GIOIA/PERSONE

Luciana Castellina: Noi che volevamo tagliarci le tette

Avere ottantadue anni e non un minuto di tempo libero è una fortuna che a Luciana Castellina piace possedere.

Fondatrice del quotidiano il manifesto e sua storica firma, ex direttrice del giornale comunista Liberazione, tre volte deputata nazionale e per quattro mandati parlamentare europea, Castellina oggi fa parte del Consiglio nazionale dell’Arci, insegna all’università, guida, viaggia, interviene in convegni, scrive libri ed è tra i cinque autori finalisti dell’importante Premio Strega con La scoperta del mondo (nottetempo), suo diario personale dai 14 ai 18 anni, in parte riscritto e commentato per l’edizione, un intenso memoire dove la biografia si compie mescolandosi con la Storia.

A cominciare dalla prima pagina che fu scritta il 25 luglio del 1943, il giorno in cui arrestarono Mussolini e Luciana giocava a tennis nella casa romana del Duce con la figlia Anna Maria, sua compagna di scuola. In quei pochi anni che furono il suo esordio su una scena pubblica che ancora oggi la vede protagonista, la colta ragazza borghese iscritta al Partito comunista, sarà volontaria per i campi di lavoro nella ex Yugoslavia di Tito, andrà a Praga nel grandi raduni della gioventù con Enrico Berlinguer e il fratello Giovanni,  scoprirà il moralismo dei compagni di partito che le impedivano di stendere un reggiseno e di viaggiare in autostop con tre maschi, intentandole un processo morale (in quel caso a farlo fu Giovanni Pajetta). Castellina che da bambina sognava di diventare facchino “per stare sempre nel luogo della partenza” e da adolescente si avventurava, di notte e da sola, per le strade di Roma dimostrandosi di non avere paura, rimane ancora oggi uno spirito curioso e impavido, suo tratto distintivo, insieme ad una incredibile energia vitale: dopo un’intera giornata di lavoro amava giocare a ping pong oppure entrava in un piccolo bagnetto di sezione e ne usciva bellissima per andare  in una cena mondana, racconta uan sua amica che vuole restare anonima.

Tanta forza è anche una eredità genetica. Lisetta, la sua mamma, è vissuta 102 anni e quando spense le candeline del secolo, ci fu una grande festa con 300 invitati, “l’intera mia tribù” di cui fanno figli, cugini, amici, cognate, ma anche gli ex con le nuove compagne e le loro creature (“sono come nipoti”),  ma dei suoi ex uomini  (il marito Alfredo Reichlin, lo storico compagno Lucio Magri) fatica a dirmi il nome, preferisce di no, per una sorta di pudore politico a noi incomprensibile, ma indicativo morale di una generazione che trovava imbarazzante esibire le proprie relazioni personali. Castellina sorride della sua reticenza e le si illuminano furbissimi i begli occhi.

Sono le dieci del mattino, seduta sul divano di una casa luminosa e bella, piena di libri e piante, questa signora che ha costruito un pezzo della democrazia italia, indossa un abito marrone e una collana dello stesso colore, non ha trucco ed è un piacere guardarla. La ringrazio di testimoniare che la bellezza arrendendosi alle rughe non perde fascino né mistero, è un coraggio raro che ci serve. Castellina si imbarazza e aggiunge: “Siamo programmati per vivere fino a 70 anni. Se poi come me ti ostini ad arrivare sugli ottanta e oltre allora mi preparo ad una vita in continua manutenzione. A ogni modo, a quest’ora ho già visto la rassegna stampa del mio amico Corradino Mineo e letto i necrologi di Repubblica, per non restare indietro”.

In una vita intensa come è stata la sua ci sono rimpianti? “Ho vissuto moltissimo e ho fatto molti errori, ma non nessun rimpianto se non le mie gambe, quelle si le rivorrei indietro” mi dice sorridendo. Non le manca l’ironia e neanche l’ottimismo. La signora ha appena scritto un nuovo libretto Ribelliamoci, l’alternativa va costruita (Aliberti): ma davvero lei pensa che la rivoluzione sia ancora possibile? Castellina annuisce sorpresa dalla mia rassegnazione: Non c’è mai stato un mondo così ingiusto e insostenibile. La gente si ribella, succede in Africa, in Spagna, in Asia, ma la rivolta è frammentata e non ha capacità di costruire alleanze. C’è un rifiuto della rappresentazione che rischia di diventare impotenza. Vogliamo affossare i partiti, ma poi come si va avanti? Ci siamo scossi dall’apatia ed è buono, ma questo diffuso neo anarchismo non promette nulla”.

In Italia, l’autrice in corsa per lo Strega ha simpatie per Antonio Di Pietro ma la stima è per Nichi Vendola “un buon governatore che conosce i dossier” e usa questo termine non come lo abbiamo conosciuto nel gossip di spionaggio oggi in voga ma in quello antico di faldone che raccoglie la documentazione. Poi aggiunge: “Ci vorrà moltissimo per ricostruire un tessuto di valori collettivi dopo la fine di Berlusconi. Bisogna ritornare ad aprire le sedie e sedersi a discutere di politica e di che cosa ci interessa, ovunque anche nella più piccola piazza”.

Chiedo a Castellina perché i suoi coetanei maschi sono considerati padri della patria, anche se sono stati esponenti dell’opposizione,  ma per le donne non succede con le donne. Elegante e tagliente mi suggerisce: “Il patriarcato ancora esiste e continua a mostrarsi, ma è sempre più svuotato da un’autorità. Per fortuna ci avviamo in un futuro in cui le differenze di genere saranno riconosciute”. Per Luciana il femminismo è stata una scoperta tardiva, “un insegnamento di mia figlia Lucrezia (manager del gruppo Unicredit e docente alla London Business School ndr). E’ stata lei a farmi comprendere  che essere donne è una differenza a cui dare valore. E così ho anche visto quali cicatrici mi aveva lasciato crescere pensando il contrario. La mia generazione ha avuto una forte spinta per stare al pari con i maschi ma avremmo voluto toglierci le tette, il segno di essere donne, la nostra debolezza”.

Che madre è stata? Il periodo dell’autorevolezza con i figli è brevissimo e io l’ho usato per costringerli ad imparare l’inglese e sciare. Se fossi rimasta in casa per seguirli dopo i 12 anni li avrei sarebbero stati loro a mollarmi. Invece io continuavo a fare molte altre cose e loro cominciavano una vita intensa. E così, posso dirlo di sicuro, non ci siamo mai annoiati.

[Pubblicato su Gioia]

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