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Il dibattito è in mutande (o la libertà delle donne contro il femminismo moralista)

Tornano di moda le culotte e dopo anni di dittatura del tanga (in declino vendite) il capo intimo, seppur sgambato rispetto all’originale degli anni cinquanta, pare così coprente che gli stilisti esortano: coraggio, usciteci. Sì, proprio nel senso di andarci in giro magari con un modello in  tessuto rafforzato e non trasparente. Mi fido delle donne e sono sicura che la maggior parte saprà gestire l’invito dei creatori di moda con la dovuta cautela. Poi succederà – ne sono altrettanto sicura – che una quota di ragazze della più varia età anagrafica – prenderà alla lettera l’invito a far due passi in mutande senza porsi un problema di coscia, muscolo, scarpa, altezza né (figurarsi!) sobrietà. E io che sono della Bilancia soffrirò anche fisicamente per ogni violazione del mio sensibilissimo senso estetico. Eppure trovo sacrosante, utile e financo divertente che ci siano in giro donne così  diverse da me e che mai vorrei ricondurre alla ragione (neanche estetica). Scrive la filosofa Valeria Ottonelli nel saggio “La libertà delle donne contro il moralismo femminista” (Il Melangolo, dal primo marzo in libreria: “Membri di tribù diverse tendono a dare sui nervi….. Ma non ne farei una questione di libertà, di autonomia, di emancipazione o di politica…Si tratta di naturale antipatia tra tipi umani diversi…..non è il botox che ci rovina (né le mutande a vista, mi permetto di aggiungere ndr) e che mai, ma veramente mai, il miglioramento della nostra posizione sociale, come individui, come donne può passare per la denigrazione, lo svilimento e la disumanizzazione di altri individui e altre donne”. Sto esagerando con questa citazione? Possono delle mutandine (non) indossate con poca grazia e/o nessuna ironia indurre a riflessioni filosofiche o a sdegnate posizioni politiche? Sì. Alla fine è stata proprio questa la risposta all’esibizione farfallina di Belen a Sanremo. Per un giorno intero, in rete, sui giornali e in tv, tra eccitazione, accuse, invettive, la discussione era: aveva o no le mutande, ma soprattutto ha offeso oppure no la dignità delle donne? Ormai lo sappiamo: indossava un G string, tanga minimale con l’anima in ferro che si tiene da solo senza strisce laterali. La showgirl conosce il suo pubblico e sapeva la reazione smodata che avrebbe provocato (per quanto il vero scandalo sarebbe stato la visione del pelo pubico ormai rimosso da ogni scena mediatica e in via di estinzione anche nel privato). Eppure non è certo la prima volta. La tv di stato e quella commerciale sono solite offrire siparietti con ragazze nude (e di preferenza mute) a qualunque ora e in qualunque contesto (anche tg). E però la visione pubica frontale di Belen, per quanto depilata al punto da sembrare finta, ha smosso le viscere collettive. E’ una reazione tipicamente italiana? No. Perché ogni volta che Paris Hilton, Britney  Spears o anche Lady Gaga lasciano intravedere di non portare un minuscolo triangolino, le foto fanno il giro della Rete.

Riflette l’antropologa Cristina Balma-Tivola (videoculture.blogspot.com): “Nel racconto mitologico, quando la vecchia Baubo incontra Demetra disperata per la morte della figlia Persefone, si alza la gonna mostrandole i genitali, la dea inizia a ridere facendo  tremare la terra che svelerà dove è Persefone e la riporterà in vita. La mostra dei genitali è (dovrebbe essere) un rivoluzionario segno di vita e non una esibizione mortifera  povera di sessualità”. Belen e di Ivanka (pure lei adamitica ma Belen è sfacciata, dunque attrae più antipatia) hanno portato sul palco dell’Ariston quel glamour modelling (posare mezze nude per riviste di uomini senza sconfinare nel porno) che ispira lo stile dominante in molti media ma anche nelle discoteche, sul lungomare e persino in scuole e posti di lavoro.

In Bambole viventi (Ghena) la femminista e giornalista inglese Natasha Walter dedicate molte pagine alla tendenza glamour modeling e scrive: “Quando si parlava di empowerment non veniva in mente una ragazza in perizoma che si dimena intorno a un palo ma il tentativo delle donne di ottenere reale parità politica e economica”. Vero. Invece è successo che mostrarsi nude su riviste, canali televisivi o palchetti privati sia diventata una strada breve per arrivare al successo (per poche e effimero, o no?). Natasha Walter sostiene convinta che non vede nulla di potenzialmente nell’esibizione di nudità ma “nel contesto attuale in cui il valore del donne è così strettamente legato alla loro capacità di essere sessualmente attraenti certe scelte vengono celebrate e altre considerate marginali e questo ha un effetto determinante sul comportamento di donne e uomini”.

A Sanremo è stata celebrata (e condannata) Belen. E sono state celebrate (e ammirate) Geppi Cucciari, Emma, Noemi, Arisa, donne vincenti e carismatiche. “Chi è la più bella del reame?”. Non una, ma centomila. Per fortuna. Sui role model televisivi, Ottonelli dice: “E’ vero c’è una rappresentazione sistematica delle donne in ruoli subordinati, ma questo problema non va confuso con altre due facce delle nostra televisione: l’erotizzazione e  il giovanilismo”. Tendenze scomode, devastanti, penose che riguardano uomini e donne, su cui tutti siamo chiamati ad interrogarci senza la necessità di un dito ammonitore. Aggiunge Ottonelli: “Forse pensare che il passaggio verso una società più giusta e eguale avvenga … in primis nel modo in cui la società vede le donne significa rinsaldare l’idea che la libertà femminile dipenda dagli occhi e dalla benevolenza degli altri … Le donne hanno bisogno di più libertà e di più potere, non di stima o apprezzamento da parte degli uomini stima da parte degli uomini”. E poi vale sempre la vecchia pratica yogica che se non reagisci fai perdere importanza a chi ti provoca. L’anno prossimo ci aspettiamo grandi discussioni su Sanremo condotto da Geppi Cucciari, o chi per lei, perché sia meno lungo e più ironico, meno predicatorio e meno antico, dove lo spacco sarà irrilevante, anzi inutile. E ognuna sarà libera di mettersi la culotte quando le pare.

[Pubblicato su Gioia, 03/12]

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