GIOIA

Lea Melandri: Fermare il femminicidio

Ogni giorno 7 italiane subiscono violenza, ogni 72 ore una donna viene uccisa: come fermare il femminicidio? Lo chiediamo a Lea Melandri, intellettuale che da 40 anni indaga il legame tra Amore e violenza (suo ultimo libro Bollati Boringhieri 2011).

Chi muore è sempre donna, chi uccide è sempre un maschio, spesso conosciuto e/o amato: perché? Non c’è una natura distruttiva connaturata al sesso maschile: la violenza dentro l’amore è il risultato di come è stata costruita la relazione tra i due sessi e la famiglia.

Un dato culturale. Sì, che affonda le sue radici nel sogno d’amore, l’idea di poter fondere due esseri in uno solo.

E perché mai una romantica aspirazione è pericolosa? Due esseri umani sono un’unica persona solo nel grembo materno e durante l’infanzia. Questo stato non può essere prolungato nell’età adulta. Perché la donna viene fissata al ruolo di colei che accudisce e il maschio inchiodato nel posto di colui che è accudito, lei gestisce una relazione di dipendenza, lui è un bambino che non sa prendersi responsabilità.

Questa è una situazione diffusa, ma non dentro tutte le case si consuma violenza. E’ solo una questione di intensità della pulsione aggressiva:  dove il maschio è infantilizzato essa esiste e di dà in forme più o meno gravi, che vanno dall’irruenza verbale fino al gesto estremo.

Perché questa organizzazione della coppia è dura a cambiare? I maschi vivono comodi e le donne nella sottomissione strappano il potere di rendersi indispensabili, ma ogni adulto ha bisogno della sua libertà.

Cambiare è necessario. La qualità della relazione tra uomo e donna è un problema politico e culturale di primo piano, da mettere al centro del processo educativo.

Come si fa? Con delle campagne di informazione per esempio, discutendone in TV, sui media. Come è accaduto con l’ambiente, diventato un tema che ci interessa in prima persona. Lo stesso deve succedere per il rapporto tra i sessi. La cura della vita è una responsabilità collettiva, non un fatto privato né un destino femminile.

[Pubblicato su Gioia]

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