ARTICOLESSE/GIOIA

Alto, atletico, spavaldo. Perché il maschio alfa (r)esiste solo negli Harmony

Tutto quello che ho saputo del sesso e del sentimento fino al primo fidanzato l’ho imparato dal settimanale Dolly, dalla posta del cuore di Intimità e soprattutto dai romanzi Harmony. Li rubavo alla mamma che li teneva vicino alla Bibbia o me li allungava mia zia che al tempo era bionda, atea e militante del partito comunista. Siamo gli inizi degli anni Ottanta e questi libriccini con il fiore rosa erano appena arrivati in Italia. Da allora sono poche le donne che non ne hanno mai avuto uno tra le mani. Dalle più grandi alle più piccine.

Melissa P. in libreria con In Italia si chiama amore (Bompiani) racconta: “Quando li leggevo saltavo la parte iniziale e andavo subito in cerca del paragrafo in cui i due scoprivano di essere innamorati e si baciavano, ogni tanto facevano sesso. Avevo sei anni,  sette, otto anni, mai avrei potuto identificarmi con la protagonista quarantenne che viveva in una casa con vista mare. Però sentivo tutte le farfalle, le vibrazioni dei baci, dell’innamoramento e del sesso. Li prendevo da zia Nuccia, dalla mamma e dalle cugine: leggerli era consentito, ma parlarne era sconveniente. Era  un mondo privato al quale ciascuno accedeva in solitario, personale tanto quanto l’autoerotismo”.

Gaja Cenciarelli, traduttrice e scrittrice (Sangue del suo sangue Nottetempo) ricorda: “Comprai il primo cofanetto degli Harmony in edicola a undici anni e moltissimi altri ne seguirono. Li leggevo di nascosto con la torcia sotto le coperte perché i miei genitori non se ne accorgessero. Giunsi presto alla serie hard che passavo anche a mia nonna. Lei diceva di leggerli per rilassarli e io m’indignavo, giacché dopo la lettura i miei ormoni invece impazzivano. Però molti anni dopo, ancora versando in quello stato, ne tradussi uno e stavolta anche io per rilassarmi”. Saremo state danneggiate? Aver assunto per via emotiva e in tenera età il mito che i maschi sono duri fuori ma teneri, quando lo incontri è feroce antipatia e poi sarà amore eterno, l’ostacolo è da scavalcare e lo faremo, oltre la siepe c’è sempre un happy end, insomma essere state esposte in tenera età all’impronta del canone rosa, il modulo ripetitivo e rassicurante del romanzo sentimentale ci ha maggiormente esposte ai disastri emotivi? L’emancipazione, i diritti, il lavoro, il femminismo, il libertinaggio sono solo una posa e in fondo siamo rimaste intrappolate nel sogno di essere principesse in attesa dello sposo?

La psicoterapista americana Susan Quillam  sostiene che l’eccessiva assunzione di romanzi rosa fa perdere il contatto con la realtà: così quando arriva il primo ranocchio le ragazze lo scambiano per principe e buttandosi tra le sue braccia senza riserve dimenticano ad esempio di usare la contraccezione. Invece secondo uno studio scientifico condotto da Harold Leitenberg del The Journal of Sex Research qualsiasi tipo di lettura a sfondo sentimentale e sessuale tiene alto l’ormone e la fantasia delle donne, favorendo il  piacere pure nei matrimoni  di lungo corso. Oreste del Buono diceva che “il rosa per le donne è come la rosa per i maschi intendendo in quest’ultimo caso La Gazzetta dello Sport.

Anche i maschi hanno la loro dose cartacea di sogni e di illusioni per darsi intrattenimento. E che cosa sono le partire di calcio se non una ripetizione continua di scontri e competizione che tanto gli piacciono?” dice Anna Maria Crispino, direttore di Leggendaria, autorevole rivista che da anni segue la produzione letteraria delle donne. Crispino  ricorda che “la definizione di rosa nasce nell’800 come etichetta spregiativa insieme al genere romanzo che trattando di sentimenti e relazioni era già malvisto e considerato moralmente disdicevole”. Però visto l’enorme successo e l’allargamento alle donne come pubblico e persino come autrici “ben volentieri la cultura patriarcale ha preferito tenere ai confini le donne arrivando al punto di considerare rosa perfino Jane Austen”. Nei confronti  della produzione di massa degli Harmony Crispino dice: “Spesso il successo di un libro è  solo questione di confezionamento. Regalo da Tiffany (Piemme) che è stato primo in classifica è il prodotto di un buon artigianato di scrittura da best seller di libreria, una storia  sentimentale che avrebbe potuto essere un Harmony”. Invece per una precisa e vincente strategia di mercato il piccolo romanzo è distribuito in edicola e costa tre euro, 60 titoli all’anno vendono 6 milioni di copie solo in Italia, arriva in mano donne  che in media hanno 40 anni,  un diploma, un marito, due figli e la metà di loro lavora. Comprano sempre di più on line e la versione ebook degli Harmony sono i titoli più venduti dopo quelli Mondadori e prima dei Piemme. Si tratta di una diffusione impensabile per qualsiasi altro media tradizionale che passa alle donne di ogni età e soprattutto alle più giovani un messaggio spesso stereotipato sulle personalità femminili, il loro posto nel mondo, le storie con i maschi.

Luca Scarini, scrittore, performer e tra i maggiori esperti italiani di letteratura rosa è molto duro con gli Harmony: “Hanno appiattito le trame e i personaggi, schiacciato una grande tradizione, sono interessati alla norma e non all’eccezione “. Scarlini, che ha curato tra l’altro una un’edizione critica de Il bacio d’una morta (Einaudi) il gotico rosa di Carolina Invernizio, (una delle più popolari e prolifiche scrittrici tra l’800  e inizio 900), fu introdotto allo studio del romanzo rosa negli anni ottanta da un gruppo di amiche inglesi lesbiche radicali inglesi impegnate in una un recupero politico di Barbara Cartland e Georgette Heyer. Tornato in Italia, Scarlini che ha sempre preferito Colette a Virginia Woolf, si è dedicato allo studio della letteratura di donne per altre donne preferendo autrici eccentriche. Per esempio Leda Ravanelli fondatrice del movimento anarchico italiano che per vivere scriveva pamphlet rosa dove  denunciava la schiavitù sessuale delle donne ed esaltava la poliandria. Oppure Mura figlia di un gerarca fascista che nel  suo Perfidie (riproposto da Sonzogno) racconta la storia di un gruppo di signore borghesi che si riuniscono per fare sesso commentando il fallimento dei loro mariti e amanti. “Al confronto di queste autrici. Gran parte della chick-lit (tipo la saga di I love shopping) è castigata, moralista, stereotipata). Scarlini invece sceglie e segnala Stefani Bertola (La soavissima discordia dell’amore, Salani, 2009), humor, intelligenza  e bella scrittura.

Paola Ronchi, direttrice di Harlequin Mondadori, la casa editrice delle 25 collane Harmony difende le sue eroine: “non sono più remissive, al contrario sempre più consapevoli, sono padrone loro destino e del loro tempo, hanno lavori alti, certo le storie hanno sempre un happy end ma non un happy marriage”. E gli uomini invece come li disegnate? “Spesso maschi alfa, per compensare la realtà quotidiana”. Non mancono  i toy boy, resistono i miliardari, gli sceicchi e gli affascinanti medici della serie Bianca.

Giuliano Capecelatro, giornalista ed erudito scrittore, autore di una bellissima biografia su Caravaggio (Tutti i miei peccati sono mortali, Il Saggiatore) è stato per molti anni Pamela Wilbourn, una giramondo docente universitaria, e con questo pseudonimo ha firmato una decina di romanzi editi per una collana concorrente a Harmony. Ci conferma che la casa editrice imponeva un rigido canovaccio (“i maschi erano sempre un po’ stronzi ma alla fine agnellini, uno dei miei titoli era Alto, atletico e spavaldo) ma lui non si arrendeva: “In un romanzo introdussi la gatta Filù con cui la protagonista commentava la pace e la guerra nel mondo, in un altro una baby sitter che citava i Buddenbrock di Thomas Mann. Ma era più per mostrare a me stesso di essere colto anche in quel lavoro. Con il tempo divenni anche esperto ma vestendomi io malissimo rimasi sempre incapace di descrivere una abbigliamento decente per i mie protagonisti. Le scene di passione mi divertivano parecchio. In ogni scrittore c’è uno spirito da vouyer Così se nel resto del romanzo diventavo Marta, Susan o Barbara, nel moment più caldo raccontavo con uno spirito maschio che cosa era il sesso”. così anche  Capecelatro  che è un mite signore poteva giocare ad essere anche solo per qualche ora  l’uomo che non deve chiedere mai. Per quanto malvestito.

[Pubblicato su Gioia, 30/11/11]

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