ARTICOLESSE/GIOIA

Ho messo i baffi al maschio che c’è in me

Attraversare il confine tra il sesso biologico e quello culturale: sembrava una provocazione per poche intellettuali, invece ne parlano cinema, moda, pubblicità. così l’autrice dell’articolo si è travestita ed è andata in giro per roma. a sperimentare l’effetto che fa: sugli altri e, soprattutto, su se stesse.

Ho calzato un paio di décolleté di camoscio blu con tacco 12 centimetri per scrivere la mia giornata vissuta da uomo qui a Roma, tra il quartiere periferico della Magliana e piazza del Parlamento. La mia femminilità ha bisogno di potenti rassicurazioni estetiche perché il gioco di fare esibire il maschio che c’è in me, mettendogli baffi, camicia e cappello, è stato forte e destabilizzante, eccitante e avventuroso.

L’attraversamento del confine tra il sesso biologico e quello che possiamo costruirci (con la chirurgia, la cultura, i comportamenti, i vestiti) è in questo momento raccontato da film (Tomboy di Céline Sciamma, La pelle che abito di Almodóvar), ha icone nella moda (l’efebo modello Andrej Pejic; la transessuale Lea T; il presidente di L’Oréal Youcef Nabi che veste impeccabili tailleur femminili), entra timidamente nelle pubblicità (la bella di Intimissimi con indosso i boxer e una leggera peluria sul labbro; Bianca Balti che mette i baffi nello spot Tim).

L’identità sessuale è (anche) una finzione temporanea, un artificio per sperimentare le conseguenze di cambiare il posto assegnato dalla nascita e dentro cui siamo cresciute. Decido allora che voglio provare a essere un maschio, mettermi in quei panni e sentirlo sulla mia pelle per un giorno almeno.

Chiamo Sara delle Eyes Wild Drag (che, insieme a Marianna e Anita, gioca da anni con la rappresentazione dei generi, in spettacoli che mescolano con sapienza ironia, divertimento ed erotismo. Vedi box più avanti) e le chiedo di aiutarmi a transitare dentro Sandro. Lei vive la sua trasformazione in Spruzzy con la naturalezza di sfilare una maglietta e indossarne un’altra.

Sara mi aiuta a fasciarmi il seno e incollare i baffi, ridiamo molto e mi rassicura anche quando intuisco che modificare il mio aspetto superficiale scuote l’anima nel profondo: manifesto subito aggressività, ho una forma di sicurezza estrema nel pensare di piacere agli altri dentro questi calzoni larghi che mai mi sognerei di provare dentro il mio amato tubino nero.
Provo la liberatoria sensazione di non avere alcun dovere di visibilità e quindi neanche il diritto. Posso mollare. Abbasso le spalle, trascino i piedi, non sorrido, siedo a gambe larghe in metropolitana senza preoccuparmi se invado il sedile altrui, ispirandomi a uno stereotipo che, per fortuna, contempla eccezioni, ma è ancora maggioranza.

Mi sento pure autorizzato ad apparire scocciato e a non pensare, come se quell’emisfero destro (fantasioso, emotivo, intuitivo), che normalmente non dà requie ad Alessandra, fosse bloccato.

Nessuno mi guarda due volte e, se da femmina è deprimente, nelle vesti di Sandro è rilassante. Non suscito attenzione, dunque sono credibile, ma chi mi ha davanti e mi osserva entra nello stupore dell’indicibile perché sono un uomo, ma non del tutto, c’è qualcosa di femminile ma i baffi sembrano veri, non conoscono una categoria né un’etichetta che faccia ordine alla loro confusione.

In questo limbo mi trovo anch’io quando mi chiedo: e ora che sono Sandro chi deve piacermi? Dovrei guardare le ragazze a rigore del ruolo apparente, ma d’istinto cerco gli uomini, dunque a loro sembrerò omosessuale. Lo spaesamento mentale chiede con urgenza una soluzione ma, se si è creato questo vuoto normativo, allora posso decidere io la legge: Sandro è libero da ogni dovere, mi guardo in giro soffermandomi su ogni persona bella e attraente, a prescindere dal sesso ed è un tale sollievo che mi concedo un sorriso, moderato però perché il mastice dei baffi irrigidisce i muscoli. Sandro in realtà non sorride molto.

Spiegano Eyes Wild Drag nei loro workshop (i prossimi sono a Roma e a Trento, le date sono indicate sul sito Internet www.eyeswilddrag.com) che quando diventiamo il nostro personaggio King (uomo) è consigliato assorbire gli stereotipi: brutalità, cafonaggine, serietà, poche parole, mai dire scusa, prego, mi dispiace, perché ripercorrendo le caratteristiche maschili più standardizzate ne comprendiamo la natura, quanto ne siamo lontane e quanto invece ce n’è anche dentro di noi.

E dopo essersi calata in quei comportamenti, se capita di vederli interpretati dagli uomini con serietà, viene pure un po’ da ridere. E, a dirla tutta, si sentono ridicoli pure a ripeterli: la camminata alla cowboy o i movimenti rigidi delle mani (fateci caso, noi donne roteiamo i polsi di continuo) ad esempio sfogliando un giornale, il gesticolare molto ampio mi hanno dato momenti di grande ilarità.

Non è stato tutto facile però. Nel quartiere Magliana, Simona ha scattato alcune foto per tarare l’obiettivo, mentre prendevo un caffè (presa salda sulla tazzina, sorso rumoroso perché non potevo avvicinarla troppo ai baffi!) ma la proprietaria del bar si è arrabbiata, ci ha rincorso minacciando l’arrivo delle forze dell’ordine, voleva il rullino (sic) e non riuscivamo neanche a farla avvicinare per mostrare lo schermo della macchina digitale. Quando le ho sfiorato il braccio per tranquillizzarla sulla cancellazione delle foto ha fatto un balzo all’indietro: «Non mi toccare tu». Io, ovvero, «lui truccato», così mi ha definito.
Nessun carabiniere avrebbe potuto darle retta, ma ho sentito forte la paura che provi se ti vesti da uomo (o da donna) perché lo desideri fortemente o ti è vitale, l’ambiguità ti fa vulnerabile nel momento in cui puoi essere scoperto, deriso, punito in qualche modo. Io invece non ho un bisogno, non c’è in me un elemento di disperazione, passata la minibufera posso prendere la macchina e lasciarmi alle spalle il quartiere dove non puoi improvvisare una vita fuori dai ranghi.

Vado verso il centro della città. Siamo vicino al Parlamento e, alla libreria Fandango Incontro, la filosofa Beatriz Preciado presenta il suo saggio Pornotopia (Fandango libri), un’analisi dell’impero Playboy a partire dagli spazi fisici che Hugh Hefner ha inventato per spettacolarizzare e vendere al mondo un’idea di piacere sessuale. Per strada acchiappo sorrisi e sguardi di ammirazione, il mio Sandro piace e, quando entro in libreria, le ragazze arrivate ad ascoltare l’autrice non battono ciglio e anzi si divertono: «Ehi, ti stai perdendo i baffetti».
Preciado è una filosofa spagnola che insegna Storia politica del corpo all’Università di Parigi; la foto più famosa la ritrae con dei baffetti posticci, le sue conferenze sembrano concerti per l’entusiasmo che vibra tra il pubblico (qui in Italia sono le prime volte, si è ancora poche); lei sta sulla scena con disinvoltura, ha un eloquio veloce e tagliente.
Sostiene Beatriz Preciado che la divisione dei generi come l’abbiamo conosciuta (maschio, femmina, ma anche gay, lesbica, trans) è al capolinea, sono categorie costruite dalla legge o dalla medicina: «Viviamo una progressiva secolarizzazione del corpo».

Questa mia passeggiata con i baffi però mi ha insegnato che forse i generi resisteranno ancora un po’, però in questo tempo di maschi in crisi di mascolinità, di donne che inventano la loro presenza nello spazio pubblico e la reinventano nel privato, nell’aumento esponenziale di incomunicabilità nelle coppie, ecco forse quel calarsi nei panni dell’altro è un modo nuovo, perturbante ed estremo, per provare (anche) a comprendere l’altro e a capirsi un po’ di più anche noi ragazze.

Perché quando tolgo i jeans e risalgo sui tacchi, guardandomi allo specchio, vedo la pelle del viso luminosa e rilassata: aver abbandonato il mio codice di comportamento da donna-donna, anche solo per qualche ora, mi ha sollevato da una gran fatica.

Ah, e poi, per ultimo, ma non ultimo mi ha fatto fare un balzo anagrafico. Alessandra ha 43 anni, ma Sandro sembra un uomo di 34 e in alcuni momenti persino qualcosa in meno. E anche questo è divertente da sperimentare, almeno una volta.

IL PIACERE E’ TUTTO MIO. O NO?


Rosa, formato pocket, titolo perentorio: Godete! (Add editore, pp. 93, euro 6). Autrice, la stessa giornalista che ha scritto l’articolo che state leggendo: Alessandra Di Pietro. E molte riflessioni nascono infatti da articoli scritti per Gioia.

Dunque Godete! quanto a impegno civile, nulla ha da invidiare al più famoso Indignatevi!. E non è meno seria. Perché stare bene illumina la vita, rende più simpatici e anche più civili e il sesso funziona parecchio in questa direzione.

Senza contare che: «Rende molto, costa zero». 
I suggerimenti sono svelti, mai prescrittivi e nelle generose braccia del godimento ci stanno tutti, comprese le signore che, con i loro sacrosanti motivi, decidono che preferiscono fare senza. Percorsi accidentati come la ricerca del punto G (ebbene: c’è!) o verso il lesbismo come saltuario hobby e la pornografia, si affiancano a pagine più tranquille sul matrimonio, la fedeltà e il sesso in gravidanza.

Affrontando tutto nel modo migliore: con semplicità. Alessandra ci crede molto, al punto di aver dedicato il libello rosa ai suoi due figli. (Erica Arosio).

[Pubblicato su Gioia]

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8 thoughts on “Ho messo i baffi al maschio che c’è in me

  1. Pingback: Libera la drag queen che scalpita dentro di te. Con le Eyes Wild Drag. | Alessandra Di Pietro

  2. Pingback: RiccioCapriccio | Libera la drag queen che scalpita dentro di te.

  3. L’ha ribloggato su Il Ragnoe ha commentato:
    Una testimonianza su un gioco per provare a vedere le cose con uno sguardo differente: un giorno nei panni di un uomo per una giornalista donna. Abiti diversi, gesti diversi, un modo di porsi nello spazio diverso, una riflessione interessante.

  4. non capisco perchè i generi non dovrebbero resistere. Sopratutto oggi possono essere vissuti liberamente e non c’è un modo giusto e uno sbagliato di vivere femminilità e mascolinità (anche esteticamente) ma solo modi più diffusi o meno diffusi ma sempre legittimi e autentici. Esperimento interessante, comunque.

      • noi tutti siamo un mix di natura, cultura e storia ma ciò non ci rende meno noi stessi.
        Va benissimo giocare con i generi anche esteticamente (a me non dispiacerebbe girare per un giorno in una grande città vestito e truccato da donna e vedere le reazioni però la mia identità di genere resta quela di un uomo cisgender)..poi la nostra identità (cisgender o trans che sia) resta anzi secondo me .può fare esperimenti del genere solo chi è relativamente sicuro/a della propria identità di genere

  5. Pingback: Libera la drag queen che scalpita dentro di te. | RiccioCapriccio

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