GIOIA/PERSONE

Emma: il male che ho vinto

Bisogna partire da quel momento: “Quando mi sveglio in sala operatoria ho un lungo taglio. Ma sono già un’altra persona”. Accadeva due anni fa, a marzo, quando il suo corpo lottava contro il tumore. La ragazza di cui l’Italia si è innamorata a Sanremo, racconta la felicità del suo “secondo anniversario di vita”

Il bilancio al momento è di due album, sei singoli, il secondo posto a Sanremo (con i Modà), una vittoria ad Amici (2010), tre dischi di platino appesi nella sua cucina arancione. Emma ha 26 anni ed è energia pura: nella voce, nel cuore e nelle parole che corrono veloci come lei.

È bella, ma doma la bellezza sotto il talento, se è fragile in amore non se ne vergogna, fa le voci buffe e le linguacce: si sente libera e non ha paura di dire come la pensa. Questa sua sicurezza nel saper stare al mondo comincia nella piccola Aradeo, in provincia di Lecce, dove cresce in una famiglia affettuosa, e si forgia (anche) lottando contro il male che Emma ha vinto: «Oggi è il mio secondo anniversario di vita».

Che cosa vuol dire? È una storia lunga. Prima le devo raccontare un po’ della mia famiglia.

Sono qui che ascolto. Mio padre era infermiere a Firenze e noi stavamo ad Aradeo. Mamma badava a mio fratello e io vivevo con la nonna. Eravamo in simbiosi, mi insegnava a pulire casa, a fare la pasta e il punto a croce. Quando ero adolescente la mamma si lamentava perché volevo cantare, ma nonna mi difendeva. Intanto facevo la mia durissima gavetta, anche con qualche partecipazione a trasmissioni televisive e vari fallimenti, insomma ci provavo. Nel 2005 la nonna si ammala. Un giorno mentre le massaggio le gambe, mi guarda serissima negli occhi e dice: “Emma domani torno a casa, ma non da viva. Ascoltami, io l’ho visto: tu devi fare la cantante”. Le dico di smetterla, la conforto e vado via. L’indomani lei muore con un sorriso sulle labbra.

E cambia la sua vita. Sì, perché mi lascia una profonda fede in Dio e una assoluta determinazione a diventare cantante.

Si sentiva pronta per il grande salto. Con la mia band, i M.j.u.r, registriamo a Torino un disco autoprodotto. Per un anno facciamo su e giù sui treni di notte, siamo morti di fame per amore della musica. Esce il disco e piace, ci chiamano per i concerti ed è pronto un minitour.

Dove suonate? Il minitour non parte mai perché io comincio a star male. Sono sempre stanca, si bloccano alcuni funzioni vitali, non mangio, arrivo a 40 chili, sento un peso enorme dentro di me. I medici scoprono che nell’utero ho una grande massa. Tumorale. E maligna. Sono operata d’urgenza a Roma. L’intervento dura sette ore e riescono a salvarmi l’utero.

Quindi si ferma tutto? Quando mi sveglio ho un lungo taglio, ma sono già un’altra persona. Dopo cinque ore provo a camminare, dopo cinque settimane canto in un locale, mio padre che trema davanti a me. I marker tumorali sono rientrati, non serve radioterapia o chemio. Quel che mi hanno tolto era maligno, ma ancora lo studiano per capirne la natura. Era marzo, il 3 giugno faccio il provino per Amici e lo supero. Sotto la maglietta ho ancora il busto con le stecche.

E lo racconta oggi, per la prima volta. L’ho confidato solo a Maria De Filippi.Non era il momento giusto. Sarei passata per una vittima. Io invece voglio testimoniare.

Che cosa? Alle ragazze, le fan, voglio dire: non sono un mito, vivo sotto le vostre stesse nuvole. Il problema non è un fidanzato stronzo ma chi non ha i soldi per mangiare. Oh, pure io piango per le cazzate, però guardo la vita anche da un altro punto di vista.

Di chi stava per morire. E invece sono stata graziata e sento di dover seguire le ragazze.

Non sarà un senso eccessivo di responsabilità? Forse sì, però se loro mi hanno scelto e devono capirmi. Voglio un pubblico pensante. I loro problemi sono i miei.

E perché? Hanno comprato 150mila copie dei miei dischi e non me ne interesso? Ho i loro soldi in tasca, mi ascoltano e io li devo ascoltare. Non riesco a non farlo. Leggo le loro e-mail e rispondo, a tutti. È il dazio che pago. Se a 15 anni ti sembra che il mondo crolli perché la professoressa ce l’ha con te, ti voglio ricordare che da un’altra parte del mondo una ragazza della tua età è sfregiata e infibulata.

E poi che cosa scrive nelle risposte? Che tutte abbiamo il potere per cambiare la nostra vita e lo dico perché mi sono fatta un mazzo così per arrivare qui. Io sono il simbolo di me stessa, ognuna è il simbolo di se stessa. Ne voglio parlare.

Con chi? Con le mie fan e le loro madri. L’altro giorno una di loro mi ha detto: “Mia figlia sta guarendo dall’anoressia ascoltando il tuo disco”. Eh no, e che c…! La forza devi trovarla dentro di te, io non sono la cura, semmai voglio essere la colonna sonora della tua guarigione.

Chi cerca di darle un’etichetta politica fa sempre una figuraccia. Io non sono né di destra né di sinistra, ma pago le tasse. Oggi chi sta da una parte o dall’altra l’ha ereditato dai genitori.

Per lei non conta l’appartenenza politica, ma la condizione sociale. Lo dimostrano i fatti. Uno studente con il parka e le Converse manifesta per la scuola e un altro con gli anfibi gli dà addosso, o al contrario. E che hai concluso? A scuola ci andate tutti e due, dovete manifestare insieme per averne una migliore.

Da dove viene questa sua coscienza civile? Mio padre ha sempre soccorso i compaesani. Dall’importante avvocato alla gente delle case popolari, chiunque è passato da casa mia, per chiedere una puntura ma pure per far chiudere una buca stradale. Papà si è sempre messo a disposizione per il bene di tutti, gratis, e io l’ho imparato. Lo aiutavo a fare le medicazioni e le suture, mi piaceva tantissimo.

Poteva studiare medicina. Al liceo classico la sfangavo e seguivo con passione solo filosofia, con una prof fantastica.

Alla fine ha trovato un buon lavoro, come dice lei, e guadagna bene. Ho comprato una macchina e una bici a rate, il resto dei soldi sono in banca gestiti da mio padre. Ho un bancomat limitato e mi basta. Adesso mi regalano tanti vestiti, ma io compro ancora le magliette per otto euro ai grandi magazzini.

Mi racconta di Emma bambina? Ero un maschiaccio in kilt. Mia mamma mi cuciva i vestiti ed era fissata con le gonne scozzesi. Giocavo a pallone e andavo sullo skateboard. Avevo solo una Barbie che ogni mattina pettinavo, vestivo e lasciavo in un angolo. Studiavo ginnastica ritmica, sognavo di diventare ballerina, avevo i capelli biondi, lunghi e boccolosi, un angelo.

Con le ginocchia sbucciate. Sempre.

Adolescente ribelle? Avevo le orecchie pieni di buchi e pettinature strane. Le altre si tatuavano le farfalle, io invece un drago sulla schiena. Ero ancora minorenne, mia madre pianse per un giorno intero senza rivolgermi la parola.

Prima esibizione a nove anni: è vero? Si. Mio papà ha da sempre una band, gli H20. Un giorno mi chiese di cantare e dissi di sì solo per farlo contento. Eravamo in un pub e la canzone era Grande grande grande di Mina.

Presto la musica si fa largo. E diventa un’esigenza. Anche questo mi fa strana per il mio paese.

Perché? Non sfilavo per il corso sottobraccio alle amiche ma stavo al pub con i musicisti. Allora ero convinta che i maschi servissero solo per suonarci insieme, magari fossi rimasta così. Tutti pensavano che io facessi chissà cosa, ma a rimanere incinte erano le altre (ride, ndr).Comunque, ho già la mia band.

Comincia a studiare canto? No, e mi rifiuto di farlo anche adesso. Ho imparato da sola. Il cuore della mia musica è selvaggio e voglio preservare la mia parte primitiva. Se devo salire su un palco, tremo, sudo e ho le crisi di panico. Poi vado e mi sfogo, sputo fuori tutto quello che ho covato, perdo il controllo di me stessa. Alla fine piango anche per un’ora, e non parlo con nessuno. Chi lavora con me lo sa. Quando canto sono quella che sono davvero: a Sanremo gli artisti erano a letto alle 11, io alle quattro e mezza.

La canzone di Sanremo racconta di lacrime. Lei piange spesso, almeno in tv. Le lacrime sono naturali, tenersele dentro è un male.

E piangeva per un amore appena finito. Lui (Stefano, ballerino di Amici, ndr) l’ha lasciata a mezzo intervista, baciando un’altra in tv. La verità la sappiamo solo noi e non è quella raccontata dai giornali. In ogni caso la terrò per me. È finita e ho chiesto anche alle mie fan di non accanirsi contro la sua nuova storia.

Soffre? Ho sofferto. Ho dato amore puro e sono convinta che un giorno mi tornerà indietro. Penso di aver fatto bingo a lasciarlo perché distratta com’ero da lui non mi accorgevo delle persone che mi amano e mi stanno intorno.

E le voci di un flirt con Kekko dei Modà? Smentisco. Kekko è fidanzato da 12 anni con Laura e a Sanremo eravamo tutti insieme.

Dunque, nessun nuovo amore? Adesso mi godo un grande amore per me stessa.

Come si diverte Emma? Faccio le pulizie, vado al supermercato e mi occupo di riempire il frigo, la domenica faccio le lasagne e poi grandi cene con gli amici che abitano qui vicino.

Non vuole tornare in Puglia Sto mettendo su casa qui.

Se tutto questo dovesse finire Ci rimarrei male ma il dono della vita va vissuto. Farei la commessa a Roma.

Perché proprio la commessa? Pagano bene.

Le auguro il futuro che desidera avere: che cosa vuole mettere dentro? I figli.

No, dico nella musica. Spero di poter mettere già nel prossimo disco le canzoni che sto scrivendo.

Di che cosa raccontano? Dell’amore. Perché alla fine parlando di amore racconti te stesso. Una canzone è per la mia nonna.

Altri sogni? Aprire il tour di Gianna Nannini, il mio mito. Se quello che ho vissuto fino ad adesso dovesse servire per realizzare questo mio sogno, ne sarebbe valsa la pena.

Questa intervista è stata come un concerto. Emma mi guarda con i suoi intensi e lucidi occhi neri, ed è stanca: “Vado a dormire”. Ora non ha più voglia di parlare con nessuno.

[Pubblicato su Gioia]

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