PERSONE

Tenera Valse, una sex worker che vi sorprenderà. Gli Altri 05/2011

Portami tante rose (Cooper, pp. 226, euro 13,50) è il mémoire di una donna colta e gentile che per consapevole scelta esercita il mestiere di prostituta con la specialità di essere slave (nel genere sadomaso è una dominata). Ed è un’opera preziosa per almeno due motivi: rara testimonianza diretta di una sex worker non interessata a diventare starlet o ancella del potere e narrazione di una vita eccentrica, a tratti eretica, dunque patrimonio collettivo di libertà.

L’autrice è sempre presente alle sue scelte, i suoi gesti non sono mai sciatti, nulla è lasciato al caso nel senso di essere trascurato, a cominciare dal nome d’arte. Tenera per segnare la volontà di riprendersi gli aspetti del femminile tanto vituperati –  accoglienza, arrendevolezza, tenerezza, dolcezza – e dargli un senso di forza. Valse come anagramma di Slave che rovesciandone il significato (valse come valere) mostra l’intenzione: essere una dominata consapevole, indagare i giochi del potere e della sua sottrazione nella relazione con l’altro/a, segnare i confini del dolore rafforzandosi, una pratica che si rifà alle filosofie orientali e non al folclore di certa  propaganda sadomaso.

Tenera, poi, è stata per dodici anni una professoressa di lettere antiche in un prestigioso liceo della capitale, avendo cominciato prestissimo la sua carriera (la più giovane insegnante d’Italia fu il suo record da talentuosa ragazza meridionale). Quale migliore campo di formazione per una contemporanea sex worker? Diventare una creativa del sesso dopo aver mortificato la propria creatività dentro l’agonizzante sistema scolastico;  rinnovare ogni giorno la vitalità dell’eros dopo aver provato con somma frustrazione a vitalizzare il sapere nella relazione con gli studenti che la scuola preferisce distratti, inattivi e al massimo solo obbedienti; re-inventarsi professoressa della sessualità con la stessa perizia e la stessa fantasia un tempo applicata alle lezioni di greco: adesso però il suo lavoro le rende  (in denaro e in gratificazione), mentre prima era solo  (o quasi) un vuoto a perdere.

Portami tante rose è “un’operetta” dove Tenera racconta tutto delle sue personali esperienze del sesso, spiega la scelta di vendere l’amore, dettaglia specialità e incontri, ma non cede allo sterile voyeurismo né si perde in boriose rivendicazioni intellettuali, pur esprimendo un forte pensiero politico soggettivo, anche sul sistema scuola.  Perché Tenera è una femminista e parte da sé e dalle sue relazioni, da quel che conosce meglio, e questo le permette di essere un’osservatrice privilegiata in grado di raccontarci cosa impara sul sesso, sulle relazioni e sull’amore attraverso i tantissimi corpi di uomini e donne che incontra  (non solo) a pagamento. Il nostro appuntamento è nella sua bella e stravagante casa, arredata con gusto, strapiena di libri – la sua passione – , una sorta di atelier dove sono in mostra i bei quadri che dipinge in uno stile ricercato. Tenera ha un fidanzato, un solido rapporto che dura da qualche anno. Cominciamo da qui.

Il tuo mestiere e la tua relazione non si intralciano. Il sesso è un gioco, è ricerca di piacere e di benessere, non va caricato di altri significati. Farlo coincidere con l’amore è una trappola, tantomeno considerarlo un pezzo del sistema famiglia. I maschi lo sanno, infatti sono storicamente capaci di separare il sesso dalla propria moglie e abituati a sottrarre denaro per il proprio piacere dal bilancio familiare. Le donne invece no. Le poche che vengono da me in via autonoma, senza il marito, sono ricche e potenti.

Quindi anche per le donne la libertà sessuale passa per il denaro e per il potere? Mi pare che sempre più donne siano presenti al loro piacere, lo vivono ma non lo testimoniano pubblicamente, non c’è uno spazio di riconoscimento collettivo di questa libertà per via del pregiudizio che ancora è fortissimo: essere considerate una puttana. Sicuramente se le donne avessero più posizioni pubbliche, politiche, sociali di potere ci sarebbe più libertà e meno stigma.

Le tue clienti donne sono pochissime, però ne incontri molte in coppia. Vengono per non perdere il proprio uomo e il proprio uomo spesso le porta perché non vuole perdere del tutto la sessualità con la sua donna.

Triste? Sì, perché capisci che gli uomini sanno nominare il loro desiderio, le donne no.

E tu che cosa fai? Mi dedico molto alle donne e sentendosi accolte si lasciano andare, stanno bene. E scopro che molte di loro avevano una fantasia lesbica che non hanno mai avuto il coraggio di realizzare.

Dalla tua esperienza, racconti una sessualità femminile frustata. No, è solo molto differenziata. Rifletto però su un fatto. Le storie più belle le ho avute con donne tra i 50 e i 60 anni. Esaurita la missione di essere mogli e madri, aver cresciuto i figli e mollato il marito, ancora ben tenute, si dedicano al loro piacere con una consapevolezza e un entusiasmo per il proprio e per gli altri corpi che è una meraviglia.

Grazie, sono belle cose da dirsi tra noi quarantenni. Tu dici di annoiarti con i rapporti vanigliati, sesso e basta, preferisci incontri  bdsm dove sei una slave Che è una alta e rara specializzazione. Sul bdsm c’è molta confusione, si crede che sia violento per esempio o che le slave siano disponibili alle prepotenze. Invece per chi lo pratica con correttezza, le regole sono precise e i master sono uomini gentili. Nella mia esperienza so che i miei incontri sono un set dove i maschi per esempio imparano a canalizzare l’aggressività e l’istintualità, e gli fa un gran bene anche nella vita quotidiana.

Tu prendi 350 rose per incontro di un’ora e mezza circa: la rose è il termine gergale con cui indicare l’euro. Prezzo alto, ma non altissimo. Per quel che ho imparato, più sali con la tariffa, e più i clienti sono personaggi orribili, preferisco mantenermi su una quota accessibile che mi fa incontrare uomini e donne piacevoli.

E’ stato difficile darti un prezzo? Sì, ma decidendo di farmi pagare  e quanto farmi pagare ho sottratto al denaro il potere di comprarmi.

Chi sono i tuoi clienti? La fidelizzazione del cliente mi annoia: l’adrenalina di non sapere con chi avrai a che fare è parte dell’eccitazione del mio lavoro. Comunque il parterre è vario: personaggi importanti, impiegati, uomini grassi, gente famosa, operai, persone con disabilità.

Perché non fai vedere la tua faccia? Non sono ricca e non ho potere, non posso rischiare di perdere le poche sicurezze che ho, la casa, i clienti, gli affetti. Toglierla però è una grande tentazione

Chi è per te Pia Covre? Una madre intellettuale, un riferimento culturale, uno dei pochi punti fermi per una libera discussione sulla prostituzione in Italia.

Dopo questo coming out impegnerai il tuo nome per la difesa dei diritti civili delle prostitute? La mediazione  politica mi va stretta, ma se c’è bisogno di Tenera Valse, io ci sono. Penso però che bisognerebbe allargare il campo di azione oltre i diritti delle prostitute, farne una questione di diritti civili tout court: penso che intanto ci servono tanti, tantissimi salotti culturali fatti almeno per ora solo da noi donne.

[Pubblicato su Gli Altri]

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