GIOIA BAMBINO/KIDS

Quanto fa male uno schiaffo

Lo schiaffo ha lasciato il posto alla sculacciata e nel tragitto dalla guancia alla natica alzare la mano sui figli è diventato un fatto sempre più raro e privato. Ed è un bene: picchiando non si educa e un bambino bastonato cresce ansioso, insicuro e aggressivo come ha dimostrato la psicologa Elizabeth Thompson Gershoff della Columbia University comprando 88 ricerche realizzate negli ultimi 62 anni. Per fortuna dunque, e con rapidità, nel giro di tre generazioni, il metodo disciplinare/educativo delle punizioni corporali – approvato, condiviso e usato pure a scuola  – è considerato oggi un sistema deplorabile, ottuso, suscettibile di denuncia penale. Eppure una sua versione light è ancora, ampiamente, praticata: allungare uno scappellotto, una sculacciata, un pizzicotto, strattonare ai propri figli, succede prima o poi, almeno una volta, a (quasi) tutte. Serve oppure no? E’ una misura di autorità o il segno dell’impotenza? Desiderare di farlo è già di per sé una cattiva azione?

Raramente una madre alza le mani in pubblico, ma a domanda diretta, in un campione casuale, età media 40 anni, lavoratrici e istruite, figli/e tra i 6 e i 10 anni, tutte (o quasi) ammettono di farlo: “Dopo però le spiego perché l’ho punita”, “me ne pento subito, la sento come una sconfitta e penso che sarebbe stato giusto fermarmi un momento prima”, “So che non ha una funzione educativa ma giova ai miei nervi, dopo sto meglio”, “lo sculaccio quando mi fa fare brutta figura: ho realizzato di avere un’ansia da perfomance sulla sua educazione, sarà una delle gravi conseguenze del figlio unico”. Chi condanna senza appello l’uso della forza fisica vanta almeno due ragioni: “In ogni caso, è una manifestazione di prepotenza perché l’adulto è sempre più potente  del bambino. E poi, non puoi rimproverarlo se, a sua volta, picchia gli altri bambini”. Una insegnante di musica, madre di una piccola di 6 anni, ci racconta: “Sono figlia di separati che, per fugare , ogni reciproco sospetti non mi hanno mai alzato un dito. Con la mia bambina ho una forte autorità verbale, mi basta sgridarla, invece mio marito ogni tanto molla le sculacciate. Però nelle mie classi frequentate da piccolini tra i 3 ai 6 anni osservo genitori confusi con l’esercizio dell’autorità: o è repressione o è anarchia”.

Masal Pas Bagdadi, psicoterapeuta, autrice di titoli per genitori, l’ultimo è Dizionario Affettivo (Giunti), è cresciuta in un kibbutz israeliano “in un sistema educativo che permetteva ai bambini di esprimere i disagi e riflettere sui propri errori” e ne conserva un ottimo ricordo. Secondo l’esperta, la punizione corporale, o il ricatto che spesso è l’altra faccia della medaglia, esprimono debolezza, incapacità e insicurezza degli adulti: “I bambini esasperano perché mettono alla prova i genitori sulla loro capacità di contenimento e mamma e papà devono saper rispondere. Dare un limite buono, protettivo e non violento, usando un timbro di voce solido, anche senza fornire spiegazione, rende sicuro il figlio. La paura di limitare è paura di fare il genitore. Un piccolo che gioca fino a mezzanotte perché così vuole fare non è amato più degli altri, lo è di meno”. Sulla sculacciata episodica, la psicoterapeuta assolve: “Non è picchiare dunque non è un gesto grave, non rimane nella mente del bambino come ferita”. E alle madri che sa essere spesso stanche e sovraccariche consiglia: “Lasciare il lavoro fuori dalla porta di casa è possibile, basta volerlo. Se stai cinque minuti con i bambini, siano tutti per loro. La consapevolezza, la riflessione, interessarsi ai figli per come sono e non per come li vogliamo è fondamentale per diminuire la violenza e dargli una vita relazionale buona”.

Sulla rivista Psicologia contemporanea (Giunti) Alessandro Toni scrive: “Comprendere le motivazioni e le richieste sotteso ad un comportamento capriccioso non significa accettare passivamente… il buon genitore offre sostegno ai figli, li aiuta ad interpretare la realtà circostante, ad elaborare nuovi contenuti, a discernere ciò che è giusto o sbagliato, fornisce gli strumenti per sviluppare uno spirito critico e un’autonomia di giudizio, senza in alcun modo imporre la propria visione della realtà come assoluta.”. Ed è una sacrosanta verità che ciascuna di noi vorrebbe avere presente alle nove di sera. Marisa Corgiolu, pediatra di base a Roma, sposata e madre di una bambina di 8 anni usa comprensione: “Talvolta una sculacciata scappa magari dopo una giornata di lavoro, è un modo veloce per rompere l’opposizione del bambino, poi interviene il dialogo. Sono ottimista ma anche questo gesto isolato mi sembra un fatto raro”.  Sconsigliando vivamente di farsi prendere dopo dai sensi di colpa, la dottoressa suggerisce in ogni caso “di contare sempre fino a dieci prima di muovere la mano” e la mano, spesso e volentieri, resta ferma. Una una saggia madre di tre scatenati figli maschi invece consiglia il suo empirico metodo: “Quando vorrei picchiarli con il suono di un mantra, dico loro come mi sento:  sono stanca, voglio un bagno caldo, le coccole, un libro, chiudere questa giornata, non vedervi etc… Io sto meglio, loro capiscono il segnale e andiamo a letto tutti un po’ più sereni”.

[Pubblicato su Gioia Bambino, 09/2011]

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