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Selacapo intervista Alessandra Di Pietro, autrice di Godete! – di Marina Donato (09/02/12)

Selacapo intervista  Alessandra Di Pietro, autrice di Godete! – di Marina Donato (09/02/12)

Protagonista di questa nuova intervista di Selacapo è Alessandra di Pietro, giornalista, femminista, autrice di Godete! libro che racconta di donne, sesso, piacere ed erotismo in maniera laica e leggera, senza la zavorra ideologica a cui certi libri sul tema ci hanno abituato in passato. L’intervista è a cura di Marina Donato.

1) Cosa l’ha spinta a scrivere Godete? Godete!  raccoglie le inchieste sulla sessualità che ho pubblicato sul settimanale Gioia ed altre scritte ad hoc. Indago il piacere della nudità esibita,  la ricerca della vagina perfetta, l’amore per altre donne, la pornografia femminista, la voglia di fare a meno degli uomini e altre esperienze. Questo per il contenuto. Il format invece – la collana degli esclamativi di Add editore ovvero formato piccolo (70 pagg), prezzo economico (6 euro) colore brilante – nasce invece da una visita in libreria. Dopo aver visto una parete di Indignatevi!  il famoso libretto rosso di Stephane Hessel ho pensato che tra una necessaria indignazione e l’altra era indispensabile godere! 

2) Lei scrive sul femminismo:  è la definizione politica e morale più bella che ho per ogni donna amante di se stessa, delle altre e degli uomini. Essere femminista vuol dire molte cose ma per me è, in buona e ultima essenza significa partire sempre da sé, scrivere di ciò che so perché è la mia esperienza, non è la più importante – di sicuro  – ma quella che conosco meglio e l’unica che posso raccontare. Perché a suo avviso molte donne ancora non riescono ad interiorizzare le proprie esperienze di vita, sessuali e non, per poi ripartire da queste e sentirsi più forti e consapevoli per la conquista dei propri obiettivi? Perché ricordiamo l’esperienza e non l’insegnamento. Così ci perdiamo nei meandri dei dettagli inutili e ci sfugge il senso di quel che abbiamo vissuto. Il miglior femminismo ha insegnato a coniugare esperienza e insegnamento.

3) Perché ancora oggi, nonostante la continua liberalizzazione visiva del sesso, questo viene ancora vissuto come un tabù? Cosa spaventa le donne? Non credo che oggi il sesso sia un tabù o almeno non tutto e non per tutti. La reticenza riguarda  qualunque discorso su una sessualità libera e non addomesticata. La liberalizzazione visiva è spesso solo una esposizione di corpi a puro godimento di chi guarda, quasi sempre o sguardo maschile giudicante. Inoltre questa sovraesposizione non produce agio. Anzi quando i modelli estetici sono pochi, standardizzati, ripetitivi e omologati creano imbarazzo e senso di inadeguatezza a chi non en fa parte ovvero la stragrande maggioranza (per fortuna, pensate che noia altrimenti).

4) Secondo lei, è più facile conquistare la disinibizione con uno sconosciuto o con il partner di sempre? Ho rivolto questa domanda a Betony Vernon, disegnatrice di gioelli erotici e sex guru  in questa intervista e la sua risposta mi è piaciuta moltissimo: “Niente può sostituire il  potere dell’ intimità  e della fiducia tra due persone che  si vogliono davvero  bene. Sono d’accordo.

5) Qual è secondo lei il pregiudizio più grande sulla sessualità? Vi rispondo ancora con le parole di Betony Vernon: il piacere, non il sesso, rimane  il più grande tabù dei nostri tempi.

6) Quanto c’è nel libro del suo vissuto di donna? Molto, non tutto.

7) Nella differenza tra sesso e piacere, all’orgasmo possiamo dare il podio? L’orgasmo è un grandissimo e meraviglioso piacere ma godersela tutta per arrivarci è ancora meglio e tra i due è va preferita la seconda. Perché è in quello spazio ogni donna scopre che cosa e chi la fa fremere, l’autenticità del proprio piacere, quale limite desidera abbattere e quale coltivare, il tabù da infrangere e quello da mantenere, senza miti, modelli, moralismi, il corpo è un territorio totalmente erotizzabile. Vale anche per gli uomini credo (spero!).

8 ) Secondo lei, il tradimento inteso come ricerca e desiderio di un altro corpo, che campanello d’allarme rappresenta? Dipende dal tipo di persona a cui a capita. Per alcuni è una segnale di disagio, per altri la fine di un amore, conosco certuni che separano il sesso dal fidanzamento o dal matrimonio e lo intendono come sperimentazione e divertimento.

9) Nel libro abbiamo analizzato la positività del sesso, ma quando e se, secondo lei, questo può produrre effetti negativi? Guardate Shame un film che ha saputo raccontare magnificamente l’ossessione del sesso. Ne ho scritto qui  e segnalo un bellissimo articolo di Luigi Locatelli.

10) Quanto è importante nella ricerca del piacere la sicurezza di piacere e piacersi? Piacersi è una fortuna che varia nel tempo, spesso non è stabile, va e viene, talvolta dipende dallo sguardo di chi ci ama. E’ importante ma non è un elemento sempre determinante.

11) Cambiamo registro e passiamo al ruolo della donna nella società. Secondo lei stanno facendo abbastanza per difendere i diritti che vengono loro negati? Le crisi economiche aprono sempre spazi di ristrutturazione sociale, legislativa, politica. Vigilare perché non via sia una retrocessione nella pratica di diritti acquisiti è indispensabile ma lo è pure profittare dei varchi aperti per dare spazio a riflessioni, obiettivi, modi di partecipazione nuovi e sempre più necessari. Per me alcune battaglie prioritarie sono collettive: la cittadinanza ai bambini nati in Italia da figli di immigrati e il reddito minimo garantito per esempio.

12) I vari movimenti femministi italiani, molto attivi negli anni ’70 e ’80, oggi sono praticamente scomparsi. Non le sembra che siano le donne stesse a rivendicare troppo poco il loro ruolo nella società? Le donne sono dappertutto orami. I cambiamenti sociali sono lenti, di sicuro vanno sostenuti e incoraggiati, si fa poco e si potrebbe fare di più ma l’onda non si ferma, sono ottimista. Sugli attuali movimenti politici di donne ho scritto qui.

13) Rispetto a 40 anni fa la donna di oggi è certamente più libera, anche sessualmente, e sente meno il peso dei retaggi culturali. La conquista di questa libertà, secondo lei, le ha rese migliori? I retaggi culturali vanno e vengono e ce n’è sempre uno e anche molto più di uno in ogni epoca. Un tempo era essere vergini ad esempio, poi fu non esserlo etc…. Non so che cosa vuol dire rendere le donne migliori, non c’è uno standard a cui aspirare e le donne non sono una categoria, ma ognuna è unica a suo modo: per fortuna.

14) Se la sente di dare un consiglio alle donne? No, anzi scrivetemi se ne avete qualcuno per me!

15) Chiudiamo l’intervista con un sincero grazie per la disponibilità dimostrata, augurandole le migliori fortune editoriali e non. Ah dimenticavo…può fare un saluto ai lettori di Selacapo-Laboratorio di giornalismo partecipativo? Grazie. Fate rete, siempre! Grazie e buona fortuna.

[Pubblicato su Selacapo – Laboratorio di giornalismo partecipativo, 09/01/12]

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