ARTICOLESSE/GIOIA

Siamo tutte coinvolte: la vita spericolata col reggiseno sbagliato

C’è un reggiseno perfetto che agevola la bellezza di ogni ragazza facilitando la buona piega degli abiti e la postura dritta, ma scoprire quale  sia è ancora oggi per molte un colpo di fortuna: otto donne su dieci ne indossano uno di misura sbagliata, per di più ignare della loro sventura. Per avere contezza del disastroso rapporto tra femmine e reggipetto, alle signore della Corsetteria Treppiedi (Caterina, Anna, Vittoria, Rosanna), storico  negozio di fronte al Teatro Valle di Roma, non serve di leggere dati né sondaggi: “Un buon reggiseno separa, sostiene e dietro non sale. Di rado le donne ne indossano uno così” risponde lapidaria Vittoria che ha 40 anni di esperienza nella vestizione dei decolletè. E in barba alle moderne tabelle che pretendono di insegnare come calcolare la propria esatta misura, chiosa: “Qui dentro si va a occhio, vediamo il seno e indoviniamo quella giusta, ma nessuna esce dal negozio senza aver superato la prova in cui possiamo stringere, allargare, scollare, fino a quando non calza alla perfezione”. Tanta meticolosità viene applicata su ogni capo – industriale o sartoriale, dalle 50 alle 200 euro ,- vale soprattutto per i seni importanti, ma anche sotto la terza si è prese in buona considerazione: “Il seno piccolo ha le sue difficoltà, per esempio coppa piccola e circonferenza grande, e poi può essere valorizzato” dice Caterina con una confortante sapienza da entomologo. Perché ne va dell’estetica, è vero, ma è anche una questione di salute. Secondo Soma and Syd Singers, autori di Dressed To Kill: The Link Between Breast Cancer and Bras, i reggiseni stretti e usati senza soluzione di continuità, cioè anche la notte, raddoppiano le possibilità di cancro.  I senologi raccomandano di preferire una mezza taglia in più (anche una intera se i seni sono irregolari) per evitare infiammazioni alle mammelle. Lino Puciniski, fisioterapista osteopata, dopo 30 anni di lavoro, assicura che le conseguenze da reggipetto inopportuno sono serie e frequenti: “Compressione sui nervi che vanno dalla cervicale alle braccia oppure sugli intercostali, disagi a livello respiratorio per costrizione del torace. I sintomi sono parestesie sulle braccia o sul torace che, negli anni, creano danni permanenti. Chi ha un seno grande spesso usa biancheria fasciante e spesso arriva nel mio studio con solchi sulle spalle, se non  piaghe”. Come osteopata, Puciniski interviene sulla postura e consiglia subito di cambiare il modello di biancheria intima ma soprattutto di modificare atteggiamento verso il proprio petto: “Accettarlo pienamente spinge a vestirlo nel modo  migliore”. Lei però descrive un’apocalisse, forse sarebbe meglio bruciare questi seno-costrittori? “Se il decolletè è generoso a causa della forza di gravità tende a scendere e quindi c’è bisogno di un sostegno. Se invece il seno è piccolo ha buone capacità di rispondere alla spinta verso  il basso, attivando la muscolatura e migliorando il tono, quindi è persino meglio senza”. Chi ha però il coraggio di superare quei mesi che separano lo stato dell’arte dal momento futuro in cui la tonicità darebbe i suoi frutti? Nessuna: sul reggiseno siamo (quasi) tutte coinvolte.

Secondo la Lovable, storico marchio del settore, lo scorso anno solo in Italia sono stati venduti 38 milioni di pezzi per un giro di affari di 620 milioni di euro. Ogni donna, dai 15 agli 80 anni, ne acquista circa 130 al modico prezzo medio di 14,60 euro l’uno per un investimento totale nella vita di 2000 euro: il prezzo spesso è indicativo della qualità del prodotto ma non della esatta misura che può essere errata anche avendo investito centinaia di euro, come sottolineano da Treppiedi.  La scommessa della grande industria dunque è quella di creare la misura perfetta, ovvero adattabile al maggior numero di donne, e che, sostengono dai laboratori Lovable, “non è questione di tecnologia ma di materiali”: elastici, adattabili, con una buona tenuta, armonizzate con cuciture e accessori, nella coppa poi sarebbe ideale  una leggerissima imbottitura per dare forma e supporto senza costringere né aggiungere volume”. Invece spesso si sbaglia il reggiseno perché gli si chiede di fare miracoli: aumentare una misura, raccogliere e  tirare su, far sembrare molto quello che è poco o viceversa. Ecco perché alcune alla fine cedono alla mastoplastica anche se, la sottrazione al reggipetto è permessa solo “se l’intervento è effettuato su una paziente con poco seno, dunque la pelle ed il muscolo sostengono la protesi” come spiega Gianluca Campiglio Specialista in Chirurgia Plastica a Milano.

Per cucire un reggiseno servono dalle 2 alle 8 ore di lavoro, dipende dal modello, dal materiale usato, da quanto è grande il petto che andrà a sostenere. Le bustaie sono operaie ricercate e in via di estinzione. La signora Lorella Chinaglia insegna a Ferrara un corso per modellismo e confezione di biancheria intima, speciale sul reggiseno, e ci dice che il prossimo anno arrivano persino dalla Germania ad imparare: le studenti sono poche e trovano subito lavoro. Alige Corsetry invece è un marchio unipersonale, una giovane donna milanese che ha ripreso la tradizione bustaia di nonna e bisnonna e realizza con (anche) reggiseni fuori mercato per estetica (vintage ad esempio), gusto o funzionalità, tutto ad personam fino all’ultima piegolina, i prezzi sono contenuti, tra disegno, prove, scelta del tessuto e consegne, serve un mese. L’arte su misura è uno sfizio, ma anche in un negozio ben fornito è possibile mettersi sulla retta via. Due sono le misure da conoscere: il sottoseno, ovvero circonferenza del torace appena sotto le mammelle e la coppa che si ottiene con centimetri del giro immediatamente sopra al seno, sebbene, secondo alcuni studi ergonomici di design industriale, essendo il seno “una complessa geometria tridimensionale”, andrebbero valutati anche distanza tra loro, larghezza, volume, pendenza e curvatura. Individuata la misura, segue la scelta dei modelli: coppa, balconcino, push-up, a fascia, con o senza ferretto (importante che non sia mai stretto e sempre ben foderato) il minimizer per chi deve ridurre,  il cinese she’s mine gonfiabile per chi ha l’aspirazione opposta, oppure le coppette di silicone che si applicano direttamente al seno, usate per gli abiti scollati. Sono escluse per un uso quotidiano quelli fatti di cioccolato, caramelle, con buste di acqua che ospitano pesciolini rossi, o le opere d’arte di Laura Ann Jacobs contro la breast ossesion, un centinaio di sculture di cui molte reggiseni, fabbricati con corna di corna di cervo e madreperla, vetri e ceramiche, e persino chele di granchio per ricordare che la biancheria intima come arma di seduzione può diventare anche uno strumento di tortura.

[Pubblicato su Gioia]

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