con passo lungo e nessuna esitazione nel movimento. E’ già buio, ma porta gli occhiali da sole.

Umore? Nero.

Colore fascista, senza offesa. Nessuna offesa, ma queste categorie novecentesche non bastano più. Oggi le differenze in politica passano da altri valori: garantismo universale e non ad personam, integrazione degli immigrati contro sterili razzismi, rifiuto del populismo oppure no.

Un mondo nuovo? L’unico possibile.

Eppure il suo partito Futuro e libertà è in crisi. Il grande dispiego di energie che il Polo delle Libertà mette ogni giorno nel tentativo di distruggerci indica con chiarezza quanto ci temono.

E si sente una vittima di questa tensione? No, mai. Perché sono loro ad aver paura delle mie idee.

Lei è stata cacciata dalla direzione del Secolo d’Italia, però è nel contratto che i direttori si cambiano anche con una telefonata. Nel mio caso, neanche quella, solo una lettera. Certo, è così, ma c’è anche una prassi che va rispettata: per esempio il passaggio di consegne con un collega giornalista. Fosse solo per spiegare chi sono le persone che lavorano li dentro, la loro storia, le famiglie che campano. Non è accaduto.

Ora dove scriverà? Bel problema, detesto farlo a casa, ho sempre e solo lavorato in redazione.

Intendo dire, farà un nuovo giornale? Ci stiamo pensando. Il nostro Secolo è era un progetto collettivo (con i giornalisti Luciano Lanna e Annalisa Terranova).

Intanto era ospite alla festa del primo compleanno de Il Fatto Quotidiano, vicedirettore Marco Travaglio. Le piace quel giornale? Molto, sono freschi e nuovi. Non escludo che la mia firma posso comparire proprio lì. Intanto scrivo su Linus (storica rivista italiana di fumetti ndr)

Che è molto di sinistra. Linus è stato il giornale più importante per la mia formazione libertaria da ragazza. Scriverci è un onore. La rubrica si chiama “Dieci cose per cui vale la pena vivere”. La prima che ho scelto è stata “Scrivere su Linus”. La seconda il concerto per i trent’anni di The Wall dei Pink Floyd il 1 aprile a a Milano. Io ci sono.

Partendo dalla sua esperienza, c’è una diversa sensibilità sul modo di fare informazione se a dirigere un giornale è una donna? Sicuramente. I maschi sono più interessati al palazzo, al retroscena, al litigio, le donne badano alla politica dei fatti, al confronto pubblico, al risultato. Non è un caso che spesso siano le più capaci.

Dunque per lei sarebbe bene se a dirigere il Corriere della Sera fosse una donna. Sarebbe bene che ci fosse ovunque una donna a dirigere.

Se le offrissero la guida di un femminile? Bello. Mi interessano perché sono giornali popolari e poi se non mi occupassi di politica, vorrei scrivere della moda. E se non fossi giornalista sarei diventata architetto.

Invece è deputato e lo sarà ancora per quanto tempo? I rumors politici vogliono che l’anno prossimo inizi il rush finale della legislatura.

E voi di Futuro e libertà che cosa farete? Lavoriamo sodo per radicarci sul territorio. E per le prossime elezioni amministrative siamo pronti, in proprio o dentro le liste civiche, ad affrontare i test nelle più importanti città.

I berlusconiani vi accusano di flirtate con la sinistra: in prospettiva ci saranno alleanze elettorali? Non è il nostro il progetto: cerchiamo gli elettori tra gli astensionisti e i delusi del partito di governo.

Lei era alla manifestazione delle donne che è stata bollata come radical chic e di sinistra (lo scorso 13 febbraio). E invece anche la nostra adesione, la presenza mia e di Giulia Bongiorno per esempio,  impedisce una simile definizione. Ed è stata un’esperienza bellissima.

Era necessaria farla? In estrema sintesi: quindici anni fa le Veline erano satira, oggi sono un modello culturale. E non è ammissibile. Anche La Repubblica pubblica foto di donne nude sul suo sito, come denuncia Striscia la notizia. Ma quel che scrive La Repubblica non legittima né rivendica donne nude, zitte, e ornamentali.

Ha sfilato pure alla manifestazione per la Difesa della Costituzione, anche quella di sinistra. C’erano le bandiere il tricolore e  la gente fischiettava Il piave mormorò, tutta roba che già a vent’anni consideravo patriottarda, persino un po’ antica (ride). E ora mi ritrovo a condividerla con la sinistra che la riscopre. Perché vede, noi siamo sempre stati così, sono loro che ci hanno  scoperto.

Noi chi? Loro chi? Noi di questa destra libertaria abbiamo sempre guardato alla sinistra con interesse. Prenda Luciana Castellina, storia intellettuale comunista. Quando avevo vent’anni la leggevo e la ammiravo al di la della differenze di pensiero.

L’ho vista in una foto parlare fitto con Lidia Ravera, altro nome storico di sinistra. Queste frequentazioni nel nome dell’antiberlusconismo saranno innovative pure per voi? Certo, sapesse che noia a confrontarsi tra noi soliti noti. Comunque il centrosinistra istituzionale è burocratico e polveroso, salvo qualche eccezione (per esempio Paola Concia, unica omosessuale dichiarata in Parlamento, molto amica di Perina). Trovo più passione e personalità interessanti tra i vendoliani di Sinistra e Libertà. Sopra tutto però, sono le piazze senza leader unici il miglior laboratorio politico del momento. Perché i cittadini sono più avanti della classe dirigente e sanno esprimere in modo diretto bisogni e ambizioni. Ed è da lì  che voglio partire, tra persone decise a riprendersi la loro parte di libertà e di futuro.

[Pubblicato su Gioia, 03/2011]

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