GIOIA/PERSONE

Cristiana Alicata

Dove lavora? esatta qualifica e luogo? Sono responsabile commerciale del marchio Lancia dell’Abruzzo e di un pezzetto delle Marche. Ma per Fiat ho girato tutto il centro nord. Sono stata anche in Estremo Oriente, anche se per pochissimo.

Donna, ingegnere, lesbica, militante del PD, scrittrice: lei è un personaggio della modernità, come si sente a vivere in questa Italia? Un po’ ingombrante perché ogni luogo è un compartimento stagno invece per me ogni cosa è inscindibile per tutto l’arco della giornata. Lo sguardo con cui scrivi ha la stessa passione con cui affronti il business con degli imprenditori in questo momento difficile o con il quale fai le ore piccole per pensare un Paese migliore per le donne con bambini o per le coppie omosessuali.

E dentro la Fiat? E’ un momento difficile per chiunque lavori in un mercato competitivo ed in contrazione. Credo che lo stiamo affrontando al meglio e questo è un bene per l’Italia prima che per la Fiat.

Le piace Marchionne?
 Ricordo solo ad un Paese senza memoria che quando è arrivato Fiat stava per chiudere e il mercato non era ridotto come adesso, nel senso che non vendevamo per colpa nostra, non per la congiuntura internazionale. Ha avuto il coraggio di fare quello che in Italia non fa nessuno quando le cose non vanno: un ricambio generazionale del management rapido ed efficace. Mi piace perché è quello che farei in Italia. Ovunque: dall’ università alla politica.

Eppure grazie a lui, la Fiat diventa sempre più americana: non è modernità questa? No, è affrontare il mercato più competitivo del mondo in attacco e non a catenaccio, cioè all’italiana, per usare una metafora calcistica.

Lei è Marchionne per dieci secondi: esprima un solo desiderio. Solo se poi mi fai esprimere un desiderio nei panni di Bersani. Ad entrambi chiederei più donne nei posti strategici.

Vieni a trovarmi d’inverno è un bellissimo ritratto delle strade impreviste che sesso e affetti prendono nella vita di uomini e donne:  eppure dove c’è amore, c’è famiglia, non importa se nella norma: lei vuole il matrimonio gay? Sì, senza se e senza ma. Voglio solo chiedere a chi legge di non confondere il matrimonio civile con quello religioso. Nel mio romanzo il legame profondo che tiene insieme tutte le forme affettive è l’amore, la voglia di vivere.

E dei figli? Sì.



Si candida alle prossime elezioni? Se Nicola Zingaretti non si candida a sindaco di Roma, mi candido a sindaco. Scherzo. Però sogno che Roma torni ad essere una capitale europea. Oggi Roma non è una città per giovani, non è per gli anziani, non lo è per chi va a lavorare in auto perché muoversi con i mezzi pubblici è impossibile, non lo è per i bambini, non lo è per chi vive in periferia. Non lo è in assoluto per un omosessuale.

[Pubblicato su Gioia, 04/2011]

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