GIOIA/PERSONE

Natasha Kampusch

3096 giorni (Bompiani) è la potente autobiografia di Natasha Kampusch, rapita a dieci anni da Wolfgang Priklopil, con lui cresciuta per i successivi otto tra una cantina sotteranea e una casa blindata, fuggita da sola nel 2006 (il sequestratore si suicidò subito dopo). In questo lungo tempo, tra violenze e umiliazioni di ogni sorta (ma non sessuali, precisa l’autrice), Priklopil ne fece la sua schiava. Natasha però, pur spezzata dalle botte, non gli si è mai inginocchiata davanti né l’ha chiamato sovrano come lui chiedeva. Perché questa ragazza, in ognuno dei suoi 3096 giorni di prigionia, è stata attiva e presente nella complessa relazione intrecciata con il sequestratore. Con cui, come un “bambino che cresce in una situazione familiare difficile” creò da subito “un bozzolo di normalità” che è “una strategia di sopravvivenza … più fedele alla realtà di qualsiasi piatta categorizzazione dei criminali in bestie sanguinari e delle vittime in agnellini indifesi … questa società ha bisogno di criminali come Priklopil per dare un volto al Male e per scinderlo da se stessa”. La lucida autoanalisi di Natasha – ottimamente narrata – l’ha esposta a molte critiche.

Il pubblico la preferirebbe vittima  rassegnata, ma lei rifiuta il ruolo passivo: “Nessuno può dirmi che cosa devo sentire. Sono una donna libera e non dipendo dai capricci dei media”. Le chiedo se il mondo fuori è come lo aveva immaginato: “Lo pensavo migliore, però la realtà non è mai unidimensionale e forse, se lo fosse, non mi piacerebbe”. Poi aggiunge: “E’ un po’ come l’amore, lo desideri, lo insegui, ma rimane una chimera”. Natasha, lei sogna l’amore? “Esistono molte forme dell’amore, ma è un argomento complicato per me, di sicuro. Mi ci vuole un altro libro per raccontarlo, lasciamo stare…per favore, non ne voglio parlare”. D’accordo, Natasha, mi dica se le piace Roma. “Si, molto, ma gli uomini italiani sono troppo machi”. La guardano perché è bella e biondissima, le assicuro e finalmente ha un sorriso rilassato. Va via con i suoi agenti verso Piazza del Popolo. E vederla con il naso all’insù a guardare i monumenti sembra una turista qualsiasi. Con l’augurio di poterlo esserlo almeno qualche volta nella sua vita.

[Pubblicato su Gioia, 05/2011]

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One thought on “Natasha Kampusch

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