SESSO&SENTIMENTO

Dildo e autocoscienza. Gli Altri 04/2011

Roma Piazza Navona – Interno Sera. Siedo su un divano di velluto rosso accanto ad una elegante signora agée. Di fronte, dietro un tavolino nero, una magnifica barwoman trentenne serve cocktail piccanti. Intorno a noi, tra sedie e cuscini sparsi per terra ci sono una trentina di donne: in jeans, tallieur, tubini e gonne scozzesi, studentesse, manager, intellettuali, impiegate, mamme, nonne, sposate, single. Niente le accomuna se non il motivo della serata: l’incontro con un uomo e una donna, marito e moglie, che hanno aperto vicino Roma l’unico club privè italiano solo per coppie. Siamo da Zou Zou, Sensual Entertainment, erotic shop se pare più semplice, evoluzione concettuale e materiale del più zotico e maschile sexy shop. Nelle vetrine sono esposti preziosi oggetti per il piacere femminile: dildo di quarzo rosa o legno di guaiaco, vibratori colorati, raffinati frustini, collier sadochic. Alle pareti illustrazioni di nudi non stereotipati, piccoli stand ospitano corpetti di velluto e lingerie fantasiosa. La serata ha per titolo Let’s swing che in inglese suona meglio dell’italiano: scambismo.

L’attrice Claudia D’Angelo introduce il tema con un monologo comico che scioglie anche il disagio di chi è lì per la prima volta. Poi, si comincia con l’ironica direzione di Barbara Florenzano, psicoterapeuta, tra le ideatrici di queste serate con Tiziana Russo, proprietaria di Zou Zou. I due ospiti raccontano per bene la storia della loro ardita impresa, ma il pubblico scalpita e rumoreggia. La gentile coppia è messa un po’ in disparte, comincia tra le donne un confronto serrato, fittissimo, quasi ansioso su quel che ciascuna prova dentro di sé di fronte alla forte esperienza di voler/potere/ fare sesso collettivo con il proprio uomo e altri/e: le emozioni, la gelosia, la timidezza, i dubbi e i timori sul prima, durante e dopo. Chi l’ha già fatto racconta come è andata, sono risate, eccitazione, battute. Le tre ore volano, si cerca di mantenere il confronto tra tutte, ma piccoli gruppi si formano spontanei.

Alla fine, siamo di buonumore. Tornando a casa mi chiedo: l’autocoscienza è tornata di moda e si adesso fa negli erotic shop? Sono i dildo, i copricapezzoli d’argento, le palline delle geisha, quel minuscolo ma potente vibratore con la ricarica usb, lo scarlatto alle pareti, il nuovo habitat più stimolante per obbedire all’antico bisogno di specchiarsi in un’altra per trovarsi differente? È in un luogo in cui le merci chiedono di essere consumatrici obbedienti che le donne (ri)trovano l’esigenza di tessere relazioni tra di loro? Partendo dalla libertà di nominare il proprio desiderio e dare voce all’esperienza usando la prima persona? Ovvero acquisendo dalla pratica femminista originaria proprio l’elemento più rivoluzionario, il partire da sé.

Ho 42 anni e dell’autocoscienza di un tempo ho una visione mitologica strettamente personale: una donna coraggiosa che contro tutte dichiara di eccitarsi con un film porno oppure cerchi magici in cui con lo specchietto ci si guarda dentro la vagina. Forse non è mai stato (solo) così, ma a me è sempre piaciuto immaginarlo in questo modo spiccio e diretto. Oggi non godiamo più di quella incredibile libertà dal senso del pudore che permetteva le riunioni di self help però (r)esiste una tensione a (ri)conoscersi l’una con l’altra nella libertà sessuale di cui godiamo, o pensiamo di godere e comunque fatichiamo per tenercela cara. Anche fuori da contesti specifici (i collettivi) o pioneristiche esperienze femministe contemporanee (http://www.ecn.org/sexyshock/). Dopo Sexy and the city sappiamo che parlare di sesso non significa un’esperienza politica né maggior consapevolezza, mi dice Slavina, videomaker e pornoattivista (http://malapecora.noblogs.org/). Però, riflette Barbara Florenzano: «Le nostre serate sono di intrattenimento, c’è un reciproco e istruttivo spirito goliardico, oltre che un grande entusiasmo nella partecipazione. Il confronto ha un valore terapeutico, alla fine ci si apre, è un’esperienza che innalza sicuramente la propria autoconoscenza».

Proprio perché non c’è una pratica politica condivisa, la guida di Florenzano stabilisce alcune regole: «Per esempio non rispondere ad un altra esprimendo un giudizio (io penso che) ma entrando in relazione (io sento che). Il femminismo aveva la necessità di sottrarsi agli uomini per indagare su se stesse, noi non creiamo serate femminile critiche verso i maschi, anzi spesso si discute sulla ricostruzione dei ruoli, per una relazione migliore». Ecco alcuni temi delle serate Zouzettes: Warm up (i preliminari, serata doppiata per accontentare le iscritte), Sesso orale (un evergreen che ogni anno ha il suo pubblico affezionato), più ristretti e mirati invece i workshop di Florenzano che propongono un lavoro approfondito su se stesse sempre in gruppo di sole donne (il prossimo 7 aprile, su il maschile che c’è in noi). Una mia amica che ha passato la sua migliore età dentro stanze più o meno spoglie a fare la dura autocoscienza delle origini, liquida la faccenda come una scuola di sesso, a cui lei riserva disprezzo. In realtà, non ci sono cattedre pur se c’è una guida, passano informazioni ma non precettive, si paga, poco ma c’è anche una squisita cena, e il tutto si tiene con una leggerezza che fa bene al cuore rendendo l’incontro accessibile a chiunque. La formula piace. Tant’è che ispirandosi a queste serate è stato tirato fuori il numero zero de La malaeducaxxion, un format televisivo andato in onda un paio di settimane fa su La 7D.

Con la conduzione di Elena Di Cioccio, una variegata platea di donne si è confrontata a partire dalla propria esperienza sul tema dell’orgasmo, mettendoci la faccia, e anche quella del marito, per raccontare una formazione erotico sentimentale «dove gli altri contano come persona e non il loro sesso biologico». In questa occasione c’erano anche gli uomini. Il loro ingresso nella platea ha provocato un aumento di pubblico (l’ascolto è stato buono, in generale più maschi che femmine, tra le donne soprattutto le under 20), qualcuno tra di loro è stato bene nel gioco, qualche risata in più ma non c’era capacità di entrare in un sincero scambio con le donne (faccenda di per sé complicata sotto le telecamere) con il rischio di scivolare in un opinionismo di cui gronda qualsiasi trasmissione. La Malaeducaxxion tornerà probabilmente in autunno in ogni casa, le serate di Zou Zou intanto migrano, tra breve, su Milano. Mentre nella provincia del Nord Italia, dove di erotic shop non vi è traccia, si diffondono le ragazze con la Valigia rossa. Sono 31, italiane e straniere, animate da un piglio pedagogico e libertario, portano fino dentro casa i sexy toys venduti con puntuali spiegazioni in affollate riunioni.

Come un tempo mia madre vendeva detersivi. Loro invece dildi, ovetti vibratori e set di olii da massaggio. Cristina, una pioniera: «Tra le donne che incontro c’è una voglia cosciente di evolversi, inconscia di confrontarsi. C’è timore perché manca l’abitudine al dialogo, ma superato il disagio e scoperto il piacere di farlo, nessuna vuole più tornare indietro».

[Pubblicato su Gli Altri]

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