GIOIA

Lo faccio da sola. Mia inchiesta sulle vacanze (e non solo) in beata compagnia di se stesse

E’ utile e saggio fare molte cose da sola, avere esperienza dei propri comportamenti in contesti dove di solito si è accompagnate, cavarsela senza aspettare gli altri, lasciare la mente, il cuore e la curiosità liberi di vagare senza mediare con qualcuno che brontola, ride, suggerisce, giudica messo sempre lì al fianco.  D’altronde quel che è possibile fare senza l’ausilio di amica, amico (etero o gay), figlio/a, marito, dama di compagnia o cicisbeo, anche quando si è fidanzata, madre, moglie, figlia, sorella etc… è un elenco sterminato a cui ciascuna può solo aggiungere: andare al cinema e al teatro, ballare tra la folla di una festa, leggere libri a bordo piscina, gustarsi l’aria del mare alla sera, cenare al ristorante, bere il caffè appoggiata alla lavastoviglie, sfogliare il giornale al bar, ascoltare le suite per violoncello di Bach, guardare alberi e cielo, presentarsi dalla nuova vicina durante una festa con una bottiglia in mano, fare shopping compulsivo o ragionato, passeggiare con un calvados in mano e un panama in testa sul lungomare di Nizza: in quest’ultimo caso, vuol dire anche partire senza compagnia.

Farlo da sole senza sentirsi diminuite, disgraziate, spaiate o anche solo tristi è un allettante cimento cui tutte si sentono chiamate, la maggioranza ci ha provato almeno qualche volta, ma per poche (seppur in aumento) è una abitudine “sana e rafforzante, praticamente una terapia di crescita” come deduce dalla sua esperienza Giulia, 34 anni, insegnante di yoga kundalini. Maria Carla, 40 anni, esperta di comunicazione politica, figlia di una solitaria (seppur sposata) viaggiatrice, ha ereditato dalla madre la passione per le partenze e l’ammirazione per un preciso stato dell’animo: “La solitudine è uno spazio prezioso, ingiustamente bistrattato, un momento autentico dell’identità, un piacere di cui non mi privo”. Angela, direttrice di una fondazione culturale, racconta: “Fino a  trent’anni andavo al cinema da sola, dopo ho aggiunto anche la discoteca: in entrambi i casi mi sentivo libera, persino temeraria. Ora che ho superato i 40, godo – ogni tanto – a dormire senza il mio compagno”. Sarà pure bello, ma non è facile cominciare né tantomeno perseverare nell’iniziativa personale, fosse anche una piccola. Cristina Nardone, psicologa e amministratore delegato del Strategicic Therapy Center (diretto dal fratello Giorgio Nardone) spiega perché spesso ci fermiamo davanti al desiderio: “I pensieri dilagano in domande allarmanti: che cosa penseranno di me? Come mi farò avanti? Quanto starò male se rimango senza compagnia? Sono questi i nostri inquilini segreti: pregiudizi, credenze, paure che ci limitano nell’agire. Allora abbandoniamo l’obiettivo e restiamo a rimuginare su quanto il mondo sia ingiusto, gli altri fortunati e noi no. In fondo, sappiamo che non è così ma: come uscire dai nostri limiti? Perché se continuiamo a fare come abbiamo sempre fatto otterremo solo ciò che abbiamo sempre ottenuto. Inutile, quindi, rimandare: il momento migliore per cambiare è adesso”.

Per farsi coraggio serve il confronto con le altre non necessariamente contemporaneee. Nel 1894 una ventreenne americana lasciò casa, marito e tre figli per fare Il giro del mondo in bicicletta (Peter Zheutlin, Elliot): ebbe un grande successo, fu acclamata in ogni Paese, diventò una celebre giornalista. In realtà Annie Kopchovsky spesso usava i treni, transitava da un continente all’altro a bordo di navi e quando approdava inforcava la bici. Questo per dire che esistono alcuni espedienti per facilitare un’avventura titanica e altri che la faranno apparire gigantesca anche se non lo è. Daniela La Rosa, milanese residente a Londra, è l’ideatrice di permesola.com uno dei primi siti dedicati alle viaggiatrici che offre soluzioni, informazioni e rimedi per semplificare l’impresa. Secondo De Rosa “fare da sola” spesso vuol dire non avere uomini tra i piedi ecco perché ai ripetuti sondaggi per decidere se allargare i servizi del sito ai maschi, il plebiscito è stato negativo (invece la bacheca per cercare compagne di viaggio è molto frequentata e questo separatismo le ha confermato la necessità di guide solo per donne – l’ultima su Venezia è per ipad se iphone – con anche gli indirizzi di dove risuolare i tacchi, accorciare una gonne, fare un massaggio). Quando il passo di cercare in rete è già troppo avanti rispetto al timore di principiare Cristina Nardone ha un preciso suggerimento strategico: “Se vuoi dominare una paura, prova a calarti volontariamente nelle peggiori fantasie che la riguardano. Chi soffre di ansia, ad esempio, tenta di controllare le reazioni come la tachicardia, si fa accompagnare o evita certi luoghi.  Prova allora a rimanere sola in una stanza per mezz’ora al giorno  e immagina le situazioni temute, per provocarti il panico. Ti stupirai, perché  raramente ci riesci e così sperimenti che il miglior modo per combattere l’angoscia è alimentarla”. E se invece fosse il fallimento a spaventare, la paura del giudizio altrui sulla nostra solitudine? Ancora Nardone: “E’ normale che tutti, prima o poi, possano fallire nell’intento di piacere. Ragion per cui, può succedere anche a noi. In pratica: pianifica un piccolo errore, lascia entrare un tocco di trasgressione nella tua vita. Qualche volta mangia con le mani senza preoccuparti di rassettare subito l’abito o pulire le labbra sporche di cibo oppure porta il vassoio del pranzo a letto. Questi piccoli trucchi ti avvicinano alla tua parte istintuale, spesso sacrificata, che però può darti mordente, nuovi entusiasmi e impedisce di imbrigliarti nella routine. Un ultimo suggerimento: dimentica volutamente a casa l’agenda, la trousse del trucco o il cellulare. La tua inventiva e le tue risorse ti verranno in aiuto e ti accorgerai che puoi farcela a scandire i tempi della tua giornata (magari meglio del solito), anche senza i soliti punti fermi. Bea Buozzi, autrice di Belli e Bannati (Perrone editore), racconta: “Alla fine di una relazione mi ritaglio uno spazio che chiamo interregno, così  tra il licenziato e il neoassunto provo a fare un viaggio. Fobie, nevrosi, ansie, ne abbiamo tutti un’ampia scorta, ma in compagnia restano sepolte. Riaffiorano quando sono con me stessa e so che, riuscendo a superarle, scopro il fascino di ascoltare il mio silenzio”. Laura, due figli, manager in un’impresa navale, chiosa: “Alcuni miei aspetti si amplificano quando sono da sola, altri si arricchiscono nella complicità: per me la solitudine è necessaria quanto la condivisione”. E infine  sì, c’è un’unica azione che nel suo essere solitaria ha un nome specifico ed è l’autoerotismo. Neanche su di essa esiste alcuna forma di controindicazione scientifica, emotiva e comportamentale. E vale invece sempre la stessa saggia regola di fare da subito e per libera scelta l’esperienza coltivandone bellezza, gusto e pienezza per non ritrovarsi ad considerarla penoso e sconsolante quando è l’opzione più facile.

Federica Brunini ha scritto Il Manuale della viaggiatriceIl piccolo libro verde del Viaggio e Traveltherapy, come scegliere il posto giusto al momento giusto, editi tutti per Morellini. Ecco suoi tre consigli per esordire nel fantastico mondo delle viaggiatrici solitarie.

Vacanze attive: uno stage di alta cucina in Toscana o uno di Yoga in Puglia, conoscendo la lingua magari un corso di fotografia a Parigi.

Tallin (Estonia) la capitale europea della cultura nel 2011 è bella e vivace, ha centro storico piccolo e sicuro, totalmente wireless, women friendly come anche Lettonia e Lituania.

Londra: a Notthing Hill durante il Carnevale più grande del mondo dopo Rio, ad agosto, con sfilate di carri e musica per strada. Il quartiere è pulito e pattugliato. Se siete appassionate di famiglia reale, portate in valigia Sarò Regina, la biografia di Kate Middleton (Sonzogno) scritta sempre da Brunini.

[Pubblicato su Gioia]

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