FULMINI/POLITICA

Sono la prima della lista

Sono la prima della lista di giornalisti, intellettuali e similia definiti responsabili dello sdoganamento di Casa Pound per aver scritto un reportage sulle fasciste pubblicato sul settimanale Gioia.

Segnalarmi come fiancheggiatrice dei fascisti è un gesto:

ridicolo rispetto  alla mia storia personale, politica e professionale (tutta pubblica).

irresponsabile perché mi indica come bersaglio di una qualche testa calda che per sentirsi antifascista pensa di perseguitarmi (in rete, sotto casa, personalmente).

aggressivo perché mi espone a un processo sommario non avendo peraltro linkato il mio reportage ma solo un ulteriore post di giudizi generalisti nei miei confronti

Questo è il reportage: Le donne di CasaPound.

Le liste servono ad essere spuntate. Farle è una pratica fascista. Spuntarle pure.

Io non sono fascista.

Vergognatevi fino alla radice dei capelli per aver esposto una donna che conoscete e con cui alcune di voi hanno anche un dialogo al sommario e superficiale giudizio di migliaia di persone.

Alessandra Di Pietro

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44 thoughts on “Sono la prima della lista

  1. L’articolo mi sembra troppo tenero, leggendolo sembra che essere fascisti sia una cosa normale, quasi una bizzarria. Come essere vegetariani o fare free climbing. Non hai tenuto conto del fatto che venti anni di berlusconismo hanno prodotto il rischio di “normalizzare” il fascismo, di renderlo quasi accettabile, un po’ sopra le righe magari.
    Oltre a essere un tuo collega, ho accettato volentieri la tua richiesta di amicizia su Facebook. Ma sono anche uno di quelli che ti ha chiesto conto di questo articolo via twitter . L’avevo letto all’epoca e mi aveva indignato perché nel frattempo casapound seminava tensioni tra la gente in giro per l’italia e la violenza (marginale ma pericolosa) dei gruppuscoli nazi cresceva.
    Non mi pare che ci sia nessuna volontà persecutoria, nei tuoi confronti, la rete serve anche a chiedere spiegazioni. e a darne senza trincerarsi dietro presunte intimidazioni. non bisogna essere fascisti per farsi strumentalizzare da loro ed essere usati.
    Non c’è nessuna volontà di emettere liste di proscrizione, ma senz’altro – sull’onda di rabbia generata da quanto avvenuto a firenze ad opera di un militante e intellettuale di casapound – abbiamo il diritto di di chiederti se hai cambiato idea. Abbiamo la facoltà di discuterne, anche aspramente. O no?

    • Ciao Giuliano ho questo blog da 5 giorni e non avevo capito che dovevo autorizzare i commenti, figurati se non volevo autorizzarli. Su twitter non ti ho risposto perché volevo scrivere prima il post. Da collega sai che puoi imputare alle persone solo accuse in grado di sostenersi davanti alle querele. Le altre, quelle generaliste, infatti c’erano! Che cosa penso dopo il crimine di Firenze è scritto in parte nel post che puoi leggere sopra. Discutere sempre, intimidire mai. E te lo dico da 23 anni di militanza e 16 anni di professione. Buonanotte

  2. E’ una storia vecchia come il mondo, è la storia della morbosa necessità di trovare chi tradisce nelle file dell’antifascismo da quello organizzato fino a quello che si esprime solo nella scelta di un quotidiano invece che un altro…Elevare un dito accusatorio non costa niente anzi rafforza le coscienze così dolorosamente intrappolate nel senso di impotenza di fronte all’esandersi del lato più sociale del neofascismo come le occupazioni.
    L’aver accusato Alessandra Di Pietro di simpatie fasciste fa sentire qualcuno più antifascista di altri, può tristemente mascherare rancori, ma certamente dà ancora più importanza all’oggetto dell’articolo, che doveva restare sconsciuto, un mostro indefinito nel buio territorio nemico….una paurosa, anacronstica chiusura alla conoscenza del “nemico”, un insensato salto indietro nel tempo dove tutto ciò che è legato alla destra è tabù.

  3. sono perfettamente d’accordo, è pazzesco, è sufficiente parlare con un fascista per essere definiti fascisti, è sufficiente cercare di capire, ascoltare, togliere dei veli per potere fare distinzioni e non mettere tutto nel mucchio, per essere messi nella lista? Allora sono nella lista anche io!

  4. Sinceramente trovo il post a cui si fa riferimento duro ma non una lista di proscrizione, che non amo. Credo però che il tuo sia stato un articolo infelice e superficiale. Tu lo ritieni un bel pezzo? Lo riscriveresti?

    @ Marta Alba Ancona qui non si tratta però di parlare con un fascista ma di scrivere un pezzo per una rivista (in modo superficiale secondo me) rendendo in qualche modo accettabile l’idea che una figlia (o un figlio) possa essere “fascista del terzo millennio”. Io non voglio ascoltare i fascisti. Mi basta quello che racconta la storia. E sul capire mi pare che l’articolo di Alessandra non offra spunti di riflessione.

    Condivido invece (da fika sicula) :
    Abbiamo di fronte persone che terrorizzano altre persone per dominarle e gente terrorizzata e indifferente che si volta dall’altra parte o partecipa mentre lo straniero viene massacrato.

    Sappiamo come il fascismo sia entrato nelle teste e nelle case della gente. Sappiamo come è facile far passare l’idea che perseguitare i rom sia persino “giusto” e “legittimo”. Noi sappiamo tutto questo. Proprio perchè lo sappiamo forse dovremmo fare attenzione.

    Cosa diamine c’e’ da capire? Non sono metodi che stanno “dall’altra parte”. Sono i metodi dei neofascisti, neonazi, che si sono riproposti in modalità da centro sociale appropriandosi del termine e riconducendolo al significato che era del “nazional socialismo”.

    e dal link a cui rimandava il post
    Le riviste dedicate ai teenager ci spiegano che essere fascista è trendy. Il papà della brufolosa ragazzina invece apre ogni mattina il Giornale e legge che le sue azioni sono al ribasso, che gli immigrati stuprano e che qualche italico eroe si ribella e prende il legno in mano, spacca vetrine, fa le ronde. Tutto come in Germania, poco prima del 1933, nulla più nulla meno. Per la destra lo stupro giustifica la violenza razziale, questi sono gli elementi posti con miopia in rapporto di causa effetto.

    Tutto tragicamente d’attualità.

  5. Nessun* ha accusato Alessandra Di Pietro di avere simpatie fasciste. Questo lei lo sa bene, sappiatelo anche voi, vi prego.
    Che quello che e’ stato scritto l’abbia fatta trasalire lo capisco, per mille motivi, ma e’ vero che quello che e’ stato scritto e’ solo un rimando al suo articolo in in pezzo intitolato “chi ha sdoganato casapound”. Inutile dire che per sdoganare casapound non devi essere di casapound, per sdoganare il fascismo non puoi essere fascista, quindi nessun* voleva dare della (cripto)fascista a Alessandra.
    La critica, che certamente c’era, era molto simile se non uguale a quella di Giuliano qui sopra pochi commenti sopra al mio. Giusto o sbagliato, l’articolo di Alessandra viene letto da molte persone non solo come troppo delicato nei confronti dei/delle fascist*, ma ancorche’ dannoso visto dove veniva pubblicato. In quest’ottica, solo in quest’ottica, partecipe di uno sdoganamento. Assolutamente involontario aggiungerei, ma purtroppo non meno efficace.

  6. Carissima Alessandra, ha tutta la mia solidarietà. Mi sono incuriosito agli scritti di Ezra Pound, quando ero Sindaco del Comune di Toirano (SV). La mia Vice, Zizzi Accame, figlia di Giano, mi fece conoscere quello straordinario poeta e scrittore: lo lessi e ne apprezzai i sentimenti e i contenuti, spesso condividendoli.
    Capisco il suo stato d’animo: sono stato presidente della mia Provincia, in una giunta di centrosinistra, e ogni qual volta toccavo uno dei tanti anacronistici taboo della sinistra, erano insulti e minacce; è così che la sinistra si isola sempre piùm am non c’è rimedio a questa malattia perchè è nei geni della sinistra.
    Un abbraccio.
    Marco

  7. La domanda chiave che si dovrebbe fare (e non si fa) è questa: Come sarebbe stata l’europa se il nazismo ed il fascismo avessero vinto? Che idea avremmo avuto oggi dell’olocausto? Quale sarebbe stato il nostro pensiero su sei milioni di ebrei morti?

  8. Esprimo la mia solidarietà totale ad Alessandra.

    Una cosa è discutere civilmente sui contenuti o sui potenziali effetti di questo reportage, altro è la gogna. Alcuni negano questo accanimento nei confronti di Alessandra e del suo articolo, ma è innegabile che si siano alzate delle voci addirittura indignate, che si appellano all’antifascismo per fare fascismo, per bacchettare chi si è permesso di parlare di questo argomento in un modo che non fosse preconfezionato dalla catena di montaggio della terminologia autorizzata.

    L’articolo di Alessandra non è assolutorio, anzi, io ci ho letto disagio, inquietudine. E certo non è scritto con simpatia come alcuni hanno detto, ma con un distacco necessario a osservare una realtà, capirla meglio per poi permettere a chi legge di fare il miglior uso possibile di quello che si è scoperto, col proprio senso critico individuale e non grazie ai suggerimenti di chi scrive. E se l’italiano medio beota leggendo questo articolo pensa “ah però, in fondo questi fascisti non sono poi così cattivi”, non è colpa di Alessandra che ha fatto il suo lavoro in maniera a mio parere impeccabile, ma del lettore imbecille, e di sessantacinque anni di governi che continuano a far finta di niente di fronte al continuo risorgere di focolai di questo cancro, ignorando la Costituzione come se ignorassero il comunicato di un consiglio di classe scolastico.

    Secondo me è ora di finirla di trattare gli italiani da deficienti e quindi autocensurarsi per fini pseudo-educativi. Di critiche e condanne senza se e senza ma al fascismo se ne trovano ovunque, e menomale, e guai se si spegnessero, ho i brividi solo al pensiero. Ma un reportage dall’interno, dal punto di vista delle donne fasciste, fatto da una donna di sinistra capace di sospendere il giudizio e permettere al lettore di tirare le somme da sé, non esisteva, probabilmente anche a causa dell’autocensura da soviet di cui sopra.

    Per me è stato interessante e prezioso leggere questo articolo, perché mi ha fornito una marea di informazioni che non avevo, e questo mi permette di disprezzare questi individui orrendi con maggiore cognizione di causa, invece che liquidare la cosa con slogan triti e ritriti facili da pronunciare ma che non mi insegnano niente di nuovo.

    Accanirsi contro la Di Pietro, in questo momento, è miope e vanesio. Si sprecano energie che sarebbero ben più utili focalizzandole in una strategia contro casapound, perché gli venga impedito (non solo dai governi e dai mass media, ma finalmente dalla coscienza popolare) di continuare rivendicare un’ideologia ripugnante che (come abbiamo scoperto PROPRIO grazie ad Alessandra) diventa sempre più accettabile nell’immaginario collettivo perché ha capito come riciclarsi nel sociale, come cavalcare la crisi, come empatizzare (continuate a negarlo e non capirete mai niente) le necessità e i bisogni della maggior parte delle persone.

    Avere paura di vedere che Casapound ha capito e interpretato i bisogni della gente è sbagliato. Prenderne atto non è una resa o un’assoluzione, ma un approccio lucido necessario a capire la realtà e combattere questo fascismo travestito da opera pia con armi migliori.

    Grazie Alessandra.

    Ora e sempre resistenza.

    Carolina Cutolo

  9. Ciao, ho la fortuna di avere una ragazza africana, e quando sono in Italia, ogni giorno mi capita di sentire o vedere almeno due o tre commenti razzisti nell’indifferenza o nel consenso dei più. Per troppo tempo in Italia ed in Europa abbiamo lasciato mano libera ai fascismi e adesso molte idee fasciste sono diventati senso comune, anche grazie ad articoli come il tuo!

    Grazie!

  10. Penso che ci sia differenza tra dire che uno sdogana e dire che sia fascista. Non e’ la stessa cosa. Credo sia legittimo ritenere sbagliato lo sdoganamento di Casapound in generale.
    Ovviamente le intimidazioni e gli insulti gratuiti non sono accettabili.

    • Ma chi che stiamo parlando? Intimidazioni, insulti gratuiti? Ma te lo sei letto l’articolo di cui si sta parlando? Che sembra cha abbiano messo una taglia sulla testa a qualcuno, quando è stato solo scritto

      “Poi ci fu l’articolo di Alessandra di Pietro su Gioia che parlava delle donne di Casapound.”

      No, per favore, qualcuno mi dica dov’è la minaccia di morte, dov’è il processo sommario, dov’è la lapidazione in pubblica piazza. Ma che, non si può neanche fare memoria storica in questo paese del secolo XV?

      • Non ho detto che quelle sono intimidazioni e insulti gratuiti. Parlavo in generale. Che le intimidazioni e gli insulti gratuiti non sono mai accettabili (e anche le liste).
        Io sono contrario allo sdoganamento di casa pound e sono anche socio anpi.

  11. Antifascismo non vuol dire demonizzare. Se si ritiene di essere un vero antifascista bisogna conoscere questi fenomeni anche attraverso reportage e avere una coscienza critica. Creare i mostri e le liste di poscrizione non serve a nessuno.

  12. ADP, certo che però anche tu ti fai prendere un po’ la mano quando si tratta di femmine, ah? Ti si scioglie il cuore e diventi indulgente. Vabbé la prostituzione, passi pure la pornografia, ma il fascismo, Alessandra!? Certi limiti non si possono passare!

    Non è una critica però, il tuo per me non è un difetto – anzi. Piuttosto mi rallegro che ci siano circostanze in cui la donna che sei emerga per prendersi la rivincita sull’immagine della “cittadina” che tenta di soffocarla.

    Non ti preoccupare, sono sicuro che le “teste calde” disposte a venire sotto casa a darti una legnata sulla testa per aver sdoganato ciò che non avresti dovuto sdoganare si contano sulle dita di una mano. Lo stesso vale per quelle decise ad andare a chiudere le sedi dei fascisti. E bada che lo dico con disappunto. Non perché mi auguro di vederti con un bernoccolo sul capo o di assistere al rogo di CasaPound, ma perché la folla di “buoni/e” che oggi piagnucola: “abbiamo lasciato mano libera ai fascismi”, si sentirebbe in realtà appagata dall’assistere al trionfo della Giustizia inscenato da poliziotti in tenuta antisommossa e magistrati democratici – ma severi – che chiudono le sedi e mettono i fascisti in carcere (non per punirli, sia chiaro, ma per avviarli ad un percorso di reinserimento nella società civile!). Chiaramente, tra i due mali scelgo il minore: le teste calde.

    Non che la capacità di giudizio politico degli antifascisti sia zero, è che la loro responsabilità è morale. Voglio dire: loro sanno di agire da veri fascisti, ma continuano a farlo perché sono i migliori.

    Il loro trucco consiste nel dismettere l’idea di fascismo quale onnipresenza dell’apparato disciplinare e repressivo dello Stato in ogni più intimo anfratto della vita individuale (cosa che invece auspicano da memorabilissimi anni). Il fascismo diventa così lo psicotico con la testa rasata che spara sui negri, il leghista imbecille che fa le ronde, i quattro quasi-morti che vanno alla messa in suffragio per la morte del Duce, sei tu che scrivi delle contorsioni del disagio individuale così come si manifesta tra quelli di CasaPound, è la triste umanità che si raccoglie in quei posti, sono persino io che scrivo “negri” piuttosto che “di colore”. Ecco: basta arrestarci o metterci all’indice, e nella colonna dei “buoni” restano solo loro, i migliori.

    Sussumere il corpo biologico sotto le leggi dello Stato, dettare regole, stabilire codici di comportamento e vocabolari, consegnare alla Giustizia, emarginare chi non si conforma: possibile che il sogno della Libertà si sia ridotto ad escremento e nessuno ne senta la puzza?

    È un epoca complessa la nostra, tuttavia interpretarla non richiede un grande sforzo. Massimo Recalcati dica pure quello che gli pare, ma mai come ora si era manifestato così massicciamente il bisogno della firma del Padre o di chi ne fa le veci.

    In questo il militante di CasaPound e l’antifascista non sono molto differenti: il primo – per usare la metafora di Jünger – “va al bosco” non per perdervisi dentro ma per ritrovare un papà con la mascella di Mussolini; il secondo apre le pagine de “Il Fatto Quotidiano” per trovarne uno col volto appassito dell’austero Marco Travaglio.

    mrz

  13. Ho letto il pezzo per curiosità. Non ci trovo nulla di più di quanto da sempre si dice sulla destra (alias i cosiddetti nuovi fascisti) nei TG e dibattiti televisivi e in alcuni articoli. E’un buon reportage: nulla di più nulla di meno. Al tuo posto non mi preoccuperei più di tanto. Ho scritto di peggio sulla mafia e sui mafiosi e non per questo sono un sostenitore della mafia e dei suoi esponenti. Scrivere dei fascisti non vuol dire essere fascisti. Anzi più si scrive di mafia e fascismo più si informa la gente. Ed informare comporta sempre dei rischi: questo è il bello del giornalismo. Informare è una missione e non un lavoro; soltanto se il giornalismo diventa lavoro si può tener conto di quel che vale la pena di dire e di quel che è meglio tacere. Continua così. Descrivi sempre la realtà con la tuia cultura e fregatene se alcuni sembra di destra e ad altri di sinistra, l’importante che i fatti di cui tratti siano incontestabili. Questo è il dovere di un giornalista e comporta dei rischi non indifferenti.

    Buon lavoro

    Pippo Battaglia

  14. @sestosensocivile Accanirsi contro la Di Pietro, in questo momento, è miope e vanesio.

    Scusa ma l’articolo di femminismo a sud è di marzo 2009, e continuo a non vedere accanimento. Non ho trovato il nome di Alessandra in alcuna lista di proscrizione.

    Non penso che Alessandra sia fiancheggiatrice dei fasci ma che nel suo articolo manchino spunti di riflessione e approfondimenti si. Altro errore, a cui ha posto rimedio @siberfuriosa, non pubblicare il link all’articolo sopra citato.

  15. «Le liste servono ad essere spuntate. Farle è una pratica fascista. Spuntarle pure.»

    Questa mi sembra un po’ un’esagerazione. E te lo dico da 23 anni di spesa.

    Comunque, chi ti ha esposto al giudizio sommario di migliaia di persone è il giornale che ti ha pubblicato quell’articolo, mica chi l’ha letto e l’ha trovato criticabile…

  16. Personalmente trovo inefficace l’uso della lista. Avrei preferito che per ognuno dei nomi si fossero specificate responsabilità precise. Ma questa è una questione per me soltanto tecnica, di “efficacia”. Forse non c’è stato il tempo di farlo. Spero che lo si troverà, cercherò nel mio piccolo di trovarlo anch’io.

    Moralmente e politicamente, invece, trovo ingiustificabile quel suo articolo, così come trovo ingiustificabili le azioni commesse dagli altri componenti della “lista”. Diversamente per ognuno, certo.

    Anche questo suo post è altrettanto inqualificabile e massimamente ipocrita: https://alessandradipietro.it/2011/12/15/furia-e-un-cavallo-del-west-e-non-una-pratica-politica-che-mi-appartiene/ e a riguardo vorrei spenderci due parole qui:

    Prima di tutto, non ci si sveglia ora: chi chiede oggi la chiusura di Casa Pound la sta chiedendo da anni, a differenza di chi, come lei, ci faceva i pezzi apologetici e dava spazio al nazifascismo. Le suona male? E’ quello che lei ha fatto.

    Inoltre lei scrive: “Perché l’assassino ha agito oggi e non ieri? Si è sentito protetto dall’odio verso i deboli spacciato per la pancia del paese?” Lei si rende conto dell’ipocrisia di quest’affermazione? Si rende conto che lei è proprio tra chi ha fatto sentire protetti quei criminali? Tra chi ancora continua a farlo? Senza rendersi conto, peraltro, che così facendo ora appare sulle pagine di Ideodromo, quelle che fino a qualche giorno fa ospitavano Casseri…

    La democrazia se vuole sopravvivere deve avere dei limiti. Lo diceva persino un liberista come Karl Popper: dobbiamo riservarci l’intolleranza verso gli intolleranti. Lo hanno stabilito i padri costituenti. Il fascismo non può avere spazi di dialogo e rappresentanza. Chi glielo fornisce non è più liberale, democratico, inclusivo. Chi glielo fornisce è complice, lo è nei fatti, indipendentemente da quale sia la sua sedicente casacca politica.

    Ho spesso sentito dire da molti militanti di sinistra che “l’antifascismo è una questione di classe”, che è inutile rivolgersi alla borghesia o allo Stato perché si faccia carico di estirparlo. In passato ho ritenuto sbagliate, quando non solipsistiche queste posizioni, credevo che l’antifascismo riguardasse tutti gli uomini e le donne di questo paese, che fosse una questione sentita da tutti i cittadini democratici, indipendentemente dalle diverse ideologie ed estrazioni sociali…

    Anch’io mi ero sbagliato. Faccio ammenda.

  17. Non ho capito bene… l’articolo lamenta ora una lista in un pezzo del 2009 che non era nemmeno una lista?

    Rischia di sembrare una maniera come un’altra d’attirare l’attenzione con il vittimismo o un’excusatio non petita. Mi stupirei davvero se a qualcuno venisse in mente di molestare una giornalista di Gioia accusandola di essere fascista, sembra una barzelletta, davvero l’autrice qui crede a un’eventualità del genere?

  18. @mazzetta No, l’articolo credo parli di questa lista apparsa il 16/12 http://bit.ly/v6SrYl
    @all Molti giornalisti hanno partecipato allo sdoganamento di casa pound. Invece di gridare alle liste di proscrizione dovrebbero riflettere su quello che è successo. Io più rileggo l’articolo per Gioia più penso che sia un brutto articolo se riferito a questi personaggi qui ben rappresentati nella realtà: http://bit.ly/saZPmn .
    Ripropongo la domanda di @amicofaralla ‘Non c’è nessuna volontà di emettere liste di proscrizione, ma senz’altro – sull’onda di rabbia generata da quanto avvenuto a firenze ad opera di un militante e intellettuale di casapound – abbiamo il diritto di di chiederti se hai cambiato idea. Abbiamo la facoltà di discuterne, anche aspramente. O no?’
    Se poi si vuole fare il giochino di dare agli antifascisti dei fascisti perché non vogliono dare spazio ai fascisti, liberi, ma non serve a niente.

  19. Chiedo venia se mi prendo altro spazio, ma c’è una cosa che proprio non mi spiego. Non era molto più semplice dire “mi ero sbagliata nel 2009”?. Di sbagliare capita. Perché si è sbagliata, e non può continuare a dire che quello era un pezzo solo informativo, lei scriveva: “Questa gente si inserisce sul territorio, mette radici, lascia tracce. Insultarli non serve, aggredirli non li ferma, ignorarli non è (più) possibile.” Questa non è solo informazione, questi sono giudizi suoi. Gli unici espliciti in un pezzo pericolosamente implicito o silente su altre questioni. Verrebbe da ribattere: dunque che facciamo, li lasciamo stare lì? Ci facciamo i pezzi sulla famiglia, sulle presunte battaglie “sociali” (che di sociale non hanno proprio niente: i famosi occupanti sono poi risultati tutti senza i requisiti per avere le case del comune, e godono di generosi fondi e appoggi istituzionali) e taciamo sul resto: http://giornale-indipendente-la-meteora.blogspot.com/2011/12/ecco-i-nazisti-di-casapound-e-ora.html ?

    Ma perché continuare a difendere gli errori, e non dire nemmeno una parola *ora* contro Casa Pound? Svegliarsi tardi è brutto, di peggio c’è rimettersi a dormire subito dopo.

    Perché dopo una strage fascista, in Italia, nel 2011, il 90% dell’apparato mediatico tace o difende i fascisti o attacca i pochi antifascisti rimasti? Cos’altro deve capitare?

    Io spero proprio che tutto questo finisca diversamente da come sembra stia finendo. Spero che almeno qualcuno si chiarisca le idee. Sono un illuso inguaribile, forse.

  20. Uomoinpolvere, non trovo l’ombra di un giudizio nel virgolettato che riporti. E dire che l’ho riletto più volte.
    Del pezzo su Gioia mi è piaciuta la mancanza di retorica, meno la mancanza di un esplicito anelito dissenziente, anelito che Alessandra avrebbe sicuramente saputo esprimere facendo a meno della retorica, come ha spesso dimostrato di saper fare.
    Ma, nel pezzo, Alessandra parla anche di “sgomento”. E nel finale parla di una scritta gigantesca nel marmo, saldata nel muro. Io ci ho trovato una dichiarazione, probabilmente troppo sottile per un pezzo di quella portata, un pezzo che doveva fare i conti con una pericolosa esposizione. Narrativamente parlando (e qui metto le mani avanti sottolienando “narrativamente”), però, apprezzo la mancanza di giudizio, il ricorso a una sottile, e non esplicita, dichiarazione di indirizzo.
    Poi c’è un’altra cosa, di non poco conto: mi ha particolarmente irritata leggere che queste donne sono ambientaliste, animaliste, a favore della 194. Mi sono chiesta perché. No, la risposta non è il fatto che donne il cui credo reputo abonimevole condividano alcune delle mie pre-occupazioni. E non è nemmeno il fatto che, sapendo queste cose, ho paura di correre il rischio di concedere loro parte della mia autorizzazione. La risposta è un’altra: sapere che queste donne condividono parte delle mie pre-occupazioni mi apre una pista che, se ci penso bene, scopro che era una pista prevedibile: le fasciste e i fascisti si appropriano, oggi come ieri, di ideologie che, se rigorosamente contestualizzate, farebbero a cazzotti con la loro forma mentis ancora prima che possano finire di nominarle. Acchiappano un’idea, la sradicano, la svuotano, la decontestualizzano, e poi la fanno loro. Ma a quel punto l’idea non ha più ragione di esistere, diventa slogan, niente di più.
    Certo, mi secca pensare che la signora e il signore inconsapevoli possano leggere il pezzo e pensare: ah però, guarda queste donne che cause che sposano!
    Ma se da un lato c’è la spiccia irritazione, dall’altro c’è la conferma di trovarmi di fronte al nemico di sempre, un meschino logoro e stupido.
    Alessandra Amitrano

      • Quello che lei sta cercando di far passare è un salto mortale logico del tutto azzardato. Nel post che lei (non) ha segnalato non mi pare di aver letto alcuna minaccia, fisica o verbale. Soltanto si è voluto indicare una serie di articoli e personalità che, a detta di chi scriveva, avevano contribuito alla normalizzazione e allo sdoganamento di un movimento di ispirazione dichiaratamente fascista e con forti tratti di ambiguità, spesso trattato con estrema indulgenza nel circuito comunicativo.
        Al contrario, quelle di stormfront sono liste di tutt’altro tenore, dove la violenza verbale e la minaccia sono elementi costanti e dunque non mi pare che le due fonti possano essere messe sullo stesso piano: documentazione e minaccia sono due cose diverse. Spero che ne converrà con me.
        Sfortunatamente lei ha reagito, a mio modo di vedere, alle critiche in maniera maldestra. Più responsabilmente avrebbe potuto ammettere di avere sbagliato, di aver avuto troppa indulgenza verso un movimento così ambiguo e controverso. Tutto qui, e cercare di far passare l’equazione antifascisti=fascisti non le rende giustizia…

        • Bella testa! Un’onestà intellettuale ammirevole per di più! E meno male che sei un semiologo. Pensa se fossi stato un imbecille qualunque!

          C’è bisogno di leggere le minacce esplicite?

          Non lo sai che il semplice pubblicare una lista di “fiancheggiatori” accende la fantasia di tutti gli isterico-stalinisti che da quando è sparito Berlusconi stanno in crisi di astinenza da “militanza”?

          • dici inesattezze @mrz :

            “Non lo sai che il semplice pubblicare una lista di “fiancheggiatori” accende la fantasia di tutti gli isterico-stalinisti che da quando è sparito Berlusconi stanno in crisi di astinenza da “militanza”?”

            Le tue deduzioni sono calunnie lo sapevi?
            Dove sono le prove che citare una persona genera violenze e minacce contro chi ha scritto quell’articolo?

            Ti spiego: e se io oltre a citare e linkare la persona dicessi che tizio scrivendo di caio sta inducendo i lettori a commettere un omicidio? questa si chiama calunnia.
            Legalmente perseguibile e tu saprai anche che i commenti nei blog da poco sono stati considerati responsabilità di chi li scrive, questo esempio ti spiega meglio che anche tu, come me e tutti, dobbiamo prenderci la responsabilità di quello che scriviamo.

            Pubblicare un articolo da delle responsabilità verso la società non rigirabili su altri

            Dichiarare in una lista che tizio ha scritto di caio si chiama citazione e non lista di prescrizione

            La Di Pietro è stata citata come persona che ha scritto un articolo di CP aumentandone la popolarità mediatica ( è una considerazione statistica non un’interpretazione personale).

            Vorrei precisare ulteriormente:

            -Nessuno ha scritto che la Di Pietro ha indotto qualcuno a compiere un reato.

            -Nessuno ha scritto/indotto che la Di Pietro da oggi deve essere minacciata da pseudo estremisti antifascisti/di estrema sinistra.

            -Nessuno ha detto che la Di Pietro è fascista o collaborazionista/fiancheggiatrice di CP.

            – Femminismo a sud ha semplicemente linkato e citato un articolo della Di Pietro all’interno di una lista di persone che hanno effettivamente dato risonanza mediatica a CP. Questo è un dato di fatto e non una deduzione.

            Se poi lei o i suoi fans vogliono ricamarci sopra una campagna mediatica contro Femminismo a Sud….

            Buttare fango su un gruppo di donne che lottano per i diritti delle donne, ogni giorno in tutta Italia, è ***irresponsabile e controproducente***, sopratutto fatto da una donna che beneficia e beneficerà delle lotte fatte da chi sta infangando.

            Vorrei sapere da Alessandra Di Pietro qual’è il suo obiettivo preciso,
            piangersi addosso per farsi pubblicità o avere ragione per forza.
            Grazie!

            • Spero che tu non creda veramente a quello che dici. La cosa grave infatti non è dire una bugia, ma sentirsi in dovere di essere i primi a crederci per poterla dire.

              Chiamala come ti pare, fa’ pure tutti i distinguo che vuoi, ma lo capisce anche un bambino che quella di FaS è una lista di “sdoganatori” – il che equivale a “fiancheggiatori” per gli isterico-stalinististi.

              Se non vuoi credere a me, rileggiti tutti i rigurgiti anti-Di Pietro che sono venuti fuori su questo blog e su altri.

              Ora, tu sai pure che non tutti i gradi di isteria stalinista sono uguali, giusto?

              Quello che intendo dire è che non tutti quelli che mostrano quel sintomo sono abili come te o El Pinta nel contorcersi tra le clausole e gli small prints di un post per trovare coerenza nell’accozzaglia di frammenti ideologici che hanno in testa.

              Detto questo, sono certo che neanche a te sia mancata l’occasione per constatare l’amara verità che ci sono in giro un sacco di imbecilli incapaci di pensare un pensiero che non sia stato pensato da altri. E non solo tra i fascisti, ma anche tra i compagni. Tra questi ultimi, avrai notato, non mancano quelli che hanno preso sul serio il noto slogan, ed ora sono pronti a menare a vista il primo “punto nero” perché di certo “o è un carabiniere o è un fascista”, o questo perlomeno sono riusciti a capire del post di FaS, e ciò in barba al fatto che ora Siber Furiosa stia precisando che “nessuno ha detto che la Di Pietro è fascista o collaborazionista/fiancheggiatrice di CP”.

              Mi chiedi quale responsabilità abbia la lista di FaS per l’astio che si è acceso contro la giornalista di Gioia e per l’eventuale futuro comportamento (Dio non voglia) dei suddetti smidollati? Questo lo lascio giudicare a te dopo che lo avrai confrontato con la responsabilità che attribuisci a Di Pietro per lo sdoganamento di CP.

  21. Ho letto il tuo articolo su CasaPound, e l’ho trovato decisamente irreale, come se CasaPound fosse un gruppo rock alternativo. Forse non hai capito quanto neofascisti e neonazisti sono pericolosi. Quando Gad Lerner ha annunciato una puntata su La7 sulla strage di senegalesi a Firenze, su un blog neonazista hanno scritto cose del tipo “guardiamo questa trasmissione, per capire come pensano gli ebrei”. Qualche settimana fa su Femminismo a Sud hanno pubblicato la foto di un militante di CasaPound che a Napoli indossava una maglietta con su scritto “compagna quando mi vedi la fica te se bagna”. A far finta di niente, c’é il rischio di ritrovarsi con le ronde di camicie nere in giro per le strade.

  22. @mrz: dove sono gli isterico-stalinisti, e soprattutto dove sta il loro braccio armato? casapound, al contrario, mi pare si manifesti in maniera ben evidente. e tragica. le differenze esistono.

    • Infatti è uno dei sintomi dello stalinismo isterico non riconoscere i propri sintomi.

      In psicoanalisi si chiama Verleugnung, termine che si può tradurre con la parola “rinnegamento”, e che può giungere fino al rifiuto caparbio della realtà più evidente (come la palese esistenza delle faide tra la tifoseria fascista e quella antifascista) nello sforzo di tenere insieme i frammenti inconsistenti di una identità disturbata.

      L’isterico-stalinista sostituisce la realtà con un fragile assemblaggio di teoremi ingenui e/o pretestuosi, tipo: “Casseri uccide i negri + CasaPound ospita Casseri = CasaPound ha armato la mano di Casseri, ergo: la Giustizia chiuda CasaPound”. Un’argomentazione che, come i più anziani ricorderanno, echeggia quello di Pietro Calogero del ’79 che era così enunciata: “Antonio Negri scrive dei pamphlet che inneggiano all’insurrezione contro lo Stato + il terrorismo rosso commette gravi reati nell’intento di colpire lo Stato = Antonio Negri è responsabile dei reati dei terroristi, ergo: la Giustizia arresti Antonio Negri”.

      È proprio la paura che l’instabilità dei propri assunti, irrompendo al livello cosciente, si trascini dietro la sua debole identità, ad innescare nell’isterico-stalinista il Verleugnung.

      Ora, trattandosi di una misura di difesa, allo scopo di evitare il crollo del proprio castello identitario, l’isterico-stalinista si rivolge ad una autorità sostituiva di quella paterna – in questo caso l’apparato disciplinare e repressivo dello Stato (magistratura, polizia) e i suoi feticci (democrazia, costituzione) – perché provveda in fretta all’annichilimento della fonte delle sue paure. Insomma, chiede al Padre che lo “ribattezzi” (castrazione).

      Si capisce pertanto che il nemico dell’isterico-stalinista non è il fascista, ma la propria incapacità di sostenere da solo la decisione di averlo scelto come suo nemico.

  23. Cara di Pietro, il suo articolo è indifendibile e non difende nessuna causa, nemmeno quella di chi vuole, a torto o ragione, un confronto, privo di giudizi e pregiudizi (cosa che io sinceramente non credo umanamente possibile), con chi sta dall’altra parte. Lei ci dice che le donne di casapound fanno figli, la pancia gli diventa grossa e partoriscono come tutte le donne anche quelle di sinistra, hanno i nostri stessi problemi (gli asili nido, lavoro e precarietà), arrossiscono di fronte ad un ex insegnante, si siedono nei bar a chiacchierare e addirittura con una donna di sinistra. Quindi non sono ufo venute da un altro pianeta? Questo davvero non lo sapevamo! E hanno una mentalità così aperta che se una di sinistra le chiama fasciste, loro nemmeno si offendono? Beh! Sarebbe stato strano il contrario!

    Io l’ho riletto più volte il suo articolo, cercando di non farmi condizionare dalle mie convinzioni. Mi creda! Ed ogni volta alla fine la domanda è la stessa: “E quindi”? Che cosa ha voluto dire? Ha forse voluto dimostrare che le donne di sinistra possono pacatamente confrontarsi con altre donne anche se di destra destra destra? Ma la domanda è: “confrontarsi su che cosa”? Io contenuti, in questo articolo, non ne vedo e non vedo neanche l’ombra di un confronto.

    Confronto non c’è stato se non ha avuto neanche il coraggio, mentre era lì con loro, di farsi spiegare meglio un’affermazione gravissima come questa: “Lo stupro è un crimine, non mi importa la nazionalità di chi lo compie, è ancor più grave se lo commette chi è nell’illegalità”, che per me equivale a dire: “se sono un avvocato italiano ben vestito e ti stupro sono meno colpevole di un extracomunitario, per esempio, spaccaiatore, che ti stupra”.

    Io, come donna prima di tutto, avrei chiesto e avrei voluto sapere in quanto lettrice, “perchè”, “perchè è più grave?” Si sente forse meno dolore, ci si sente meno umiliate, lascia meno segni essere stuprati da un uomo che non vive nell’illegalità? Io come donna (dal momento che è di donne che si parla o no?), un confronto su questo punto l’avrei voluto. Come se non bastasse, lei riporta nel suo articolo questa
    affermazione senza un briciolo di commento e rendendola addirittura invisibilmente accettabile o trascurabile nella retorica, assai dominante e scontata, del “anche queste donne figliano, parlano di parti, cliniche e come noi si impegnano in cause giuste”.

    Ed ancora, che confronto c’è stato se “Del fascismo storico abbiamo parlato poco, loro non ne avevano nessuna voglia” e anche di quel poco non c’è traccia nel suo articolo? E questa poca voglia di parlarne avrà significato qualcosa per lei o no? E questo sottomettersi alla loro volontà potrà significare qualcosa per noi?

    Il problema è…che il suo articolo è vuoto, è pericolosamente privo di contenuti e sembra scritto al solo scopo di riempire le pagine di una rivista con titolo possibilmente ad effetto. Nelle sue infinite omissioni questo articolo è ingannevole perchè fa ingoiare la pillola casapound come se fosse una caramella alla fragola. Mi sembra, quindi, abbastanza ovvio e naturale che venga annoverato tra quegli articoli
    nati al solo scopo di dare visibilità a casapound. Perchè sinceramente non c’è altro lì. Io non ci vedo neanche la di Pietro, neanche l’ombra di una donna che scrive.

    Nella premessa, lei si dichiara di sinistra, come se essere di sinistra significasse già di per sè, essere di vedute contrarie. Ma non basta e probabilmente non è nemmeno vero o scontato per tutti. Chi scrive ha delle responsabilità e si assume sempre la responsabilità di ogni rigo e persino di quelli omessi. Chi scrive informa, e sarebbe stato sicuramente più corretto, oltre che interessante, se avesse messo a confronto almeno il suo punto di vista con il loro. Così ne avrebbero capito di più anche le sue lettrici, soprattutto quelle ignare di certe problematiche politiche. Perchè ogni volta ce lo dimentichiamo ma non tutte sono attiviste, politicamente impegnate. Ce lo dimentichiamo che quel che scriviamo potrebbe finire nelle mani di donne non così informate, ben istruite o addirittura in quelle di una quindicenne che sta cercando di caprine di più per poi scegliere da che parte stare! Cosa ha capito questa quindicenne del suo articolo? Lei se l’è chiesto? Io più che delle cosiddette “liste”, è di questo che mi preoccuperei veramente.

    E’ stata indubbiamente fin troppo “delicata”, “umana” e “attenta nell’affrontare il discorso sulle “donne di casapound” senza offenderle, aggredirle o contraddirle. Ma resta un dubbio. Perchè mai non è stata altrettanto attenta nel non far passare un messagggio sbagliato? E così è stato se ne stiamo discutendo così tanto. Perchè non si è preoccupata del fastidio che avrebbe invece provocato questo suo articolo
    in quelle altre donne, per le quali le “differenze” sono importanti e queste “differenze” vanno minuziosamente evidenziate e spiegate alla gente, se vogliamo che qualcosa cambi in questo mondo.

    Qui non si tratta nemmeno di mettere alla forca casapound. Si tratta, invece, di rispettare in primis i lettori, di dare informazioni chiare e giuste alla gente. Ma della gente nessuno mai si preoccupa. La gente è sempre e solo contorno trascurabile, persino in chi va dicendo in giro che è per la gente che si lotta e si scrive!

  24. Che invidia! Volevo essere IO il primo della lista.
    Camerata (trattasi di francesismo!)
    Alessandra, posso essere almeno il Secondo della lista? Già occupato? E il Terzo? Almeno il Quarto!!
    Sempre l’Ultimo della lista…
    Ma gli ultimi saranno i Primi!
    Ale, apprezza quantomeno l’ottimismo di un Settario.
    Auguri! Con invidia e affetto,
    Seba.

  25. L’articolo di Alessandra di Pietro avrebbe potuto intitolarsi, nella prospettiva degli Antifascisti – nobile categoria alla quale non appartengo –, Le donne di CasaPound. Ossia la banalità del Male. Infatti, cosa viene in luce nella sua rapida inchiesta presso quel demoniaco sito, se non la banale e abissale indigenza “umana” che si coglie a piene mani praticamente in ogni ambiente sociale, culturale e politico? Chi ha creato questa miseria “umana”? È stato il Fascismo? quello «storico»? quello «del XXI scolo»? Ma siamo un po’ seri! Si sono forse abbassate le difese immunitarie della Repubblica nata dalla resistenza? Ogni volta che la società che tutto domina, sfrutta e consuma contraddice le pie illusioni dei feticisti della democrazia e della Costituzione, ecco gli Antifascisti tirare in ballo il pericolo fascista. «La polizia fascista!» «Marchionne Fascista!» «Sei un maschilista fascista!». Fascismo è diventato sinonimo di Male. La classe dominante di questo Paese lucra su questo equivoco da sessant’anni. Da una parte il Fronte Democratico, dall’altra i Fascisti. Dalla parte democratica la «lotta di classe» (sic!) non è sospesa, ma piuttosto messa in secondo piano, depotenziata, perché il Nemico Principale del Popolo è il Fascismo! Per dirla col Presidentissimo Mao, le contraddizioni in seno al Popolo evaporano dinanzi al Nemico Supremo. Ci sono momenti in cui le divisioni sociali e politiche devono lasciare il posto alla Sacra e Democratica Unità Nazionale Antifascista! Solo «Antifascista»? «Giammai! Solidarietà Nazionale anche per battere la crisi economica e il terrorismo!» E poi, chi altri ancora? «Gli estremisti di sinistra che remano contro il Bene Comune della Patria Democratica e Antifascista, facendo, tra l’altro e oggettivamente, gli interessi dei Fascisti!» Negli anni Settanta del secolo scorso il glorioso (per stalinisti, cattostalinisti e statalisti, s’intende) PCI di Berlinguer e la gloriosa (come prima) CGIL di Lama agirono esattamente in quel senso. In quegli anni ho preso insulti («Provocatore trotskista» o «bordighista», nonché «Amico dei padroni e dei fascisti»), pugni e pedate solo dai “compagni” del PCI e della CGIL, anche perché evitavo accuratamente di giocare alla “rivoluzione” andando a sfasciare qualche testa di «fascio». Pavidità? Può darsi. Può anche darsi che iniziavo a capire quello che scriveva l’ubriacone di Treviri. Lo ammetto: allora al «sit-in Antifascista» preferivo le passeggiate in spiaggia con annessa… Beh, ci siamo capiti. Amore e lotta di classe!
    «La democrazia se vuole sopravvivere deve avere dei limiti. Lo diceva persino un liberista come Karl Popper: dobbiamo riservarci l’intolleranza verso gli intolleranti. Lo hanno stabilito i padri costituenti. Il fascismo non può avere spazi di dialogo e rappresentanza. Chi glielo fornisce non è più liberale, democratico, inclusivo. Chi glielo fornisce è complice, lo è nei fatti, indipendentemente da quale sia la sua sedicente casacca politica» (UomoInPolvere). Non è stata sufficientemente e programmaticamente intollerante: ecco perché la di Pietro merita il primo posto sulla Lista degli oggettivamente sdoganatori di fascisti! Chissà cosa prevedevano Karl Popper e «i padri costituenti» per chi osava sostenere la tesi secondo la quale fascismo e democrazia sono due diverse forme politico-istituzionale-ideologiche dello stesso Dominio Sociale (capitalistico), interscambiabili e tutt’altro che incompatibili l’uno nei rispetti dell’altro. Devo mettere in allerta il mio avvocato? In quanto «oggettivamente fascista» devo preoccuparmi dell’intolleranza dei veri liberisti? Per mutuare Adorno, chi vuole la libertà e comportamenti eticamente corretti nella società che nega sempre di nuovo libertà e umanità prepara, in assoluta buonafede, l’inferno sulla Terra. Inferno democratico, ci mancherebbe!
    «Il ventennio fascista ha a che fare con una crisi economica, con uno stato “forte” e con l’individuazione dello straniero, dell’ebreo, del dissenziente come nemico giurato di tutti» (Femminismo a Sud). Vero. Ma faccio umilmente notare che la crisi economica non l’ha inventata il fascismo, ma il capitalismo internazionale. E già che ci sono ricordo anche, sempre pacatamente, che il Fascismo non nacque dalla testa che diventerà pelata (più della mia!) di Mussolini, ma fu il prodotto più genuino degli interessi borghesi. Ancor prima del manganello del futuro Duce, fu la Democrazia di Giolitti e dei socialisti «responsabili» a fiaccare le capacità di resistenza del movimento operaio italiano. I fascisti completarono l’opera, agevolati peraltro dalla disillusione che si impossessò del proletariato che aveva sperato nella democrazia e nel socialismo riformista. Fu la prima e democratica guerra mondiale che mise a nudo l’enorme violenza sistemica che contraddistingue la Civiltà Borghese giunta al suo più alto grado di sofisticazione scientifica e tecnologica. Anche in Germania i primi massacri di comunisti furono firmati dalla Socialdemocrazia. Il Fascismo fu la prosecuzione del dominio sociale capitalistico con altri mezzi, nelle mutate circostanze nazionali e internazionali. Poi l’Italia perse la Seconda Guerra Mondiale, e il Bel Paese si scoprì improvvisamente Antifascista: «Dai, cambiamo cavallo!» E via un’altra galoppata sulla pelle delle classi dominate, ipnotizzate dal mito resistenziale come lo erano state per vent’anni dal mito fascista. Naturalmente gli stalinisti italiani (il PCI di Togliatti, insomma) ebbero un ruolo fondamentale nella nuova strategia borghese tesa a salvare le sorti di una Nazione finita col sedere per terra, e non a caso essi sono diventati i sacerdoti più ortodossi e i difensori più zelanti del dominio sociale capitalistico in guisa di Repubblica Democratica fondata sul lavoro (salariato!). Ma è meglio fermarsi qui.
    Amici, il Male, prima che banale, è soprattutto radicale. E le sue radici si trovano in un rapporto sociale che disumanizza l’intero spazio sociale, l’intera esistenza degli individui. Continuare la coazione a ripetere dell’Antifascismo Militante, magari illudendosi di poter usare la Potenza del Leviatano per fini umani, significa chiudere gli occhi sulla natura sociale di un Paese che quest’anno ha festeggiato i suoi primi 150 anni, attraverso risorgimenti, democrazie, fascismi, antifascismi… E non capire, ad esempio, come il razzismo leghista non sia, in primo luogo, una questione di inciviltà e di mancanza di cultura, quanto piuttosto l’espressione di vecchie e radicate contraddizioni sociali che nel fenomeno leghista hanno trovato la loro adeguata espressione. Non è la Lega che vuole dividere il Paese: esso è da sempre diviso in almeno tre aree geosociali. Sputare sull’ignoranza dei leghisti può forse salvare l’anima di qualche anima progressista, ma di certo non aiuta le classi subalterne del Nord e del Sud a capire come davvero stanno le cose.
    Il problema non è mai stato il manganello (come metafora, soprattutto), ma la mano che lo impugna. È la stessa che ogni tot anni ci consegna la democratica scheda elettorale per farci “scegliere” da chi desideriamo farci amministrare.

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