GIOIA/PERSONE

Michelle Bonev: Vinco sempre io, come Cenerentola

È bulgara, è molto alta, ha ottimi agganci in Italia ed è parecchio chiacchierata: all’ultimo Festival di Venezia il suo film, sbeffeggiato dalla stampa, ha persino preso un premio che non c’era. Ora, prima che arrivi nelle sale, lei spiega perché, nonostante chi le vuole male (per esempio sua madre), trionferà.

Io sono una Cenerentola. Dovrei stare simpatica, no?». E invece Michelle Bonev, 39 anni, nata in Bulgaria e dal 1996 cittadina italiana, è la signora degli scandali. L’ultimo, alla scorsa Mostra del cinema di Venezia. Diverse inchieste giornalistiche ricostruiscono a novembre che l’ex ministro della Cultura Sandro Bondi ha inventato in tutta fretta un premio apposta per il suo film autobiografico Goodbye Mama (di cui è produttrice, sceneggiatrice, regista, attrice). Si scrive anche di un conto per 400mila euro (spesi tra alberghi, ristoranti e motoscafi, per ospitare lei e tutta la sua troupe), saldato dal governo italiano. Anche se le fonti ufficiali smentiscono. La cosa certa è che Rai Cinema ha pagato un milione di euro per acquistarne i diritti.

A distanza di sei mesi da Venezia e di quattro dallo scandalo, l’altissima Michelle Bonev (un metro e 78) è seduta su un divano del lussuoso Hotel De Russie di Roma. Nata di venerdì («il giorno delle streghe», e infatti sa leggere i fondi di caffè e la mano), indossa un tubino nero di lana e sorseggia una tisana alla cannella mentre mi racconta che il suo film, sbeffeggiato dalla stampa, sarà distribuito nelle sale l’8 aprile in cento copie, che è un numero notevole: «Io vinco sempre» (è il suo mantra, lo ripete di continuo). E intanto aspetta una mia risposta alla sua domanda su Cenerentola: «Sono una Cenerentola. Dovrei stare simpatica, no?».

Invece lei non sta simpatica.

Le dico perché?

Dica.

Io do fastidio perché alzo sempre la posta. Prima attrice di fiction, poi protagonista. Ora produttrice e regista. Non mi basta un castello dorato dove stare chiusa.

Ce l’ha un principe azzurro?

Sì, da tre anni ed è la prima persona che amo davvero (arrossisce, ndr).

Chi è?

Paolo Bini, imprenditore tessile. Viviamo insieme ed è molto più grande di me.

Un uomo ricco: ha messo i soldi per la produzione del suo film?

No. Il film è prodotto dalla mia società Romantica Entertaiment (con Licia Nunez e Giovanni Corasaniti, entrambi anche attori nel film, ndr).

Quanto è costato?

3 milioni e 300 euro.

Sul conto pagato per ospitare lei e la sua troupe a Venezia c’è un’indagine della Guardia di Finanza? Nessuno ci ha contattati, ma noi siamo pronti a dimostrare che ho pagato di tasca mia.

Cifra esatta?

330mila euro.

Perché non ha querelato i giornali?

Perché vinco e dopo non scrivono più niente di me, neanche qualcosa di male.

Lo scandalo fa più notizia.

Se però questa chiarezza non basta…

Se il film fosse un flop?

Piacerà, ne sono sicura. È una storia vera ed emozionante. Come guardare dal buco della serratura la vita di una famiglia. In ogni caso, per me è una vittoria averlo fatto.

Racconta la storia della sua famiglia: una madre violenta, due sorelle molto unite, una nonna abbandonata in un istituto da salvare.

La società non permette di dirlo, ma esistono anche madri cattive e la mia lo è stata. Se non puoi raccontarlo, cresci con il rancore dentro e diventi pericoloso. Nel film interpreto la parte di mia madre dai 19 ai 60 anni: per farlo sono ingrassata otto chili e mi sono bruciata i capelli con la tinta bionda.

Ed è stata invecchiata.

Sì, e nei manifesti del film ho voluto la foto con le rughe, contro ogni consiglio.

Lei ha scritto anche un libro, pubblicato con Mondadori nel 2003.

Avevano comprato i diritti per dieci anni, ma siccome non lo ristampavano, me li sono ripresi.

Non è facile.

Io l’ho fatto.

Il libro si apre con la scena in cui lei ha un coltello in mano e vuole uccidere sua madre. Sceglie di non farlo e ingoia le pillole tentando il suicidio.

Esattamente, tutto vero.

Un gesto estremo, a 16 anni, poi.

Mia madre era stata una ragazza mondana e il regime l’aveva messa all’angolo. Si è rifatta su di noi figlie con un sistema educativo punitivo.

Sua madre ha smentito.

Mio padre invece ha confermato: lei mi picchiava con un anello per farmi più male. L’ultima cosa che mi ha detto, a proposito del film, è stata: “Sei riuscita nella vita solo grazie a me”.

È vero che lei ha studiato da soldato?

Sotto il regime comunista a 14 anni ti insegnano a sparare. A 15 anni ho fatto tre mesi di preparazione militare, eravamo tutte donne.

Prove tecniche di guerra. Che a lei riuscivano bene, immagino.

Ero capace di smontare un kalashnikov in 52 secondi e montarlo in 62.

Faceva anche la modella.

Ero in un’agenzia dove disegnavo i tessuti, le altre cucivano i vestiti e poi li indossavo. Li vendevamo alle moglie dei marinai, a chi aveva i dollari per comprare. Gli scampoli colorati si trovavano solo al mercato nero.

E così arriva in Italia.

Dove avevo un fidanzato ricchissimo, ma mi sono stancata presto di comprare borsette di lusso.

Allora apre un’agenzia di modelle con Giuseppe Corasaniti, suo attuale socio.

Dopo tre mesi discutevo al telefono di flussi finanziari, immaginando cosa fossero, ma senza saperlo esattamente. Giuseppe mi aiutò a studiare diritto e finanza, per diventare imprenditrice.

Lei è una cara amica di Berlusconi?

No, però mi piacerebbe diventarlo. Di lui e di altri uomini potenti che subiscono tanti attacchi da diventare vittime.

E di Boyko Borisov, il primo ministro della Bulgaria?

Neanche.

E con il ministro Bondi?

Nessun rapporto.

Farà politica?

Non lo escludo.

Con il centrodestra?

Ovvio. Mi interessano i diritti delle donne, le quote rosa, gli asili nido.

Ce la ritroveremo ministro delle Pari opportunità?

Ma no…

Una sua opinione sulle Olgettine che parlano male di Berlusconi durante le intercettazioni. Siamo in democrazia e credo nel libero arbitrio. Ho letto pochissimo e non condanno senza giudici. Chi lo fa dovrebbe ricordare che oggi tocca agli altri, domani a noi.

Scusi ma lei dove ha imparato a fare la regista?

Da sei anni lavoro in modo ufficioso con il montatore Massimo Quaglia (che collabora con Giuseppe Tornatore, ndr): lui mi insegna, osservo e imparo. Guardi che io sputo sangue da quando sono nata, destinata a morire in pochi giorni perché ero di pochissimo peso.

Su che cosa basa questa sua sicurezza di poter vincere sempre?

A suo tempo mi sono data dieci punti.

I dieci comandamenti?

Esatto, sono la base della mia vita.

Tipo?

Numero tre: volgere sempre e tutto in positivo.

E se possibile a suo vantaggio.

[Pubblicato su Gioia, 05/04/11]

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