ARTICOLESSE/GIOIA/SESSO&SENTIMENTO

Dammi mille baci

Cominceremo da una domanda: perché è stata interrotta un’emozione? Quale ragione maggiore ha spinto i media ad accanirsi nell’indagine e scoprire che il Riot Kiss era in realtà un bacio antisommossa, un’operazione umanitaria, il pronto soccorso di un bravo ragazzo verso una sua coetanea che era stata appena manganellata? Con l’aggravante di voler pure accertare se fossero fidanzati davvero. Il comportamento del giovane è stato nobile, ma la spiegazione circostanziata ha rubato l’anima alla foto. Che era, e alla fine rimarrà, la miracolosa capacità del bacio di sospendere la realtà intorno, far di due corpi uno solo e costruire un invisibile aura che li racchiude, lasciando gli altri spettatori del gesto erotico/affettivo più rappresentato e celebrato in ogni arte.

E’ il bacio l’inizio di ogni storia d’amore e non per caso l’etologo Desmon Morris lo fa risalire alla pratica con cui le antenate delle caverne masticavano e poi passavano il cibo al figlio. Ed è anche l’inizio di ogni storia di sesso. Ce lo spiega Giovanna Palmieri, la Nina di Sex educational Show che su Foxlife, spiega le tecniche del sesso e interroga il pubblico sul suo lettone:  “Il bacio è il casting dei miei uomini, se uno sa farlo, procedo nella storia, altrimenti è eliminato”. Per Nina, però, la competenza nell’arte è “un talento di natura che, personalmente, ormai so di avere, anche se la mia prima volta è stata a 15 anni. Fino a  quel momento, tormentavo le amiche per farmi spiegare che cosa succedeva e poi facevo le prove arrotolando il dito e la lingua  davanti allo specchio”. Ovvero provando il bacio alla francese, uno dei più diffusi e certo il più intimo, di cui si occupa il sociologo Marzio Barbagli nella ricerca La sessualità degli italiani (Il Mulino, 2010). Lo studio capovolge molti luoghi comuni tra cui quello che nelle coppie il piacere del bacio sia  tralasciato  con il passare del tempo. Invece, dice Barbagli, “esso ha ancora un’enorme importanza nel comportamento sessuale degli italiani. Il deep kiss, dato penetrando con la propria lingua nella cavità orale del partner continua ad essere il primo passo, sul quale si ritorna continuamente, verso quella che abbiamo definito la moltiplicazione delle zone erogene, al total body sex, come lo chiamano alcuni studiosi americani”. Le coppie che più si baciano, indugiando di conseguenza nei preliminari, mettendosi nudi, tenendo la luce accesa, sono il 33% del totale, percentuale che aumenta di pari passo l’istruzione: i laureati lo fanno il doppio degli altri.  E pensare che per la quasi totalità delle italiane nate tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta il bacio sulla bocca era la prima e unica esperienza prematrimoniale consumata con uno, al massimo due uomini in tutta la sua vita,  percentuale scesa al 20 per cento tra le adolescenti degli anni Ottanta.

Però nonostante i baci ormai siano più regalati che rubati, riserviamo una memoria preziosa di ogni prima volta importante. Dovremmo prestare la stessa attenzione anche alla loro sparizione nell’intimità. Lorena Berdun, la sessuologa spagnola diventata famosa in Italia per i suoi ironici interventi sull’educazione sessuale nel Crozza Alive (in uscita da Cooper il cofanetto dei suoi manuali) su questo punto è assertiva e, a sorpresa, molto seria: “I baci non devono mancare in una relazione sessuale e, in generale, non possono mancare nella vita che, altrimenti, non avrebbe più senso”. La psicoterapeuta Barbara Florenzano descrive così la ricetta del bacio per le coppie in crisi: “Negli esercizi sessuali che assegno chiedo loro di baciarsi almeno per un minuto al giorno tutti i giorni. Se hanno smesso di farlo, come quando si prende una cattiva abitudine, tutto riparte abbastanza velocemente e anzi viene più voglia, se invece nascono resistenze vuol dire che la situazione è complessa”. In questo caso la ginnastica del bacio non è risolutiva ma contribuisce alla diagnosi del malessere. Perché è vero che l’alchimia del bacio è un susseguirsi di reazioni chimiche (ferormoni, serotonina, dopamina, ossicitocina etc…) ma non si esaurisce solo in un esplosione ormonale. Secondo alcuni studi gli uomini sono attratti dalla forma del viso, le ragazze invece dai denti, altri sostengono che nello scambio di saliva ci sia un passaggio di 278 colonie di batteri e molti virus (per la stragrande maggioranze innocui, poi c’è una piccola parte che per disgrazia contagia la mononucleosi) ma soprattutto apre esserci uno scambio di codici genetici che permette di selezionarci per compatibilità (di miglioramento della specie). Florenzano fa notare che il viso raduna in sé gli organi dei cinque sensi (occhi, naso, bocca, orecchie, pelle). Noi da profani, aggiungiamo che alla decisione di abbandonarsi oppure no tra le labbra di un altro ci sono particolari estetici ripugnanti (brutte scarpe o unghie lunghe), contesti facilitatori (la spiaggia di notte o il giardino solitario accanto ad una festa affollata), intenzioni belligeranti (fare ingelosire o sperimentare le capacità seduttive). Questo per dire che lo scatto iniziale del bacio è un mix incontrollabile di fattori casuali che però ci accade di continuo: la scommessa sta nel capire il meccanismo e divertirsi a riprodurlo. Gli studiosi americani, a differenza di Barbagli, privilegiano la parte pessimista e rimarcano che nelle relazione durature le donne rimangono più interessate al bacio e solo il 10 per cento accetterebbe di fare sesso senza scambiarsi gli umori della saliva contro la metà dei maschi intervistati (Susan Hughes, Università Pennsylvania). Tanta pigrizia occidentale è bacchettata dalla tradizione orientale secondo cui il gesto iniziale dei rapporti sessuali racchiude un potere iniziatico da non sciupare.

Nel kamasutra è scritto che lui stimola il labbro superiore di lei (in particolare il frenulo collegato alla gengiva) mentre la donna mordicchia il labbro inferiore del maschio. Nel Goraska Vijaya, un testo tantrico, si incoraggia la femmina a visualizzare il dotto energetico che collega questa parte del corpo alla clitoride immaginandola come un tubicino vuoto ma vibrante, a forma di bocca all’inizio e a forma conchiglia alla fine: in questo modo l’eccitazione di lei si irradia per entrambi. Nel libro Kisstory di Joanne Wannan è citata una stravagante statistica secondo cui in media impieghiamo circa 336 ore della vita per baciare. Ora escludendo l’intimo contatto di tipo sessuale e considerando invece il breve atto di scoccare le labbra su qualcuno che amiamo (i figli, parenti, amiche) o su qualcosa che veneriamo (la croce, i piedi del guru o la mano di una dama), aggiungendo saluti e ringraziamenti, stringere le labbra e poi rilasciarle è uno dei comportamenti più ripetuti in assoluto ma la frequenza non gli fa perdere la potenza evocativa: basti pensare allo scandalo e/o emozione che provoca vedere due persone dello stesso sesso che anche solo castamente sovrappongono le labbra. Oppure, per contro, constatare che laddove la rappresentazione del sesso è esplicita – come succede nella pornografia – il bacio resta fuori segnalando – per clamorosa assenza – la sua intimità ed esclusiva confidenza con i sentimenti.

[Pubblicato su Gioia, 07/2011]

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